Focus Atalanta – Napoli. Non era Kvara-dipendenza: la medicina indigesta alla Dea si chiama Osimhen

Focus Atalanta – Napoli. Non era Kvara-dipendenza: la medicina indigesta alla Dea si chiama Osimhen

Il Napoli s’impone anche a Bergamo, nel big-match della tredicesima giornata, allungando il distacco in classifica sulla seconda, adesso a sei punti. La nona vittoria consecutiva in campionato porta la firma di Osimhen, autore di un gol e di un assist per Elmas, a capovolgere lo svantaggio iniziale, per opera di Lookman, su penalty causato proprio dal centravanti azzurro. Meret decisivo, Lobotka e Kim, le solite certezze.


BERGAMO – Peccato, per coloro che già pregustavano un Napoli in frenata, dopo il K.O. indolore di Liverpool, in quel di Bergamo, da sempre teatro di vere e proprie battaglie, fatte di duelli all’ultimo pallone. Peccato per coloro che già avevano il dito puntato sul Napoli, improvvisamente rimasto orfano di Kvaratshkelia, nell’immediata vigilia del match, e poter dire che questa squadra è affetta da Kvara-dipendenza.

Aspettative disattese dall’ennesima prestazione pratica, efficace e concreta dei ragazzi di Spalletti, che passano anche agli Azzurri d’Italia, al termine di una, come detto, battaglia di intensità e vigoria difficilmente riscontrabile in una partita di Serie A. Il Napoli passa, grazie ad un’altra partita, espressione di calcio come pragmatismo estremo, creando e finalizzando quel poco che l’Atalanta concede e portando a casa tre punti, come sempre si dice, fondamentali. Forse ancor di più, perchè ottenuti su un campo storicamente ostico,anche per condizioni ambientali, giocando contro una squadra temibile, seconda in campionato non per caso. Tre punti determinanti, in una giornata di campionato, sulla carta sfavorevole al Napoli, ma che invece porta gli azzurri a sei lunghezze il vantaggio sulla prima inseguitrice (il Milan), spingendo l’Atalanta a otto punti di distanza.

E’ stata la partita di Osimhen (7,5), nel bene e nel male. Il nigeriano è all’apice della forma, fisica e mentale, confermando il suo stato di grazia, che lo ha portato a essere decisivo anche a Bergamo, dopo i guizzi vincenti di Roma e contro il Sassuolo. Nonostate un avvio titubante, con il penalty causato per un fallo di mano in area di rigore, il numero nove partenopeo è stato il primo fautore della riscossa ed al primo pallone utile, ha freddato Musso con la sua specialità: colpo di testa (paradossalmente, il primo) su invito di Zielinski. Poco più tardi, si fa valere di fisico, asfaltando Demiral e offrendo ad Elmas la possibilità di raddoppio, che il macedone non si fa scappare. Dopo, tanto lavoro di fisico, tanta generosità ma altrettanti tanti palloni e duelli corpo a corpo persi contro Demiral, che lo anticipa spesso. Inevitabile la sostituzione, vista l’impossibilità di Victor a tenere alta la squadra, nel tentativo di proteggere qualche pallone e far rifiatare la difesa, schiacciata dal forcing orobico.

Al suo posto, Spalletti manda in campo Simeone (6) che quel tipo di lavoro lo interpreta meglio, sia per freschezza atletica, sia per una migliore tecnica di base che gli consente di lavorare anche con l’uomo piantato addosso. Avrebbe l’occasione del match-point, ad una manciata di minuti dalla fine, ma il suo destro lambisce il palo, costringendo gli azzurri agli ultimi minuti di sofferenza contro gli ultimi tentativi dell’Atalanta che, per fortuna (e bravura del Napoli), non hanno esito positivo.

