L’inflazione rompe ogni previsione e sfiora il 12%

L’inflazione rompe ogni previsione e sfiora il 12%

I prezzi energetici corrono e spingono ad una crescita a doppia cifra anche i beni alimentari


ITALIA – L’inflazione morde le tasche degli italiani. E diventa il primo scoglio che il governo Meloni, appena insediato, dovrà affrontare.

I dati di ottobre diffusi dall’Istat sono uno shock inaspettato che supera di molto tutte le attese. L’indice dei prezzi al consumo è volato da +8,9% a 11,9% – il livello più alto dal marzo 1984 – con un aumento congiunturale su settembre del 3,5%. Un’impennata di tre punti percentuale sul tendenziale e addirittura di 3,5% nel congiunturale, non era stato previsto da nessuna analisi.

Si tratta del balzo più forte dal 1954, anno di inizio delle serie storiche di Istat, nessuna delle due crisi petrolifere dello scorso secolo, durante il quale il livello dell’inflazione è andato oltre il 20%, era riuscita a fare tanto. Lo scenario appare ancora più distonico di fronte al dato Istat sul livello delle retribuzioni: le buste paga dei dipendenti hanno beneficiato di un aumento pari a zero da settembre ad agosto e di un irrilevante +1,2% sul settembre 2021.

I prezzi energetici corrono e spingono ad una crescita a doppia cifra anche i beni alimentari. Diventa urgente agire. Lo afferma anche la premier italiana Giorgia Meloni che, parlando con con il cancelliere tedesco Olaf Scholz, ha ribadito – è scritto in uno dei primi comunicati diffusi nel nuovo ruolo – “l’urgenza di misure concrete per ridurre i prezzi dell’energia”. Lo dicono anche sindacati, imprese, consumatori e Partito democratico che chiedono, quasi a una voce, al Governo di intervenire. Per Sbarra della Uil e Fracassi della Cgil gli interventi devono essere “immediati” e sostenere i redditi dei “lavoratori dipendenti e pensionati”. Perché con questa inflazione “è come se i lavoratori non ricevessero la tredicesima” dicono dalla Cgil.

Anche imprese e consumatori chiedono interventi contro il “caro bollette”. “La tassa più iniqua, l’inflazione, ha raggiunto livelli di quasi 40 anni fa. Maggioranza e governo si concentrino su questo e non su condoni e contante. Noi ci siamo”, attacca Debora Serracchiani, capogruppo Pd alla Camera poco dopo il flash sull’inflazione. Ma, Pd a parte, il picco dell’inflazione di ottobre non infiamma il dibattito politico.

Diversamente, la Borsa di Milano, e sue consorelle europee, preoccupate, e se ne scivolano in terreni negativi per poi riprendersi a fatica (Milano chiude negativa). Peggiorano anche gli andamenti dei titoli di Stato, il rendimento del Btp italiano torna a impennarsi riportandosi oltre il 4% (4,19%) , il Bund tedesco supera il 2% e lo spread sale a 208,5 punti per poi chiudere sopra 206 (4,15% rendimento). A ottobre l’inflazione morde anche in Germania e in Francia.

La prima ha toccato un +10,4%, (il livello più alto dalla Riunificazione delle due Germanie) e la seconda un +6,2% (il più alto dall’85), meglio ha fatto la Spagna che, riuscendo a contenere i prezzi dell’energia riesce ad abbattere l’inflazione passando da un 8,9% di settembre (era lo stesso livello dell’Italia) a un +7,3% di ottobre. Mentre il Portogallo, preoccupato per un’ inflazione a +10,2%, pensa di estendere la legge che tassa gli extraprofitti ai supermercati e alle grandi catene di distribuzione alimentare.

