“Qui comandiamo noi”, picchiati selvaggiamente mentre rubavano auto: arrestato figlio del boss Troncone

“Qui comandiamo noi”, picchiati selvaggiamente mentre rubavano auto: arrestato figlio del boss Troncone

La violenta aggressione avrebbe avuto lo scopo di rimarcare il predominio sul territorio


NAPOLI – Per delega del Procuratore Distrettuale f.f. si comunica che, in data odierna, la Squadra Mobile di Napoli ed il Commissariato San Paolo hanno eseguito, a seguito di un’attività diretta dalla Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, un’ordinanza di applicazione della misura cautelare in carcere a carico di TRONCONE Giuseppe (nato a Napoli il 16.11.1997), ritenuto gravemente indiziato dei reati di lesioni gravi e rapina, aggravati anche dalle modalità mafiose previse dall’art. 416 bis 1.
In particolare, nella giornata del 2 ottobre 2021 l’indagato in concorso con MEROLLA Andrea, deceduto il 10 novembre 2021, avrebbe partecipato al violento pestaggio di due giovani pregiudicati sorpresi a rubare tra le auto in sosta nel quartiere Fuorigrotta. Una delle vittime era stata colpita più volte con il calcio di una pistola sul viso tanto da procurarle l’indebolimento permanente di un organo e poi gli era stata rapinata l’auto sulla quale viaggiava.
La violenta aggressione avrebbe avuto lo scopo di rimarcare il predominio sul territorio della organizzazione criminale riferibile alla famiglia Troncone operante nel quartiere flegreo di cui l’indagato è elemento di assoluto rilievo in quanto figlio di TRONCONE Vitale, vertice della famiglia malavitosa.
Per tali fatti l’indagato il 24 dicembre 2021 era stato sottoposto, su delega dell’Autorità Giudiziaria, a fermo di indiziato di delitto. In quell’occasione il GIP presso il Tribunale di Napoli non aveva convalidato la misura precautelare ed avverso tale decisione la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli aveva presentato appello. Il Tribunale di Napoli – Sezione Riesame ha accolto l’appello ed ha emesso il provvedimento cautelare odierno che è stato confermato dalla Corte di Cassazione.