Focus Juventus – Napoli. Il cinismo paga: Gatti “graffia” gli azzurri e allo Stadium è 1-0 per i bianconeri

Focus Juventus – Napoli. Il cinismo paga: Gatti “graffia” gli azzurri e allo Stadium è 1-0 per i bianconeri

Nuova battuta d’arresto per il Napoli di Mazzarri, che allo Stadium deve arrendersi al colpo di testa di Gatti, ad inizio ripresa. Terza sconfitta di fila, tra Serie A e Champions e quarto posto a rischio. Buon primo degli azzurri, ma Kvara e Di Lorenzo sperperano due ottime occasioni: due errori che la Juventus non perdona, esibendosi nella consueta lezione di cinismo.


TORINO – Il “Federico” che non ti aspetti: Chiesa, il più temuto, abbaia ma non morde; Gatti, dal canto suo, morde eccome, anzi graffia il Napoli e con il suo secondo gol consecutivo consegna ai bianconeri altri tre punti, dopo quelli di Monza, ottenuti all’ultimo respiro. Un gol che porta la Juventus nuovamente al vertice della classifica e che spedisce i campioni d’Italia uscenti ad un cocente -12 dai bianconeri, in attesa dell’Inter ma con il rischio sempre più concreto di iniziare a perdere contatto anche dal quarto posto.

Una sconfitta avvenuta con modalità diverse rispetto a quanto accaduto contro l’Inter, dove i partenopei hanno ceduto gradualmente campo ai nerazzurri, usciti fuori alla distanza sia fisicamente che tecnicamente: stasera il Napoli non ha giocato malissimo ma ha pagato (giustamente) la mancanza di efficacia nei pressi della porta avversaria, divorandosi due gol incredibili con Kvara e Di Lorenzo nel primo tempo e l’ennesima disattenzione difensiva che ha concesso a Gatti di battere Meret. Per il resto, una buona tenuta del campo, sia prima che dopo il gol preso, favorita dall’atteggiamento della Juventus che, forte del vantaggio, si è chiusa a riccio spedendo al mittente tutti tentativi, non irresistibili, del Napoli di portare a casa almeno un pareggio.

Per la terza volta nelle ultime quattro partite di campionato, il Napoli non va in gol, sintomo evidente che qualcosa non va, soprattutto in fase offensiva, dove Kvarashkelia ed Osimhen faticano non solo ad andare in gol ma anche a trovare lo specchio della porta. Una difficoltà che diventa estrema quando si affronta una squadra come quella organizzata da Allegri, che ha ritrovato la compattezza degli antichi splendori, trasformando i suoi difensori anche in abili interpreti della fase offensiva: Cambiaso e Gatti, bravi a controllare Kvara ed Osimhen nella loro metà-campo, si trasformano in efferati cecchini in area avversaria. Il primo crossa, l’altro sotto gli occhi del capocannoniere e del miglior calciatore dello scorso anno.

Kvara ed Osimhen sembrano figure di un passato lontano, che oggi sono nomi importanti che non riescono più ad incidere nell’economia della partita. L’involuzione del numero 77 inizia ad essere preoccupante, alla luce dell’ennesima prestazione sottotono, incorniciata da un gol che uno come lui non può permettersi di sbagliare: spedire in curva il pallone del possibile 1-0, solo davanti a Szczesny è un peccato mortale (sportivo, intendiamoci) che fa intendere una serata sorta, per lui e per la squadra.
Poche tracce di Kvara anche dopo lo svantaggio, troppo solo nei timidi tentativi di portare pericoli alla retroguardia bianconera, frustrato nel suo non riuscire mai a trovare lo spazio per essere decisivo contro difensori avversari gli stanno prendendo le misure, partita dopo partita. Fortunatamente, non tutte le difese sono così arcigne come quelle di Inter e Juventus, ma al Kvara di oggi non riescono neppure le cose più semplici e questo può rappresentare davvero un grosso problema, a cui Mazzarri deve trovare una soluzione sbrigativa: rimettere Kvara al centro del villaggio per restituire al Napoli quel tocco di imprevebilità e genialità che oggi sono un ricordo.

Stesso discorso valido per Osimhen, che anche va elogiato per la determinazione e l’ardore che ci mette e che sono indiscutibili ma che alla squadra servono a poco se poi, la davanti non ha quasi mai occasioni per segnare. Si segnala per l’assist a Kvara (che spara alle stelle di Torino) e per un gol annullato per fuorigioco, per il resto sembra un giocatore normalissimo, nonostante riesca sempre ad incutere timore nei difensori avversari. Stasera Bremer, che l’anno scorso fu ridicolizzato al Maradona dal nigeriano, ci fa un fugurone concedendogli solo giocate di contorno, evitando a Szczesny contatti troppo ravvicinati con il centravanti azzurro che, infatti, la porta del polacco non la centra mai. Altro grosso problema da risolvere, quello del gol: Victor non segna dalla partita contro la Fiorentina (inizio Ottobre), contro il Lecce se parliamo di gol su azione (fine Settembre), un digiuno importante anche tenuta in cosiderazione l’attenuante dell’infortunio. Se Osimhen non segna il Napoli finisce quasi sempre a bocca asciutta, a causa soprattutto di mancanza di alternative valide sul menu del giorno quando i piatti della casa, la velocità e la dirompenza del numero 9, vengono a mancare.