Tornando all’Italia, il primo imputato dell’imprevista accelerazione di ottobre è il prezzo dei beni energetici (passati da un +44,5% di settembre a un +73,2% di ottobre con un balzo di quasi 29 punti). La prima vittima è il “carrello della spesa” passato dal 10,9% al 12,7%. Gli energetici hanno impresso una “forte accelerazione” all’andamento dell’indice generale, mentre i beni alimentari hanno contribuito in misura molto minore. Fra gli energetici, è il prezzi dell’energia elettrica a dare l’impulso maggiore – osservano gli analisti di Intesa San Paolo – con bollette in crescita del 62,7% su settembre sul mercato libero e del 51,9% sul mercato tutelato. Quanto al Gas (che oggi ha chiuso in rialzo a 112,24 euro al MWh), l’andamento del prezzo di quello di città e del gas naturale ha registrato sul mercato libero un aumento del 63,9%, mentre sul mercato tutelato si segnala ad ottobre una stagnazione dei prezzi dovuto al nuovo metodo introdotto dall’ARERA, per l’aggiornamento delle tariffe del gas mercato tutelato.

CODACONS, STANGATA DI OLTRE 3600 EURO PER FAMIGLIE

L’inflazione all’11,9% è disastrosa e determina una stangata record per gli italiani, considerata la totalità dei consumi di una famiglia “tipo”, pari a +3.655 euro annui. Solo per gli alimentari (+13,5% ad ottobre) un nucleo si ritrova a spendere in media +752 euro su base annua. Così Codacons preoccupata dei “consumi di Natale” e “per il commercio e l’economia nazionale” che secondo il Codacons il Governo potrebbe aiutare “disponendo subito il taglio dell’Iva sugli alimentari”.
SINDACATI: IL GOVERNO INTERVENGA SUBITO

“Il governo intervenga con provvedimenti rapidi ed efficaci per fermare la corsa dei prezzi di energia e beni alimentari. Serve un grande accordo per una nuova politica dei redditi che salvaguardi salari e pensioni dall’impennata inflattiva. Questa è oggi la priorità”. È quanto sottolinea su twitter il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, a proposito dei dati Istat sull’inflazione.

Le stime Istat sull’inflazione di ottobre “confermano che l’impennata dei prezzi non si ferma e, anzi, diventa a due cifre, come non era avvenuto da quasi quarant’anni. Occorrono misure importanti e occorrono ora”,  afferma la vicesegretaria generale della Cgil, Gianna Fracassi, sottolineando che “energetici e alimentari concorrono pesantemente a incrementare prezzi e speculazione”. E anche che “la perdita di potere d’acquisto nel 2022 sarebbe di oltre 1.800 euro. È come se lavoratrici e lavoratori dipendenti non ricevessero la tredicesima. Una situazione ancor più grave per pensionati, precari, giovani autonomi, disoccupati”.

COMMERCIANTI: L’IMPENNATA DEI PREZZI UNO SHOCK

“La netta accelerazione registrata ad ottobre dall’inflazione, superiore alle nostre stime (9,8%), rappresenta indubbiamente uno shock per il nostro sistema. In un solo mese si è, infatti, registrata una variazione dei prezzi (+3,5%) analoga a quella rilevata complessivamente tra il 2017 ed il 2021. Le tensioni, che hanno portato a tassi di crescita dei prezzi eccezionali nel comparto energetico, si stanno diffondendo ormai a tutti i settori, principalmente beni di largo consumo”. Così l’Ufficio Studi di Confcommercio commentandole stime preliminari di Istat sull’inflazione di ottobre.

“Questa situazione non è, purtroppo, destinata a registrare modifiche sostanziali nel breve periodo, anche alla luce degli aumenti che si stanno rilevando nelle fasi antecedenti il consumo con i prezzi alla produzione che, a settembre, segnalano un +41,8% su base annua” afferma l’Ufficio Studi di Confcommercio. “In questo contesto – prosegue la nota – le famiglie hanno sempre maggiori difficoltà a mantenere l’attuale mix di consumi, essendo costrette a spostare una quota sempre più rilevante del proprio reddito, in riduzione in termini reali, verso le spese di base (energia, alimentazione, ecc). Alla luce di questa situazione, che potrebbe determinare un netto stop al recupero della domanda per consumi da parte delle famiglie, i timori di una recessione prolungata, che vada oltre il periodo a cavallo tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023, si fanno sempre più concreti. E’ opportuno ricordare – conclude Confcommercio – che dall’inizio del 2023 si potrà osservare una riduzione dei costi dell’energia, almeno temporanea, con qualche beneficio sulla dinamica dei prezzi al consumo.”