Delitto di Via Poma, l’informativa dei Carabinieri: “Il killer di Simonetta è il figlio del portiere”

Delitto di Via Poma, l’informativa dei Carabinieri: “Il killer di Simonetta è il figlio del portiere”

Secondo i Carabinieri, le responsabilità di Mario Vanacore sarebbero state coperte dai genitori


ROMA – Si riapre il caso di Via Carlo Poma. Ad uccidere Simonetta Cesaroni il 7 agosto 1990 sarebbe stato Mario, il figlio del portiere dello stabile nel quartiere Prati a Roma, dove la giovane lavorava come segretaria negli uffici degli ostelli della gioventù. Il padre, già accusato e prosciolto per il delitto, avrebbe protetto le responsabilità del figlio: lo dichiarano i Carabinieri in una informativa consegnata ai magistrati della Procura di Roma.

Chi ha ucciso Simonetta Cesaroni?

In queste ultime ore, però, si parlerebbe di “ipotesi e suggestioni” che “non consentono di superare le forti perplessità sulla reale fondatezza del quadro ipotetico tracciato”.  Proprio per questa ragione, dunque, lo scorso 13 dicembre è stata chiesta l’archiviazione del fascicolo aperto due anni fa, dopo un esposto della famiglia della ragazza uccisa circa 34 anni fa.

Secondo i Carabinieri, Mario Vanacore – il figlio di Pietrino – è colui che ha ucciso Simonetta Cesaroni. Mario, già tre giorni dopo l’omicidio della ventenne, venne prima fermato, poi passò quasi un mese in carcere ed infine rilasciato. A 20 anni di distanza dal caso, l’uomo si suicidò.

I militari dell’Arma hanno fornito una dettagliata informativa finale che Repubblica ha potuto visionare in esclusiva. Si apprende, dunque, che nel pomeriggio del 7 agosto del 1990, Mario Vanacore entrò negli uffici di via Poma, dove Cesaroni lavorava da circa due mesi come segretaria. Trovatosi davanti alla ragazza, l’avrebbe trascinata nella stanza del direttore per poi tentare di violentarla. Simonetta, in quella circostanza, per difendersi, riuscì a colpirlo e ferirlo.

Proprio in quel momento “l’uomo reagisce, sferrandole un violento colpo al viso che la stordisce e la fa cadere a terra”. Poi l’omicidio con “l’uomo che si impossessa dell’arma del delitto e a cavalcioni della ragazza, supina a terra, la colpisce per ventinove volte”. A riportarlo sono i Carabinieri.

Le responsabilità di Mario Vanacore sarebbero state coperte dal primo momento dagli stessi genitori, Pietrino e Giuseppa De Luca, che avrebbero mentito agli investigatori nella fase delle indagini. La moglie e il figlio di Pietro Vanacore – quel giorno d’estate – avrebbero fatto passare un quarto d’ora prima di accompagnarli all’ufficio: secondo i Carabinieri si tratta di una strategia “funzionale a consentire a Pietrino Vanacore di allontanarsi dagli uffici e di salire al quinto piano”.