Arzano, maltrattamenti e lesioni in famiglia: in carcere noto sindacalista

Arzano, maltrattamenti e lesioni in famiglia: in carcere noto sindacalista

A denunciare l’uomo era stata la convivente in seguito a diversi episodi di violenza e di maltrattamenti testimoniati dagli accessi al pronto soccorso con prognosi fino a 15 giorni e dalle foto che la donna si era scattata per documentare i maltrattamenti


ARZANO – Una batosta giudiziaria per il sindacalista della CISL e direttore di Prospettive Giovanni Aruta che nell’udienza svoltasi dinanzi alla suprema Corte di Cassazione, si è visto confermare dal Presidente Anna Petruzzelis la condanna a 2 anni e 2 mesi e il pagamento delle spese processuali. Ora la sentenza sarà trasmessa  al Tribunale di Napoli Nord per l’applicazione della misura. In appello, il sindacalista reo confesso, dopo un lungo dibattimento aveva rimediato oltre alla pesante pena ( confermata dalla Cassazione), anche in questo caso al pagamento delle spese processuali e la previsionale per  il risarcimento danni pari a 6000 mila euro.

L’udienza di merito in appello, si era svolta dinanzi al presidente del collegio, Giovanni Carbone, che accoglieva le sole le attenuanti generiche con una riduzione di pena dopo che l’imputato, attraverso la lettura di un manoscritto, aveva  “ammesso gli addebiti contestati” rendendo così piena confessione dei suoi comportamenti violenti. A denunciare l’uomo era stata la convivente in seguito a diversi episodi di violenza e di maltrattamenti testimoniati dagli accessi al pronto soccorso con prognosi fino a 15 giorni e dalle foto che la donna si era scattata per documentare i maltrattamenti. Immagini con lividi, ecchimosi sul volto, tagli al labbro e le pesanti e continue vessazioni psicologiche.

Nel 2019, dopo l’ultimo episodio di violenza, la donna aveva chiesto aiuto ad un associazione antiviolenza di Arzano. Stando alle accuse e agli accertamenti probatori condotti dal giudice e avvalendosi anche dei riscontri investigativi dei carabinieri della locale tenenza, il condannato avrebbe iniziato a tenere atteggiamenti di minacce e insulti da diversi anni. Da qui la situazione sarebbe precipitata, quando finalmente la vittima, dopo molti ostacoli, era riuscita a rivolgersi al centro antiviolenza “Donna Insieme” che l’aveva accolta e sostenuta fino alla sentenza di condanna. Dopo i primi interventi delle forze dell’ordine e la denuncia, il sindacalista era stato sottoposto anche al divieto di avvicinamento dalla moglie. Comportamenti violenti che molte volte avvengono nel silenzio e la sopportazione delle donne vittime di soprusi e abusi che raramente vengono ascoltate.

COMUNICATO STAMPA