Focus Roma – Napoli. Neanche il catenaccio di Mourinho ferma la marcia partenopea. Osimhen-gol vale tre punti di platino

Focus Roma – Napoli. Neanche il catenaccio di Mourinho ferma la marcia partenopea. Osimhen-gol vale tre punti di platino

Il Napoli si conferma leader in campionato, espugnando il difficile campo dell’Olimpico, contro una Roma arroccata e rinunciataria sin dalla vigilia. A decidere la contesa, molto dura e poco spettacolare il destro violento e preciso di Osimhen che lascia di sasso Rui Patricio, fissando l’ 1-0 finale.


ROMA – La partita che andava sbloccata dal singolo episodio; chi avesse segnato prima, avrebbe avuto tante possibilità di portare a casa la posta piena. La ruota ha girato a favore del Napoli, che con il lampo di Osimhen, a dieci minuti dalla fine, trova quell’episodio, sbanca l’Olimpico e si porta a casa i tre punti, confermando la leadership in classifica. Checchè ne dica Mourinho, la vittoria dei partenopei è senza dubbio meritata, alla luce di una condotta di gara che ha sempre visto il pallino del gioco in mano agli uomini di Spalletti, contro una Roma volontariamente rinunciataria e marcatamente schierata in campo al solo scopo di limitare il Napoli. Tre punti fondamentali, che confermano la maturità della squadra, sempre presente, vigile, paziente e abile a non perdere la pazienza ed il filo del gioco. Il Napoli c’è stato, con le gambe e con la testa e la vittoria di stasera va oltre i punti in classifica. C’è fiducia, nell’ambiente, nell’allenatore, nei calciatori, tra chi gioca e, soprattutto chi non gioca, di poter far qualcosa di veramente importante: oggi il Napoli non è più una sorpresa e l’atteggiamento della Roma, da provinciale, testimonia quanta paura oggi incute la squadra di Spalletti. Adesso serve continuità, almeno fino alla pausa Mondiale, cercando di non perdere punti per strada.

La palma di man of the match va a colui che fino al momento del gol era in procinto di essere sostituito. Osimhen (7) cambia volto alla sua partita scaricando il destro vincente che inchioda Rui Patricio, quasi sulla stessa zolla dalla quale aveva fallito, una manciata di minuti prima, un gol molto più facile. Prima del gol, la solita generosità, a caccia di palloni contesi in duelli di grande fisicità, soprattutto contro Smalling, attualmente tra i migliori difensori centrali del campionato; Victor ne perde tanti ma vince quello decisivo, rubando spazio all’inglese, spostandolo con il fisico e poi, come detto, scagliando il destro vincente nella rete giallorossa. Un gol che, si spera, segni un’inversione di tendenza del numero nove azzurro, spesso a bocca asciutta contro squadre di rango.

Non ci fosse stato Osimhen a rubare la scena, tra gli azzurri non sarebbe passata sotto traccia la prova perfetta di Kim (6,5). Altra prestazione di gran livello, “aiutato” in qualche modo dall’attacco della Roma fermo per problemi di natura tattica. Abraham resta un attaccante sicuramente pericoloso, a cui basta un attimo per far male, ma Kim non soffre l’inglese dalle batterie scariche e, anzi, ne approfitta per dedicarsi a qualche impostazione in più, idea non malvagia quella di avere un regista in più, soprattutto alla luce della spietata marcatura ad uomo di Pellegrini su Lobotka (6,5).

Bene anche lo slovacco, anche se meno nel vivo del gioco, come detto, causa della presenza continua di Pellegrini nel suo campo d’azione, dal quale Stan riesce qualche volta a svicolare e andare a raccattare palloni qua e là per il campo e smistarli intelligentemente, trascinandosi dietro il capitano giallorosso, che diventa, di fatto, un uomo in meno per i suoi. Sempre attento a non perdere palloni vitali, quando si ritrova spesso ad essere ultimo uomo, su azioni di palla inattiva. Spalletti gli cambia l’orchestra, da Zielinski e Ndombele a Elmas e Gaetano, lui resta a dirigerla.

Zielinski (6) sbaglia tanti palloni, alcuni molto delicati, ma la sua presenza è preziosa in fase di non possesso quando toglie dai guai i suoi da un potenziale pericolo, contrastando efficacemente Camara pronto a far male. Sbaglia nell’andare a giocare troppo vicino a Kvaratshkelia, già impelagato di suo  contro duplice o triplice marcatura ordita da Mourinho, portandogli in zona anche il suo controllore personale, Cristante il più delle volte, e pestandosi i piedi con il giorgiano. Si accende a fasi irregolari, ma quando lo fa si attiva l’allarme giallo in casa-Roma. Però c’è nella partita, ed è un ottimo segnale pervenuto da uno come lui, abituato a scomparire nel clima di battaglia, come quello di questa partita. Meno bene Ndombele (5,5) che perde il duello tutto fisico con Camara, lasciandosi spesso anticipare in mezzo al campo e perdendo banalmente qualche pallone di troppo in appoggio. E’ protagonista del azione del presunto rigore che Irrati prima gli concede e poi si rimangia (segnalazione VAR), ma si scarica dopo nemmeno un’ora, Spalletti lo toglie per inserire Elmas (6), la cui partita è la solita sufficienza stiracchiata senza lampi. Poteva essere lui l’eroe di serata, ma la sua conclusione viene murata da Smalling: per il resto, buon presidio della posizione di interno destro. Può e sa fare molto di più.

