Focus Napoli – Udinese. Finale ad alta tensione nell’undicesima vittoria di fila. La fuga continua con i colpi dei soliti noti

Focus Napoli – Udinese. Finale ad alta tensione nell’undicesima vittoria di fila. La fuga continua con i colpi dei soliti noti

Il Napoli chiude il suo 2022 calcistico con l’ultimo appuntamento al Maradona, congedandosi dal suo pubblico sfoderando l’undicesima vittoria di fila contro l’Udinese di Sottil, dominata per quasi tutta la partita ma che, complice un calo di tensione, rientra in gara con i gol di Nestorovski e Samardzic, dopo aver incassato le reti di Osimhen, Zielinski ed Elmas. Gli azzurri restano in fuga solitaria, in attesa delle avversarie. Arrivederci a Gennaio 2023 con la trasferta del Meazza, contro l’Inter.


NAPOLI – Il Napoli ci prova a rovinare la festa, da lui stesso così ben organizzata. Il progetto, eccellente nella teoria, di sfruttare il turno casalingo contro l’Udinese e portare a undici punti il divario sul Milan, e messo in pratica fino ad un quarto d’ora dalla fine, rischiava di andare vanificato da un finale scellerato, nel quale il Napoli stacca la spina, ormai sicuro di aver messo i tre punti in sicurezza, e lascia spazio all’Udinese, che ha avuto il pregio di non essersi mai arreso, neppure sotto di tre gol e con il rischio potenziale, ma sempre altissimo, di un’imbarcata, e di sfruttare le occasioni che il Napoli ha loro fornito su un vassoio d’oro. Fortuna che il tempo a disposizione dei friulani per tentare l’impresa di strappare un punto è stato poco, altrimenti, il boccone pre-Mondiale per i partenopei sarebbe stato più amaro di quanto preventivato.

Restano, però, anche i primi tre-quarti di gara, nei quali il Napoli ha prima contenuto e poi schiacciato l’Udinese, che iniziato in attacco la partita così come l’ha finita. Gli azzurri, giocando il loro solito calcio ma a marce non altissime, ma che bastano per mettere in condizione Osimhen e Zielinski di segnare i due gol che chiudono il primo tempo. Nella ripresa, il gol di Elmas dovrebbe azzerare ogni velleità dei friulani, stroncati dal terzo gol del macedone nel loro momento più proficuo, ma è invece il Napoli ad abbassarsi gradualmente, dopo aver sfiorato il quarto gol in più di una circostanza, fino al fatidico quarto d’ora finale, dove inizia un’altra partita, nella quale è l’Udinese a comandare, sospinta dalla verve dei nuovi innesti buttati nella mischia da Sottil, Samardzic e Nestorovski, ma fortunatamente non abbastanza da raggiungere il Napoli.

La palma del migliore va sicuramente di Osimhen (7,5), autore di un gol, importantissimo, quello che sblocca il match, incanalandolo sui binari al Napoli più congeniali. Partecipa, inoltre, al raddoppio di Zielinski, fornando una sponda interessante a Lozano che, poi, lancia il polacco verso il raddoppio e, in generale, è il martirio personale del povero Bijol che non riesce ad arginarlo in nessun modo, se non ricorrendo a spinte e strattoni. Il centravanti è in un periodo di forma sfavillante ed è quasi un peccato che il campionato si debbe fermare, ma il fatto di non dover partecipare alla manifestazione iridata, gli consentirà di recuperare ulteriori energie e di ripresentarsi a Gennaio al top, così come lo lasciamo oggi, mai così determinante e decisivo da quando veste la casacca azzurra.

Bene anche Lozano (6,5) che conferma quanto di buono fatto vedere contro l’Empoli, mettendo in difficoltà Pereyra, che difensore puro non è, con il plus della partecipazione decisiva nella creazione del raddoppio di Zielinski. Molto presente, e questa è una piacevole novità, in fase di non possesso, quando sovente è costretto a mettere una pezza sugli errori in uscita di Di Lorenzo, mai così impreciso come questo pomeriggio. Forse meriterebbe di giocare un’altra manciata di minuti ma non è di questo avviso Spalletti che gli preferisce Politano (6) dopo un’ora (più che dignitosa) di gioco. Il tornante romano, inizia bene mettendo un pallone interessante in area di rigore, poi la sua concentrazione si sposta è orientata verso la fase difensiva, per la quale è chiamato a rientri importanti di quaranta-cinquantra metri di campo, in aiuto di Di Lorenzo.

