Aversa, telefonini in carcere per i detenuti: gli agenti li hanno trovati nascosti nei ventilatori

Aversa, telefonini in carcere per i detenuti: gli agenti li hanno trovati nascosti nei ventilatori

Secondo gli inquirenti, uno era per Ciro De Tommaso, figlio di Genny ‘a Carogna


AVERSA – Telefonini in carcere. Una situazione tutt’altro che nuova. Questa volta teatro della vicenda il “Filippo Saporito” di Aversa dove gli agenti della Penitenziaria hanno trovato i cellulari nascosti nei ventilatori.

Secondo quanto emerso dall’operazione delle forze dell’ordine, i due telefonini erano nella disponibilità di Eduardo Cautiero, 27 anni, di San Sebastiano al Vesuvio e di Ciro De Tommaso, 21 anni, di Napoli, figlio di Gennaro De Tommaso, meglio noto come Genny a Carogna, ex capo di un gruppo ultras della curva A. 

“Nonostante la carenza di personale durante queste ferie – ha fatto sapere il segretario regionale di Osapp Vincenzo Palmieri – i poliziotti in servizio non si sono fatti sfuggire l’uso illecito non consentito dei telefonini nel sistema assolutamente vietato. Un plauso agli operatori e a tutto il personale in servizio presso la struttura normanna”.

Donato Capece, Segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, sottolinea come il rinvenimento sia avvenuto “grazie all’attenzione, allo scrupolo e alla professionalità di Personale di Polizia. Per contrastare l’introduzione di telefoni cellulari si dovrebbe fare ricorso a quegli strumenti tecnologici che ne rilevano la presenza in qualsiasi momento della giornata. Un plauso è rivolto a tutti i poliziotti penitenziari che ad Aversa stanno svolgendo il loro lavoro egregiamente, anche se con molti sacrifici per carenza di organico del ruolo agenti/assistenti”.

“Non sappiamo più in quale lingua del mondo dire che le carceri devono essere tutte schermate all’uso di telefoni cellulari e qualsiasi altro apparato tecnologico che possa produrre comunicazioni nonchè altrettanto necessario è prevedere uno specifico reato penale per coloro che vengono trovati in possesso di cellulari in carcere”, conclude Capece. “Oramai anche il rinvenimento di cellulari, così come le aggressioni al personale, rischiano di fare solo statistica e senza un immediato intervento dell’amministrazione sarà sempre più difficile garantire la legalità e la sicurezza all’interno dei penitenziari italiani”.