Di Kvicha abbiamo già detto abbastanza e di più, anche per un discorso di aspettative (alte) riposte sul georgiano, ma anche altri elementi del gioco d’attacco non possono essere esentati da critiche. Politano manca all’appello del gol da qualche partita, ma a difesa dell’esterno romano va detto che riesce a compensare con prove comunque positive, come quelle di stasera, che prevedono anche gravosi compiti di copertura, mentre Simeone e Raspadori non riescono a cambiare direzione al match una volta entrati in campo. Ininfluente l’ingresso in campo dell’argentino, l’anno scorso asso della manica dalla panchina di Spalletti, oggi proposto quasi per “dovere”; Jack è invece sacrificato sull’altare di Osimhen, nell’unica zona di campo dove l’ex-Sassuolo potrebbe avere un senso mentre nelle altre è praticamente inconsistente. Come Zielinski, in enorme difficoltà quando il tasso di intensità del match è alto. Potremmo aggiungere alla voce “attaccanti” l’unico attaccante davvero pericoloso, ovvero capitan Di Lorenzo, che ha un’ottima occasione nel primo tempo per portare in vantaggio gli azzurri e concorre, suo malgrado, al gol di Gatti, facendosi trovare in ritardo e fuori posizione sul gol del centrale bianconero.

Tante facce di un Napoli buono solo fino alla tre quarti della Juventus ma incredibilmente sterile negli ultimi venti metri: se non altro Lobotka e Zambo Anguissa in un modo o nell’altro riescono a portare a casa la sufficienza con una partita di buona intensità, mettendo in difficoltà i vari Rabiot, Locatelli e McKennie con il giro palla che costringe il trio avversario a rincorrere il pallone per buona parte della gara e, di conseguenza, tenendo lontano (per quanto possibile) i pericoli dalla traballante difesa azzurra. Quando la strategia non funziona la Juventus riesce a mettere piede nella tre-quarti azzurra ed in quelle poche volte che lo fa, la retroguardia si concede amnesie che non dovrebbe concedersi. Vlahovic ha il piede più ghiacciato di quelli di Kvara, sprecando una buona occasione nel primo tempo, colpendo un palo nel secondo, poi ci pensa Rrahmani ad addormentarsi e perdersi Gatti nell’azione del gol: ennesima indecisione del centrale kosovaro, forse l’esempio più eclatante di regresso tecnico di questo Napoli edizione 2023-2024. In compenso, Juan Jesus non combina grossi disastri, Natan continua nel suo corso accelerato di terzino sinistro d’emergenza, che svolge senza infamia e senza lode mentre Meret prende gol senza mai sporcarsi i guantoni, tanto è scarna la produzione offensiva dei bianconeri. D’altra parte, si sapeva quali fossero le armi principali in dotazione all’arsenale di Allegri: grande pericolosità dei difensori su proiezioni offensive oltre a qualche folata di Chiesa o inserimento di Rabiot.

Precisi come un cronometro svizzero, il Napoli incassa gol proprio su un’imboscata dei difensori e torna a casa leccandosi le ferite in attesa di quello che accadrà al termine di questo lungo week-end di Serie A, presumibilmente invischiato nella zona Europa-League. Diciamocela tutta: dopo la scarica di adrelina iniziale, con la vittoria a Bergamo, la cura-Mazzarri fatica ad avere effetti benefici, indubbiamente non aiutato, il mister, da un calendario dal coefficiente di difficoltà elevatissimo e poco sostenibile da una squadra, come quella attuale, ancora fragile mentalmente e poco efficace in attacco, sebbene stasera, la prova offerta non sia stata totalmente da buttare via. Ma al Napoli di oggi servono soprattutto i risultati perchè il tempo è scaduto e le occasioni perse troppe per permettersi il lusso della ricerca dell’estetica applicata al gioco.

Ed ora la Champions, con l’ultimo ostacolo da superare, il Braga, per prendersi la soddisfazione di una qualificazione agli ottavi e guardare al futuro prossimo, in campionato, con un briciolo di serenità in più, che per questo Napoli sarebbe come partire con un gol di vantaggio. Speriamo.

I voti: Meret (6); Di Lorenzo (5,5); Rrahmani (5); Juan Jesus (6); Natan (6); Zambo Anguissa (6); Lobotka (6); Zielinski (5); Politano (6); Osimhen (6); Kvaratshkelia (4,5)

Dalla panchina: Raspadori (5,5); Elmas (5,5); Zanoli (6); Simeone (sv); Cajuste (sv)

Il mister: Mazzarri (5,5).

 

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