Focus Genoa – Napoli. Dalla panchina arrivano i “salva-Napoli” ma al Ferraris è solo pareggio

Focus Genoa – Napoli. Dalla panchina arrivano i “salva-Napoli” ma al Ferraris è solo pareggio

Il rientro dalla sosta non fa bene al Napoli, ancora in convalescenza dopo il KO subito dalla Lazio. Al Ferraris, gli azzurri vanno sotto per 0-2, gol di Bani e Retegui, ma rimontano con Raspadori e Politano, entrati nella ripresa, per il 2-2 finale.


GENOVA – Modo peggiore per iniziare questo tour de force, che vedrà coinvolto il Napoli in sette partite in meno di un mese, non se potevano davvero trovare ed il pareggio del Ferraris ha addirittura il sapore di un punto guadagnato più che due punti persi. Si, perchè gli azzurri giocano davvero male per tre-quarti di gara, salvati dalla rimonta-lampo firmata Raspadori-Politano, due gol bellissimi a controbbattere il doppio svantaggio accumulato durante il match, i gol di Bani e Retegui, frutto di altrettante dormite da parte di una fase difensiva che inizia davvero a sentire la mancanza di un leader come Kim.

Ma è un Napoli che gioca davvero male nella sua interezza: la sosta-nazionali ha sicuramente inciso sul rendimento di quei calciatori che sono stati utilizzati nell’arco di questi quindici giorni ed in campo, stasera al Ferraris, si è vista tutta la fiacchezza atletica e stanchezza mentale di quasi tutti coloro hanno giocato con le loro nazionali. Ingiustificabile però non riuscire a fare un solo tiro in porta nell’arco di settantacinque minuti, durante i quali anche un Genoa non sfavillante, ma duttile e concreto nel trasformare in gol i regali così gentilmente offerti dai partenopei, è riuscito a tenere senza grossi sforzi l’onda d’urto (si fa per dire) creata dai Campioni d’Italia.

Poca cosa il Napoli in avanti, incapace di cucire una trama di gioco degna di quelle ammirate lo scorso campionato: fraseggio lento e leggibile; una miriade di palloni giocati in orizzontale, impossibilitati nel trovare uno sbocco offensivo (leggasi pallone ad Osimhen) per creare pericoli importanti. Osimhen stasera mai in partita, senza esplosività e facilmente (strano a dirsi) controllato dalla coppia Bani-Dragusin che gli concedono poco o nulla, costringendolo a girare al largo per trovare palloni giocabili e lasciando, di conseguenza l’area di rigore sguarnita. Non si poteva puntare qualche spicciolo su Simeone, che in area di rigore, spalle alla porta sa meglio districarsi rispetto al nigeriano? Garcia preferisce invece giocare la carta-Zerbin, innervosendo Kvaratshkelia, che qualche colpo l’ha provato, qualcosa si è inventato ma la porta ormai la vede solo da lontano. Uno spreco di talento immenso, un’altra tappa del percorso di trasformazione del Kvara-fenomeno al “generoso” Kvara del “vorrei ma non posso”.

Peggio ancora fa Elmas sull’altro versante, schierato a sorpresa da Garcia, al posto di Politano, preferito a Lindstroem, improvvisamente relegato a terza scelta sulla fascia destra. Il macedone si fa ammonire dopo venti secondi e il cartellino giallo resta il suo unico atto di presenza di un partita anonima, che non lo vede rientrare in campo dopo l’intervallo. Scelta strana ma che non ha pagato, quella di Garcia, avendo perso anche un cambio prezioso a centrocampo nel quale il macedone sarebbe stato più utile.

Fortuna del mister francese di poter attingere ad una panchina ricca di talento e dal quale tira fuori i coniglietti Raspadori e Politano, “eroi” di serata, grazie alle due perle balistiche che hanno permesso agli azzurri di trovare il pareggio. Ad onor del vero, neppure loro brillavano, andando ad aggiungersi al marasma azzurro del Ferraris; poi, improvvisamente, un bagliore, anzi due bagliori, in una notte senza stelle, per rimettere in carreggiata un Napoli altrimenti alla deriva. Grazie al complice insapettato, Cajuste, Raspadori controlla e scarica di sinistro in un nanosecondo alle spalle di Martinez il gol dell’1-2, poi il capolavoro balistico di Politano che sull’unica giocata di Zielinski in tutto il match s’inventa un sinistro al volo potente, preciso, terrificante, bellissimo, che vale il pareggio finale. Il forcing finale è incostistente, ma sarebbe stato davvero troppo sbancare Genova con una prestazione così opaca e colma di errori ed imprecisioni.

