Focus Atalanta – Napoli. E alla fine arriva Elmas: esordio da tre punti per il Mazzarri 2.0

Focus Atalanta – Napoli. E alla fine arriva Elmas: esordio da tre punti per il Mazzarri 2.0

Buona la prima del tecnico toscano, che ritorna a sdere sulla panchina azzurra dopo dieci anni. A Bergamo, gli azzurri passano per 2-1 con i gol di Kvara ed Elmas, intervallati da quello di Lookman. Ritorno in campo per Osimhen, infortunio serio per Olivera.


BERGAMO – E’ indubbiamente Walter Mazzarri l’indiscusso protagonista di questo Atalanta – Napoli che, risultato a prescindere, aveva come principale motivo d’interesse il ritorno ai piedi del Vesuvio di colui che, in un certo qual modo, svezzò il primo Napoli “delaurentiano” portandolo per la prima volta, dal fallimento in avanti, a competere per le posizioni alte della classifica e lasciandolo dopo aver portato gli azzurri al secondo posto, dietro al Milan.

Era la stagione 2012-2013 e da allora di acqua sotto i ponti ne è passata ed oggi pomeriggio, a Bergamo, Walter da San Vincenzo torna a sedersi sulla panchina che lo ha lanciato nella elite degli allenatori del calcio italiano, accettando una sfida ancora più complessa di quella che riuscì a vincere dieci anni fa: far risorgere i campioni d’Italia dopo la batosta contro l’Empoli, far metabolizzare l’addio di Garcia e rilanciare la squadra conferendogli quella continuità di gioco e di risultati in questa stagione mai raggiunta.

Bergamo non era certamente il territorio favorevole per un inizio confortante, ma la squadra risponde benissimo alla chiamata, portandosi a casa tre punti di platino contro una diretta rivale per un posto in Champions League. Finisce 2-1 per gli azzurri con le reti di Kvara a fine primo tempo, di Elmas nella ripresa, intervallate dal momentaneo pareggio di Looman, ad inizio ripresa.

Gara non spumeggiante, non spettacolare ma andava messo in preventivo un atteggiamento “raccolto” soprattutto da parte del Napoli, ancora intento a leccarsi le ferite dopo il patatrac interno contro l’Empoli e un rientro dalla sosta-nazionali che, almeno recentemente, non ha fatto mai bene agli azzurri, pagando il conto in termini di infortuni, stanchezza accumulata ed uno stato di forma non eccellente da parte di chi è stato comunque impiegato con le proprie rappresentative.

C’era curiosità nel vedere come Mazzarri avrebbe presentato il suo Napoli versione 2.0, con un 4-3-3 che per il tecnico toscano è un inedito, essendo lui estremamente devoto al 3-5-2 che fu un suo marchio di fabbrica. Questo Napoli riesce a giocare anche un discreto calcio, soprattutto nel primo tempo, per poi soffrire nella prima parte del secondo tempo ma venendo fuori alla distanza. Per l’estetica bisognerà aspettare ancora qualche partita, ma a Bergamo l’essenziale era partire bene e fare punti, per non perdere ulteriore contatto con le prime posizioni e per un’iniezione di morale in vista del tour de forces terribile di cui l’Atalanta è stata solo il primo impegno in calendario.

I ragazzi se la sono giocata bene, approcciando bene il match sia sul piano tecnico che su quello nervoso, controbattendo colpo su colpo le invettive dell’Atalanta, in verità ben gestite e contenute. Davvero poche le conclusioni a rete verso Gollini mentre il Napoli non solo va in vantaggio con Kvara sul finale di tempo, ma potrebbe legittimare il vantaggio se Zielinski non si facesse smanacciare da Carnesecchi il pallone del probabile raddoppio.

Da Kvara si attendevano conferme dopo le grandi partite con la maglia della Georgia e oggi Kvicha non si è fatto attendere, andando a bersaglio in cui riesce davvero ad essere pericoloso; il gol nasce da un cross ben calibrato da Di Lorenzo e dall’inserimento senza palla del numero 77 che, nel cuore dell’area orobica, è libero di colpire di testa ed insaccare. Ennesima dimostrazione di come un potenziale come quello di Kvara debba essere sfruttato molto più vicino alla porta avversaria piuttosto che largo a sinistra, a decine di metri dalla porta, a prendere botte da orbi dal difensore di turno.

Di contro, il resto del pacchetto offensivo brilla poco: Politano non sembra essere all’altezza del suo rendimento pre-sosta mentre Raspadori, ancora una volta vincitore del ballottaggio con Simeone (con Osimhen abile e arruolato in panchina), ci mette l’impegno nel legare reparti e uomini d’attacco ma di tiri in porta non se ne vedono, va lodata comunque la generosità.

