Focus Salernitana – Napoli. Nel mezzo del cammin del campionato, gli azzurri fan loro anche il derby. DiLo-Osi per il 2-0 all’Arechi!

Focus Salernitana – Napoli. Nel mezzo del cammin del campionato, gli azzurri fan loro anche il derby. DiLo-Osi per il 2-0 all’Arechi!

Il Napoli fa suo il derby campano, sotto il diluvio di Salerno, piegando i padroni di casa, grazie alle marcature di Di Lorenzo in chiusura di primo tempo e Osimhen in apertura di secondo, in una partita quasi mai in discussione. Napoli da record con 50 punti conquistati al giro di boa.


SALERNO – Un altro chiaro messaggio a chi si aspettava un altro passo falso del Napoli, dopo l’eliminazione in coppa Italia. La partita dell’Arechi era una tagliola, ma la squadra di Spalletti riesce brillantemente ad eludere la trappola granata con una partita che, nella sua semplicità, esprime intrinsecamente, una prova di forza.

La squadra di Spalletti dimostra, con il 2-0 inferto ai cugini granata, come sia stata capace, nell’arco di questa settimana carica di eventi, di gestire egregiamente la brillante vittoria contro la Juventus e, nonostante l’eliminazione ai rigori contro la Cremonese, di svoltare immediatamente, presentandosi a Salerno con la mente sgombra da pensieri negativi, focalizzando unicamente sulla volontà di portare a casa i tre punti.

Obiettivo centrato alla perfezione al termine di una partita non facile, per condizioni climatiche avverse, con il diluvio incessante su Salerno e per la voglia, da parte degli avversari di voler cambiare rotta, dopo i deludenti ultimi risultati. Strana storia, quella della Salernitana, che sostituisce il suo vecchio allenatore, Nicola con lo stesso allenatore, Nicola, al termine di una mini-telenovela che ha visto il tecnico granata prima esonerato e poi richiamato al suo posto.

Ciò non è bastato al tecnico, che ha completamente trasformato la squadra, passando dalla sfacciata presunzione di poter difendere con difesa altissima contro squadre come Milan ed Atalanta, con conseguenti, disastrosi risultati, ad un arrocco vintage, con un unico attaccante, Piatek, supportato da una nidiata di difensori, centrocampisti e finti attaccanti a protezione della porta di Ochoa.

Un abito che veste molto meglio sulle spalle granata, che per quasi un tempo riescono nell’impresa di arginare un Napoli lento e prevedibile, che muove il pallone solo per vie orizzontali, limitato dal terrino infido, viscido e pesante e dalla densità di popolazione nella metà campo salernitana. Ochoa non viene bersagliato come a Bergamo: il Napoli tira anche poco in porta perchè Osimhen, troppo isolato in mezzo a due, tre ed anche quattro avversari non può più di tanto, anche se qualche pericolo riesce comunque a crearlo, ed anche perchè nella foltitudine di maglie salernitane manca la scintilla di una giocata imprevedibile, quella che talvolta parte dai piedi di Kvaratshkelia, oggi a riposo precauzionale.

Un’abulia che dura (quasi) un tempo poichè gli azzurri riescono nell’ultima azione prima dell’intervallo laddove avevavo fallito per tutti i primi quarantacinque di gioco: il gioco sulle fasce, l’inserimento senza palla, la conclusione in porta: la trilogia Rui-Zambo-Di Lorenzo, con il pallone che viaggia, inesorabile, da una parte all’altra dell’area di rigore, porta il Napoli in vantaggio, tagliando completamente le gambe alla Salernitana, a quel punto sicura di rientrare negli spogliatoi sul risultato di parità.

Uno smacco che i granata non riescono ad assorbire neppure al rientro in campo, perchè tale è la spietatezza dal Napoli nel chiudere la contesa, da non permettere più qualsiasi velleità all’avversario, ormai costretto a scoprirsi e lasciare, giocoforza, campo al Napoli. Alla prima occasione utile, gli azzurri colpiscono con il solito Osimhen, al posto giusto al momento giusto per raccogliere il pallone respinto dal palo sul tiro di Elmas.

Il raddoppio sgretola completamente la Salernitana, ormai priva di qualsiasi ambizione di rientrare in partita, preferisce non spingere, cercando unicamente di non prendere un’altra imbarcata; il Napoli, dal canto suo, non spinge più di tanto, accontentandosi di gestire saggiamente il risultato con il solito fraseggio, dettato da Lobotka che chiama a raccolta tutti i suoi compagni nel giro-palla che sfianca i granata.

Il secondo tempo scorre via lentamente, sotto la pioggia incessante, in attesa del fischio di Chiffi, a decretare una contesa che, in realtà, non c’è mai stata ma che gli azzurri hanno rischiato di riaprire, nel finale, a causa dei soliti peccati veniali che capitano quando la squadra di Spalletti si specchia troppo in se stessa: il pasticcio di Di Lorenzo e Lobotka liberano Piatek per una comoda conclusione, sulla quale Meret giustifica la sua presenza in quel dell’Arechi, con una parata fantastica per reattività e riflesso, sfiorando il pallone quanto bastava per farlo sbattere sul palo e tenere inviolata la porta per la seconda volta in questo 2023.

Poi il fischio finale, dopo gli ultimi minuti dedicati esclusivamente alle sostituzioni, che Spalletti adopera solo nei minuti finali, ed è una scelta strana, se non altro giustificata dalla “spremitura” di tanti calciatori nella maratona contro la Cremonese. Magari qualche minuto in più a Politano, Simeone e Ndombele poteva anche concederli, giusto per scongiurare il pericolo di infortuni di chi ha giocato sul campo così malmesso come quello dell’Arechi di stasera. Poco male, tutto è filato liscio e i tre punti sono stati messi in cassaforte, così come doveva andare.

Adesso, l’obiettivo è la Roma, in attesa di conoscere i risultati delle avversarie, all’indomani della sentenza che ha condannato la Juventus a quindici punti di penalizzazione, escludendola (definitivamente, salvo sentenza d’appello) dalla lotta Scudetto. Il Napoli resta lassù, a guardare tutti dall’alto e al giro di boa manda un segnale importante: la squadra partenopea chiude il girone d’andata a quota cinquanta punti, con una proiezione finale di cento punti: tanta roba per una squadra che sta scrivendo la storia del campionato e (ri)scrivendo la sua. Siamo solo a metà del cammino: adesso viene il difficile. Ed il bello.

I voti: Meret (6,5); Di Lorenzo (7); Rrahmani (6,5); Kim (6); Mario Rui (6,5); Zambo Anguissa (6,5); Lobotka (6,5); Zielinski (5,5); Lozano (5); Osimhen (7); Elmas (6,5).
Dalla panchina: Ndombele (5,5); Simeone (sv); Politano (sv)
Il Mister: Spalletti: (6,5)

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