Anche Gaetano (5,5) a cui, verosimilmente, sono tremate le gambe quando Spalletti gli ha chiesto di entrare. “Mister, proprio io”? è stata la risposta dell ex-Cremonese. Pronti-via e il numero 70 perde un pallone al limite dell’area avversaria producendo uno dei rari contropiedi giallorossi. Cerca il palleggio con i suoi compagni, prova a pensare a giocate di qualità, ma la paura di sbagliare lo blocca oltremodo.

Si pensava che il Napoli avrebbe avuto qualche spazio in più sul versante destro dell’attacco, con Kvaratshkelia tenuto sotto stretta osservazione, Lozano (6,5) avrebbe avuto più spazi per potersi inserire e creare scompiglio. In effetti è stato così ed il messicano è risultato tra i più tonici e zelanti, mettendo sotto scacco il pur reattivo Ibanez, costretto a fermarlo ricorrendo anche al gioco duro. C’è comunque modo, per il Chucky, per rendersi pericoloso dalle parti di Rui Patricio con un paio di conclusioni interessanti. Come interessante e risolutiva è stata la giocata di Politano (6,5) che, senza guardare, spedisce Osimhen verso il gol-partita. Basta e avanza per assicurarsi un volto più che sufficiente.

Kvara (6) resta all’asciutto, in una serata che si preannunciava dura per lui e così si è rivelata. Ciò nonostante il numero 77 non ha mancato di mostrare tutta la sua abilità nello stretto, sebbene Karsdorp abbia giocato la partita più difensiva della sua carriera. Soffre il sovraffollamento sulla sua fascia, incrociandosi spesso con Olivera e Zielinski, che insieme ai loro dirimpettai, aumentano drasticamente la densità sul versante sinistro, limitando gli spazi per le percussioni del georgiano, il cui rendimento sale nel finale, quando la Roma, obbligatoriamente, si scopre di più e il nostro può serpeggiare più facilmente tra le maglie giallorosse senza però essere, come suo solito, letale.

Sul lato di Kvara agiva, appunto, Olivera (5,5) scelto a sorpresa da Spalletti, in loco di Mario Rui sin qui titolare inamovibile e della ui presenza si nota la mancanza, soprattutto sotto il profilo della sinergia con lo stesso Kvara, che con Olivera ha decisamente meno affinità. Inoltre, la propulsione dell’uruguagio apre gli spazi agli inserimenti, alle sue spalle, di Zaniolo, l’unico vero tema offensivo della Roma, che vede il terzino azzurro in difficoltà nei rinculi in zona difensiva. Aggiungiamo, inoltre, qualche errore di troppo in appoggio. Dall’altro lato, partita tranquilla per Di Lorenzo (6), che deve limitarsi al presidio della sua zona di competenza, dove succede poco o nulla di eclatante: Spinazzola è troppo impegnato a rincorrere Lozano; Pellegrini nel controllo di Lobotka ed il capitano si ritrova sovente a giocare a fare il tuttocampista, ritrovandosi in zone di campo per lui desuete. Così come è tranquilla e serena la partita di Meret (sv), mai impegnato dagli attaccanti romanisti: per lui un buon allenamento con i piedi, dato che i guantoni non li usa praticamente mai. Solida anche la prestazione di Juan Jesus (6), molto più sollecitato da Zaniolo, a cui deve concedere qualcosa in termini di velocità e freschezza atletica, ma cavandosela con l’esperienza. Si divora una palla-gol nitida con un sinistraccio che non va rivisto neppure al replay ma va sempre meglio l’intesa con Kim ed è l’aspetto che più conta.

Spalletti (7) ci mette il suo zampino, decidendo di tenere in campo Osimhen per tutta la partita, nonostante, fino al gol, il nigeriano non avesse brillato: il numero 9 ripaga la fiducia accordata dal mister con la gemma decisiva. Il mister sorprende per alcune scelte tattiche, schierando nella ripresa un centrocampo leggero guidato da Lobotka, coadiuvato da Elmas e Gaetano: scelta rischiosa ma che non crea danni, contro una Roma rinunciataria che aiuta nell’impresa. La squadra viaggia sull’onda di entusiasmo, che è il vero collante della squadra: tutti sono contenti di far parte di questo gruppo; mentalmente la squadra è una roccia: sa quando deve colpire, quando alzare i ritmi di gioco, quando abbassarli; ha pazienza e non la perde anche quando la partita si mette in un certo modo, sicura che, prima o poi, il gol arriva. Mentalità da top-team, conseguenza di un’eccellente gestione da parte del mister.

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