E’ stata la partita, finalmente, di Elmas (7). forse uno dei pochi scontenti di questo Napoli, almeno fino a stasera. Finalmente (ripetiamo) un acuto del macedone che si fa trovare pronto nell’occasione che Spalletti gli concede, di partire titolare, eletto come vice-Kvaratshkelia, investito di una carica, attualmente, di enorme prestigio e responsabilità. E così, dal terrore ed il panico di un’assenza che già si annunciava insostituibile, Elijf diventa la carta vincente di Spalletti, trasformandosi nel protagonista della serata di Bergamo: freddo e lucido sull’assist di Osimhen, nel aggiustarsi il pallone, fintare il tiro e poi freddare Musso. Gol fondamentale, anche sotto il profilo personale, che restituisce tanto morale a questo ragazzo che deve ancora trovare la sua dimensione e che, a tuttoggi, è visto come il “tappabuchi” del Napoli. Oggi gli è toccato sostituire Kvara, è andata benissimo. Al suo posto Gaetano (sv), nei secondi finali.

I tre punti di stasera passano attraverso i guantoni di Meret (7,5). Sul rigore non può ripetersi come contro il Lecce: il rigore di Lookman è imparabile, ma le due parate su Hojlund e Maelhe sono due prodigi che valgono almeno un gol. Chi mugugnava dopo Liverpool, addebitando all’estremo difensore, i gol dei Reds, oggi ha ricevuto la più bella risposta, che vuole essere una conferma di quanto Meret sia un punto di forza di questo Napoli e non il contrario. E a suffraggio della tesi, ci sono gli anche interessanti miglioramenti con il gioco di piedi, dove vanno annotate sempre meno incertezze.

Cancella le incertezze di Liverpool, Kim (7), che dopo aver staccato la connessione negli ultimi cinque dieci minuti di Anfield, ritorna la roccaforte inespugnabile, guida essenziale della difesa azzurra. Dopo lo sbandamento iniziale, allorquando Lookman gli sfugge alle spalle, alza gli scudi e tutto quello che orbita nell’area azzurra viene spazzato via. Hojlund e poi Zapata non hanno modo di fare grandi cose, ma solo ed esclusivo merito del sudcoreano, che va a raccattare palloni e prendere avversari anche uscendo dalla sua zona di confort. Si prende un giallo assolutamente inesistente, ma neppure questo frena il suo impeto. Fondamentale la sua presenza anche a protezione del suo collega, Juan Jesus (6,5), molto più indaffarato nell’arginare Hojlund che preferisce giocargli più a stretto contatto. Ma il brasiliano non si fa intimorire e, dopo la paura iniziale, prende le misure al giovane attaccante e vince il suo personale match giocando di esperienza.

Confermato a sorpresa sull’out di sinistra, Olivera (6,5) fa il suo dovere, e non è poco, dovendo badare alle incursioni di Hateboer, uno dei temi offensivi sviluppati dall’Atalanta di questo pomeriggio. L’olandese viene tenuto sotto stretta osservazione e, tranne in un paio di occasioni, reso inoffensivo. Approfittando della presenza di Elmas, sicuramente più collaborativo di Kvara in fase di contenimento, si rende partecipe, quando può, in fase offensiva, ma sotto quell’aspetto, Mario Rui resta una spanna sopra, almeno allo stato attuale. Ciò non toglie che la fascia sinistra è ben presidiata anche in presenza dell’uruguagio. Purtroppo, l’anello debole della difesa, il nervo scoperto resta l’altro versante, quello presidiato dal capitano Di Lorenzo (5,5) titubante nell’uggioso pomeriggio bergamasco, spesso in affanno quando c’è da rinculare per 60-70 metri di campo, lasciando praterie nella sua zona di competenza, dove Maelhe riesce a creare qualche grattacapo. Inoltre, manca anche in qualità e quantità negli inserimenti, intendendosi poco e male con Lozano, con il quale forma una catena di destra lievemente arrugginita. Dategli un cambio: o si crede in Zanoli o a Gennaio servirà una vera riserva. Nel frattempo, la sosta-mondiale gli gioverà, permettendogli di ricaricare le batterie, attualmente in riserva.

