Matteo Messina Denaro e Totò Riina: l’arresto dei due boss latitanti a 30 anni di distanza

Matteo Messina Denaro e Totò Riina: l’arresto dei due boss latitanti a 30 anni di distanza

La fuga da record, pari a quella dei suoi fedeli alleati Riina e Provenzano, si è conclusa oggi: è finito in manette l’ultimo boss mafioso “di prima grandezza”


Salvatore Riina fu arrestato a Palermo il 15 gennaio 1993 dopo ben 24 anni di latitanza, i Carabinieri riuscirono ad intercettare l’auto del capomafia appena uscita dal residence di via Bernini in cui da tempo ormai viveva con la famiglia. L’operazione fu condotta dal gruppo guidato dal Capitano Ultimo; con loro il pentito Baldassare Di Maggio che riconosce Salvatore Biondino e Totò Riina a bordo di una Citroen ZX. Riina, seduto sul sedile passeggero, viene bloccato intorno alle 8,30. Il capitano Ultimo aprì lo sportello: “Riina, lei è catturato per mano dei carabinieri”. Si trattava del primo passo dell’offensiva dello stato contro Cosa Nostra, dopo le stragi del ’92 in cui persero la vita Falcone e Borsellino insieme ai loro agenti di scorta.

“Trenta anni fa a Palermo i Carabinieri arrestavano Riina. Una grande vittoria dello Stato contro la mafia. Prosegue l’impegno di Difesa e Arma, più che mai baluardo di democrazia. A coloro che operano a tutela di legalità e giustizia il nostro grazie”, così il ministro della Difesa Guido Crosetto in un post su twitter.  

E oggi, esattamente a 30 anni di distanza, è finito in manette anche l’ultimo boss mafioso “di prima grandezza” ancora ricercato. Si tratta di Matteo Messina Denaro, latitante dal 1993 e preso oggi in una clinica di Palermo in cui si trovava per sottoporsi a delle terapie. Aveva detto, in una lettera scritta ad Angela, la sua fidanzata dell’epoca: “Sentirai parlare di me”, e così è stato. È arrivata per lui infatti la condanna all’ergastolo per una decina di omicidi tra i quali quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito strangolato e sciolto nell’acido dopo quasi due anni di prigionia, per le stragi del ’92, costate la vita ai giudici Falcone e Borsellino, e per gli attentati del ’93 a Milano, Firenze e Roma. La fuga da record, pari a quella dei suoi fedeli alleati Riina e Provenzano (quest’ultimo sarebbe sfuggito al carcere per 38 anni), si è conclusa oggi all’interno della clinica in cui si recava periodicamente, quando è stato preso non era allettato ma stava facendo dei controlli.