Sull’altro versante, Elmas (7) si dimostra in crescita ed evidenzia i netti miglioramenti con un’altra prestazione sulle righe che non fa rimpiangere uno come Kvaratshkelia. Gol e assist per il macedone, preciso nel cross che cade a fagiolo sulla testa di Osimhen; freddo e preciso esecutore sul terzo gol, premiando l’assist di Zambo Anguissa e mettendo a sedere il povero Bijol. La pausa Mondiale penalizza soprattutto lui, che comunque ha sfruttato bene l’opportunità da titolare concessagli da Spalletti. A Gennaio, con il rientro di Kvara, dovrebbe ripartire dalla panchina, ma questo scorcio di stagione ci ha lasciato la sensazione di un Elmas come uno dei migliori “dodicesimi” del campionato.

Qualcosa non ha funzionato benissimo nel pacchetto arretrato, perfetto  (o quasi) fino al gol di Nestorovski, dopo il quale va completamente in tilt. Le brutte sensazioni si sono avvertite già in avvio di ripresa, quando l’ingresso di Mario Rui (5), subentrato ad un Olivera (6), senza infamia e senza lode la partita dell’uruguagio, ma almeno esente da grosse imperfezioni, apre preoccupanti falle sul settore centro-sinistro della difesa azzurra, dove Ehizibue avrebbe già occasione di fare male al Napoli ad inizio ripresa, graziato dalla ciabattata del camerunense. Poco partecipe alla fase di spinta, dalla sua fascia non arrivano mai i traversoni che ormai siamo abituati a trovare sul menu del portoghese; prende un giallo per un intervento in ritardo sullo stesso Ehizibue (rischiando, nel finale, anche il secondo giallo); infine, arriva in ritardo (con Kim) sulla chiusura di Nestorovski, che riaccende gli animi dell’Udinese. Un po’ in ribasso, nelle ultime uscite, le quotazioni del portoghese, forse “toccato” dalla mancata convocazione per i Mondiali.

Kim (5,5) gioca, come al solito, una partita perfetta per settantacinque minuti, nei quali, dopo aver preso le misure a Beto, lo cancella dal campo, giocando più che con il fisico (come d’abitudine) ma sulla posizione, non offrendosi mai come “cuscino” per far girare il portoghese, ma restando quei due-tre metri indietro utili a leggere le traiettorie dei palloni destinati al portoghese e i movimenti del centravanti, che non vede più palla fino alla sostituzione. Poi, il sudcoreano stacca la spina, esce dal match, un po’ come accaduto ad Anfield, dove concesse due colpi di testa “facili” agli avversari, regalando un gol e mezzo all’Udinese: sul gol di Nestorovski, la sua chiusura arriva in ritardo, sul gol di Samardzic perde il pallone banalmente, creando i presupposti per il 3-2. Una lezione, che dovrà imparare è che la soglie della concentrazione va tenuta alta, anche sul 3-0. Gli eccessi di sicurezza talvolta possono costare caro.

Juan Jesus (6), leggermente più in difficoltà rispetto a Kim, se la cava con l’esperienza e spende un giallo per evietare la ripartenza di Lovric. Spalletti lo toglie per evitargli un possibile secondo giallo e, dunque, non è imputabile nelle titubanze difensive del Napoli. Non lo è neppure Ostigard (6) che lo va a rimpiazzare, anzi il norvegese è autore di un paio di chiusure importanti, ergendosi a baluardo contro gli estremi tentativi friulani di rientrare inaspettatamente nel match. Molta imprecisione per Di Lorenzo (5,5) che sbaglia un numero abbastanza elevato di palloni in uscita che producono spazi importanti nella quale Pereyra e Beto s’infilano spesso. Esce alla distanza, facilitato dall’accentramento dell’argentino che gli libera spazio per scendere giù per la corsia, ma insieme a Politano crea più confusione che altro. La sosta gli darà il riposo di cui necessita già da molte partite. Infine Meret (6), incolpevole sui due gol, ma sempre presente e reattivo anche quando i lanci lunghi, principalmente indirizzati su beto, lo costringono ad accorciare e giocare altissimo.