In mezzo al campo, l’ennesima prestazione sopra le righe di Lobotka (7) non fa più notizia. Piuttosto, la fa l’unico errore di gestione di palla, con l’uomo attaccato addosso, dello slovacco. Inusuale per uno come lui, straordinariamente abile a sfuggire anche a duplici e triplici marcature. Infatti, dopo l’incertezza in avvio, Stan è il solito cyborg, capace di gestire con (in)naturale semplicità palloni su palloni, che gli arrivino sporchi, alcuni, non gli reca alcun problema: lui li addolcisce e li smista. Farlo, in una bolgia, in mezzo al campo e sugli spalti, aumenta il coefficiente di difficoltà delle giocate, ma non per uno come lui, fantastico nello sgusciare via al Koopmeiners di giornata. Preoccupa, invece, il passaggio a vuoto di Zielinski (6) che racchiude la sua partita con l’assist delizioso che cade proprio sulla testa di Osimhen, evitando una prestazione altrimenti anonima. Troppi errori di misura in zone delicate del campo, che non sono accetabili da un piede elegante ed educato quale il suo. Purtroppo, il clima di battaglia nella zona mediana non lo aiuta ad emergere, anzi lo emargina per larghi tratti di gioco ma, come detto, lascia la “griffe” nel match, unica vera nota di merito (ma importantissima) nella sua giornata in chiaro-scuro.
Il polacco fa spazio a Ndombele (6,5) che non sfigura e con la sua freschezza atletica ed il suo fisico, sicuramente più imponente di quello di Zielinski, riesce ad “ammorbidire” gli animi dei centrocampisti orobici che, con lui in campo, iniziano a masticare pane più duro.
Buoni progressi per il francese, come per Zambo Anguissa (6,5) che alterna buone cose a altre meno buone, forse ancora derivanti da uno stato di forma non ancora al massimo. Però basta la presenza per dare maggior nerbo al centrocampo azzurro, altrimenti troppo svantaggiato sotto il profilo fisico contro gli omologhi nero-azzurri. Non riesce a “riparare” la catena di destra con la sua presenza, perchè talvolta troppo sconnesso da Di Lorenzo e Lozano, con i quali non ha molta interazione. Che ha invece con Osimhen, lasciandolo verso l’area avversaria, in avvio del gol del raddoppio. Mica poco. Poi, anche in lui subentra la stanchezza, ma Spalletti si fida di lui, tenendolo in campo fino alla fine, o quasi. Al suo posto Zerbin (sv).

E dicevamo, appunto, del versante di destra, che ha davvero funzionato poco e male. Lozano (5) è stata la nota stonata di una serata altrimenti perfetta; ma il messicano non ne imbrocca una, sbagliando tutte o quasi le giocate, impossibilitato dall’attento controllo di Maelhe a mettersi in moto in velocità. Quando ci riesce, vanifica tutto con tentativi di dribbling estremante pretenziosi e fuori logica. Occasione sprecata per lui, che lascia campo, nella consueta staffetta, a Politano (6) che non fa grosse cose in avanti, ma capisce l’importanza di togliere, quando può, le castagne dal fuoco a Di Lorenzo in difficoltà. In avanti, sbaglia un bel po’ di palloni, cercando sempre la giocata di prima, sperando di cogliere alla sprovvista la difesa atalantina: il più delle volte, al contrario, coglie alla sprovvista i suoi compagni di squadra. Dovrebbe essere meno frenetico e più razionale.

Lode anche a Spalletti (7) che nel mini-turnover di giornata lascia in panchina Mario Rui e Politano e proponendo, con esiti felicissimi, Elmas come vice Kvara. La squadra reagisce colpo su colpo all’Atalanta e non si abbatte neppure dopo il rigore di Lookman, ma reagendo in modo veemente, ribaltando il risultato in un quarto d’ora. La squadra è in condizioni mentali strepitose, un po’ meno su quello atletico, per il quale il mister potrebbe e dovrebbe gestire meglio le risorse umane a sua disposizione. Simeone sarebbe potuto entrare prima così come qualche innesto fresco a centrocampo, per far rifiatare Zielinski e Zambo in debito di ossigeno. Per il resto, dettagli, in una squadra che procede a ritmi elevatissimi e che ormai non può più nascondersi. Adesso c’è da tenere alta la tensione in due partite-trappola come contro Empoli e l’ultima gara dell’anno contro l’Udinese. L’obiettivo sono sei punti in due partite; come direbbe il mister: “Non c’è altra strada”.

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