Dà ibuprofene a ragazzo asmatico e i genitori s’infuriano: infermiera aggredita al Santobono

Dà ibuprofene a ragazzo asmatico e i genitori s’infuriano: infermiera aggredita al Santobono

Secondo i genitori la donna non doveva somministrare il medicinale in questione; minacce con estintore e bombola dell’ossigeno


NAPOLI – Veri e propri attimi di panico quelli vissuti ieri al Santobono di Napoli, dove si è verificata quella che è solo l’ennesima aggressione al personale. A segnalare l’episodio Nessuno Tocchi Ippocrate, che ha riportato il racconto dei sanitari presenti:

Il racconto dell’infermiera

“Buongiorno, sono un’infermiera che lavora al pronto soccorso del Santobono di Napoli e vi scrivo per raccontarvi ciò che siamo costretti a vivere durante i nostri turni di lavoro. Ieri sera 14/11 intorno alle 21:30 circa, la mia collega di nome C. infermiera di turno al triage, accoglie un ragazzo di 12 anni con riferito dolore toracico e riferita tachicardia che alla valutazione non era presente. Dopo aver registrato il ragazzo e aver valutato tutti i parametri vitali, palpato e ispezionato il torace, come da protocollo nazionale la collega somministra al ragazzo Ibuprofene per via orale per alleviare il dolore, informando il genitore sul tipo di medicinale somministrato.
A dire dei genitori l’incolumità del figlio era stata compromessa in quanto la collega non aveva chiesto loro se il figlio fosse soggetto asmatico. Preciso che tale informazione non è incidente sulla somministrazione dell’ibuprofene. In seguito ad urla e aggressioni a tutto il personale presente sono state allertate le forze dell’ordine giunte poco dopo sul posto. Tali aggressioni e minacce sono continuate anche all’interno dei box di pediatria successivamente alla presa in carico da parte del pediatra, interrompendo il servizio di sanità pubblica per più di 2 ore. Medici ed infermieri sono stati costretti ad evacuare le sale d’attesa per salvaguardare l’incolumità dei genitori e dei loro piccoli molto spaventati dalle urla e dalle minacce.
La mia collega è stata minacciata fisicamente prima con un estintore e successivamente con una bombola per l’ossigeno, è stata minacciata di morte e la stessa madre del ragazzo ha dichiarato di essere intenzionata a spararle con una delle pistole della polizia. Entrambi i genitori non hanno accolto nemmeno l’implorante richiesta da parte del figlio in lacrime di tranquillizzarsi.
La mia collega è stata costretta ad essere messa in sicurezza in una delle stanze in nostra dotazione, è stata costretta a refertarsi per stato di agitazione, dolore toracico e tachicardia solo per aver svolto il proprio lavoro. Questo è quanto ogni giorno siamo costretti a vivere quando inizia il nostro turno di lavoro. Siamo costretti a vivere tutto questo perché in Campania esiste un unico ospedale pediatrico, la maggior parte degli accessi sono inappropriati e questo perché i pediatri di famiglia sono carenti. Svolgiamo il nostro lavoro con dedizione e amore, cerchiamo di essere sempre professionali e di immedesimarci nello stato d’animo dei genitori che giungono da noi ma in questi casi è davvero difficile farlo.”