Campania, maltrattava alunno affetto da autismo: insegnante condannato a 2 anni di carcere

Campania, maltrattava alunno affetto da autismo: insegnante condannato a 2 anni di carcere

Al processo, davanti al giudice, le compagne della vittima hanno spiegato che non ce la facevano più ad assistere ai maltrattamenti del docente


CASERTA – È stato condannato a due anni di reclusione per maltrattamenti, l’insegnante di sostegno delle scuole medie «Vanvitelli» di Caserta, Vincenzo S., finito agli arresti domiciliari nell’estate del 2019 su ordine della magistratura. I giudici del tribunale di Santa Maria Capua Vetere – due giorni fa – hanno confermato il quadro accusatorio che era emerso nella fase d’indagine, sostenuto da quattro compagne di classe di Giuseppe (nome di fantasia), l’adolescente con disturbo dello spettro autistico di 13 anni, un «ragazzo dolce», come lo definiscono gli amici che veniva, però, spinto al muro o a terra e maltrattato dal professore di sostegno.

La sentenza di condanna emessa tre giorni fa ha segnato un punto fermo, ma ha fatto tirare anche un sospiro di sollievo ai genitori della vittima che per un anno intero hanno raccolto prove e indizi in silenzio, interpretando i pianti notturni e l’agitazione del figlio, ma anche l’atteggiamento oppositivo nell’entrare a scuola di Giuseppe. C’erano notti in cui il ragazzo si alzava e si prendeva a schiaffi da solo, ma quel nervosismo è stato poi spiegato proprio dall’adolescente, il quale ha scritto alla madre al computer di aver paura del prof Vincenzo S.

Fu durante una gita a Pompei, a cui la madre del ragazzo, con coraggio, partecipò assieme alla classe, ad aprire un varco sul muro di silenzi alzato, a quanto pare, dagli altri docenti e colleghi di Vincenzo S. Uno di loro avrebbe addirittura detto agli studenti di non «impicciarsi nei «metodi» per trattare Giuseppe: a quella gita, però, quatto compagne del ragazzo raccontarono tutta la verità al genitore che fece caso, proprio in quella occasione, a uno strano modo del professore di tenere le mani sul collo del figlio.

Al processo, davanti al giudice, le compagne di Giuseppe hanno spiegato che non ce la facevano più ad assistere ai maltrattamenti del docente: lo vedevano che, ad esempio, colpiva Giuseppe con un quaderno in testa oppure lo spingeva al muro «gli faceva male – avevano raccontato – e non si fermava quando il nostro compagno si lamentava».

Ma nell’ordinanza firmata dal gip tre anni fa, si legge anche: «Due prof hanno più volte assistito a ciò che faceva il docente di sostegno, abbiamo chiesto loro di intervenire, ma l’insegnante di matematica ci disse che quello era un metodo di insegnamento». Ora, nessuno potrà dire che quei maltrattamenti fossero giustificati da metodi inesistenti.

FONTE: ILMATTINO.IT