Malissimo anche il centrocampo, sugli standard di quanto visto anche contro la Lazio. Improponibile Anguissa, mai visto così scarico fisicamente, irritante con il suo passeggiare (letteralmente) per il campo senza un’idea di cosa debba o non debba fare. In occasione del primo gol, va giù come un fuscello secco, sul contrasto con De Winter, aprendo il varco giusto per il gol di Bani. Presenza impalpabile quella del camerunense, sostituito anche troppo tardi dall’intraprendente Cajuste che fa in due minuti più di Zambo in un’ora. Bravo lo svedese ad entrare in partita con uno spirito diverso ma soprattutto con una freschezza fisica che ha fatto la differenza. Di Zielinski, a parte il bellissimo passaggio per Politano solita partita senza grosse pretese, con la pagnotta portata a casa grazie ad un’unica (ma importante) giocata. Ma è davvero questo il massimo che possiamo aspettarci dal polacco? Qualche giocatina qua e la, qualche ricamo tecnico ed alcuni tocchi eleganti ma quando si tratta di fare sul serio, le tracce si disperdono. Lobotka invece gioca una partita di sostanza, anche se poco coinvolto nella costruzione della manovra, recupera tanti palloni in seconda battuta, mettendo il fisico davanti alla sapienza tecnico-tattica.

Ma il Napoli ha tremendamente bisogno dei piedi dello slovacco per far viaggare il pallone nei tempi e nei modi giusti: impossibile pensare di lasciare le redini dell’impostazione del gioco ad Ostigard e Juan Jesus, troppo macchinosi ed imprecisi per poter ottemperare a certe direttive. D’altra parte, anche nel loro “mestiere” di difensore, la coppia centrale non ha dimostrato grande ermeticità ma protagonisti, loro malgrado (insieme a Mario Rui) dello spettacolo increscioso dal titolo: “i due gol del Genoa”.

Due azioni da calcio d’angolo e due gol dei grifoni, che non credevano ai loro occhi di poter vedere Bani prima, Retegui poi, battere a pochi passi Meret, completamente liberi di agire. Sul primo gol, Juan Jesus si fa bruciare dal suo “collega” difensore centrale; sul secondo gol, Meret affossa Ostigard sullo slancio di un’uscita di pugno; Mario Rui preferisce accertarsi delle condizioni del suo compagno, a terra, lasciando libero Retegui, nel cuore dell’area napoletana, di battere comodamente a rete. Due sviste, macroscopici errori che evidenziano quanto ci sia da lavorare e quanto sia evidente la falla lasciata da Kim: a proposito, ma di Natan si hanno notizie?

In attesa di capire di che pasta sia fatto il brasiliano c’è da convivere con una fase difensiva dolente, dove neppure capitan Di Lorenzo stasera è riuscito ad emergere dal torpore e d’altra parte, non gli si può chiedere la luna, a maggior ragione quando sul suo versante imperversava un Gudmundsson in piena espansione. Dall’altro lato, Mario Rui è lontanissimo dai livelli dello scorso anno, mentre Olivera porta a casa una sufficienza, il minimo sindacale, che è un passo avanti rispetto al disastro giocato contro la Lazio.

Insomma, un punto guadagnato, cinque punti di svantaggio dall’Inter capolista. Tanti dubbi, poche certezze, a partire dall’allenatore che, stasera, ha una buona fetta di responsabilità sulla non-vittoria azzurra. Scelte discutibili sull’undici iniziale, altrettanto discutibili le sostituzioni a partita in corso, per uomini e tempistica, discutibili le esclusioni. Un punto che va benissimo per come si è interpretata (male) la partita ma per poter essere protagonisti e lottare per lo Scudetto ci vuole un’inversione di tendenza. Si entra nel vivo di questo inizio di stagione e la Champions alle porte, il tempo di leccarsi le ferite e si scende in campo per l’avventura europea, dimenticando Genova, ma ricordandone gli errori commessi per non commeterne altri. Il tempo per recuperare c’è, ma partite come quelle del Ferraris non dovranno più ripetersi.

I voti: Meret (5,5); Di Lorenzo (5,5); Ostigard (5,5); Juan Jesus (5); Mario Rui (5); Zambo Anguissa (4,5); Lobotka (6); Zielinski (6); Elmas (4,5); Kvaratshkelia (5,5); Osimhen (5,5)

Dalla panchina: Cajuste (6,5); Olivera (6); Politano (7); Raspadori (6,5); Zerbin (sv)

Il mister: Garcia (5)

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