Il secondo tempo vede l’Atalanta più sul pezzo mentre il Napoli inizia a perdere metri di campo: il centrocampo più fisico dei nerazzurri di Gasperini ha più birra in corpo ma è sugli esterni che i partenopei subiscono maggiormente le incursioni bergamasche, favorite anche dall’uscita per infortunio (serio, purtroppo) di Olivera costretto a lasciar posto a Juan Jesus, tornato nell’antico ruolo di laterale sinistro, che gli comporta non poche difficoltà. Dalla sua zona nasce il cross che Lookman incorna per il momentaneo pareggio, sul quale le responsabilità cadono anche su Rrahmani e Di Lorenzo che si fanno gabbare dal nigeriano.

Va detto che il pareggio era nell’aria per come stava giocando l’Atalanta, nel suo miglior momento, ma anche per come stava giocando il Napoli, quasi sempre schiacciato nella sua metà campo, commettendo grossolani errori di appoggio e di misura ad inficiare sulla costruzione di gioco, che senza le geometrie di Lobotka rasentava il deficitario. Fa piacere segnalare, su questo punto, il primo approccio di ritorno al Lobo-centrismo spallettiano, cioè il catalizzare un buon numero di palloni attraverso i piedi dello slovacco, che poi provvedeva a ripulire e smistare in giro per il campo. Buon segno, che denota la furbizia del Mazzarri “2.0”, quello che in modo autoreferenziale ha asserito di aver studiato il Napoli del suo predecessore, nel mettere al centro del progetto tecnico colui che è stato uno dei maggiori artefici del calcio di Spalletti, quel Lobotka che con Garcia si era trasformato in un calciatore normale, come se ne vedono tanti in giro per la Serie A.

E il buon Mazzarri tira fuori il suo primo coniglio dal cilindro, anzi tre in un colpo solo: inserisce Elmas e Osimhen e Cajuste al posto di Politano, Zielinski e Raspadori e sono proprio loro a confezionare il gol da tre punti: Cajuste recupera un pallone recapitatogli per errore da Carnesecchi, Osimhen allunga il tanto che basta al il macedone che infila sul primo palo il gol partita. Tre panchinari per un gol da tre punti. Tutto torna.

Torna anche Osimhen, per la prima volta senza mascherina, ed è subito decisivo con l’assist per Elmas e la solita dose di grinta e voglia di spaccare il mondo che, almeno oggi, non si trasforma in gol. Ma per quello sarà buona la prossima partita, magari già al Bernabeu. Dei gol di Osimhen il Napoli ha bisogno come l’acqua per un assetato e sarà compito di Mazzarri ridare al nigeriano quello smalto che con Garcia si stava perdendo e, in generale, riconferire all’intero blocco d’attacco quell’amalgama, quel giocare in simbiosi, ad occhi chiusi, che l’anno scorso è stata l’arma in più ma una chimera questa stagione.

E al fischio finale di Mariani è proprio Mazzarri il primo a gioire per i primi tre punti della sua gestione ed anche i primi tre punti del Napoli contro una big, un toccasana in vista del fitto ed intenso calendario degli azzurri. C’è ancora tanto da lavoro da fare ma era impossibile pensare che Mazzarri potesse in due settimane mettere le toppe su quattro mesi di incomprensioni ed incertezze e magari non riuscirà a coprirle tutte fino a fine stagione. Indiscutibile sarà l’impegno che profonderà nel portare il Napoli quanto più in alto è possibile. Chi ben inizia è a metà dell’opera, recita il proverbio; resta la sensazione che a questo Napoli serve qualcosa in più dell’altra metà per replicare la scorsa stagione ma se, nella più realistica delle prospettive, gli azzurri venissero inquadrati come protagonisti nella lotta Champions, alla luce della vittoria di oggi, sofferta e meritata, avrebbero buonissime carte da giocare. Intanto, godiamoci la prima vittoria del Mazzarri 2.0, poi ne riparliamo.

I voti: Gollini (6); Di Lorenzo (6), Rrahmani (5,5); Natan (6,5); Olivera (6); Zambo Anguissa (6,5); Lobotka (6,5); Zielinski (5); Politano (5,5); Raspadori (6); Kvaratshkelia (7)

Dalla panchina: Elmas (7); Osimhen (6,5); Cajuste (6); Juan Jesus (5,5); Ostigard (sv)

Il mister: Mazzarri (7)

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