Vende vestiti a domicilio tramite WhatsApp ma sono falsi: denunciato uomo napoletano

Vende vestiti a domicilio tramite WhatsApp ma sono falsi: denunciato uomo napoletano

La guardia di finanza ha inoltre ricostruito il volume d’affari derivante dalla vendita di capi di abbigliamento contraffatti, tra 2021 e 2022, calcolato in circa 40 mila euro, con il recupero a tassazione


Ritengono che avesse messo in piedi tramite il passaparola e WhatsApp una rete di vendita e consegna a domicilio di capi di abbigliamento, recanti noti marchi di alta moda verisimilmente contraffatti un campano individuato e denunciato dalla guardia di finanza di Città di Castello. L’uomo è stato anche, segnalato all’Inps in quanto risulta aver percepito, dal 2019, il Reddito di cittadinanza per un ammontare complessivo di oltre 31 mila euro.

L’uomo, un commerciante ambulante dell’hinterland napoletano, i cui ultimi redditi dichiarati al Fisco sono stati individuati nel 2004, è stato sorpreso in strada mentre cedeva ad un cliente un giubbotto. I finanzieri – è detto in un comunicato del Corpo – hanno quindi rinvenuto e sequestrato oltre 100 indumenti che, per le loro caratteristiche e per le modalità di vendita, sono stati ritenuti contraffatti. Il commerciante è stato, quindi, denunciato per introduzione nel territorio dello Stato e commercio di prodotti con segni falsi e ricettazione.

I successivi approfondimenti investigativi hanno evidenziato come il sistema di acquisti e vendite fosse gestito tramite WhatsApp. In particolare il commerciante, il cui contatto – è emerso dall’indagine – veniva diffuso tramite passaparola, dopo aver ricevuto un cospicuo numero di ordini, giungeva in Umbria, dove soggiornava per brevi periodi in affittacamere della provincia di Perugia, facendo le consegne direttamente al domicilio dei clienti. La guardia di finanza ha inoltre ricostruito il volume d’affari derivante dalla vendita di capi di abbigliamento contraffatti, tra 2021 e 2022, calcolato in circa 40 mila euro, con il recupero a tassazione.

Gli accertamenti hanno, infine, consentito di identificare 20 clienti del commerciante, ai quali sarà comminata una sanzione amministrativa pecuniaria da 100 euro a 7.000 euro prevista per chi acquista cose che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per l’entità del prezzo, possono indurre a ritenere che siano state violate le norme in materia di origine, provenienza dei prodotti e proprietà industriale.