A centrocampo un buon Zielinski (6,5) conferma il suo picco di rendimento, andando a castigare la sua seconda ex-squadra di fila: dopo l’Empoli tocca all’Udinese essere castigata dal numero venti che trova l’angolo lontano, dove Silvestri non può mai arrivare. Tende a scomparire nella prima parte di gara, perchè la fisicità di Lovric talvolta lo mette in difficoltà ma è l’unico che riesce ad interpretare i movimenti di Osimhen come spiragli per poter far male alla squadra di Sottil. Al suo posto Ndombele (6) inizia bene, smistando qualche pallone interessante corredato dalle ormai consuete serpentine palla al piede, sempre più un suo marchio di fabbrica. La sua freschezza atletica è importante nel tenere a bada gli animi baldanzosi degli attaccanti udinesi, redivivi dopo l’uno-due che li riporta in gara. Piccoli, ma importanti, segnali di crescita, sia personali che in relazione agli schemi tattici di Spalletti. Buono anche Zambo Anguissa (6,5) che potrebbe fare anche meglio di quanto propone, ed è tanta roba come l’assist che manda in porta Elmas ed il notevole numero di palloni che “pulisce” e rende giocabili. Una domanda viene spontanea: perchè, quando è in ottima posizione, non prova mai a tirare e, al contrario, lo fa quando le condizioni non sono tra le più favorevoli? Sembra quasi lo faccia apposta, però è un difetto perdonabile a chi, come lui, in mezzo al campo fa sentire il peso della sua presenza, a prescindere dal senso del gol, che non è nelle sue corde.

Partita di buon livello, anche se meno appariscente del solito per Lobotka (6,5), che deve girare su e giù per la sua metà campo per trovare spazi liberi per giocare palla, così com’è, marcato a vista dai mediani di Sottil. Comunque, riesce ad essere utile anche in copertura, quando si sostituisce in più di un’occasione ad uno dei due centrali difensivi in uscita sull’attaccante avversario, ennesima dimostrazione di duttilità tattica ed intelligenza calcistica superiore alla media. Nella ripresa, ha più difficoltà del solito a tenere ben saldi i reparti, che compensa con un maggior numero di palloni dispensati ai compagni, dovuto anche alla necessità, per l’Udinese, di rientrare in partita e quindi di scoprirsi di più, rinunciando, dunque, alla copertura sullo slovacco.

Per Spalletti sono undici di fila in campionato e undici punti di distacco, al momento sul Milan. Mal che vada si arriberà alla sosta con otto punti di vantaggio sulla seconda, un traguardo neppure lontanamente auspicabile tre mesi fa. Oggi il Napoli è una squadra che gioca a memoria e gran parte del merito va accreditato al mister di Certaldo. Il Napoli, giocando con scioltezza e naturalezza (forse anche troppa) contro un avversario arcigno, riesce a trovare la chiave per scardinare la difesa friulana e mettere la partita in cassaforte. L’eccesso di sicurezza crea il panico nell’ultimo quarto d’ora di partita, quando la squadra entra in un clima di ansia e tensione a cui non era più abituata. Ad Anfield è costata una sconfitta che non ha avuto strascichi; un eventuale pareggio, con rimonta di tre gol ne avrebbe avuto qualcuno di più, pensando allo spreco di punti che sarebbe potuto essere. Per il resto, nulla da dire ad una squadra che macina punti e record e, va ricordato, ha giocato la sua terza partita di fila senza Kvaratshkelia, fiore all’occhiello di questa prima parte di stagione. Adesso, la parte più delicata sarà la gestione atletica della squadra, in un particolare e desueto come questo, al top della condizione psicologica ma non quella fisica, dove alcuni della squadra titolare accusano un calo di forma mascherato dall’impressionante serie positiva di risultati. Ci si rivede a Gennaio, con la trasferta del Meazza, importante carta di tornasole, un banco di prova importante per capire se il Napoli che ritroveremo sarà la conseguenza di quello apprezzato fino ad oggi.

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