Focus Torino – Napoli. Altra umiliazione e buio totale. All’Olimpico è 0-3 per i granata di Juric: è tempo di prendere provvedimenti

Focus Torino – Napoli. Altra umiliazione e buio totale. All’Olimpico è 0-3 per i granata di Juric: è tempo di prendere provvedimenti

Altra batosta per Mazzarri ed i suoi ragazzi, presi a sberle dal Torino di Juric, che affonda i campioni d’Italia con un secco 3-0: asegno Sanabria nel primo tempo, Vlasic e Buongiorno nella ripresa, con il Napoli in dieci per l’espulsione di Mazzocchi, appena entrato. Azzurri adesso noni in classifica, con il Toro alle calcagna.


TORINO  – Dopo il pareggio casalingo contro il Monza, a Torino c’era l’obbligo morale e di classifica di riprendersi, cercando di recuperare qualche punto dalle squadre che precedono i partenopei, approfittando del mezzo passo falso del Bologna e dell’inciampo della Fiorentina a Sassuolo. Invece, la squadra di Mazzarri riesce nell’impresa colossale di peggiorare, ed anche nettamente, la prestazione della scorsa settimana, replicando con gli interessi quanto di peggio potesse proporre.

I granata umiliano gli azzurri, con un 3-0 senza repliche, in una partita iniziata male e finita peggio, che relega gli azzurri, in questo preciso momento, al nono posto in classifica, scavalcati dalla Lazio e con il fiato sul collo dello stesso Toro, adesso ad un punto, a contendersi il decimo posto in graduatoria, l’ultimo della parte sinistra della classifica: un’umiliazione sotto ogni aspetto con la preoccupazione che questa discesa senza freni non abbia ancora fine.

Venti punti dalla prima in classifica, un’enormità che è giusto segnalare poiché esattamente un anno fa, si guardava la classifica dall’alto verso il basso, con quella sensazione di superiorità e di invincibilità che avrebbe, si, fatto in modo di vincere il terzo Scudetto ma che oggi si sta rivelando come un boomerang.

La squadra è in piena crisi mentale e di gioco e chi se ne rende conto soltanto dopo la disfatta dell’Olimpico, probabilmente avrà capito ben poco di questo Napoli, squadra entrata in crisi dopo l’addio di Garcia, collassata dopo la catastrofe interna contro il Frosinone, dalla quale non si è più ripresa.

Oggi, ennesima puntata di una stagione sciagurata, dove a esibirsi in campo c’è stata una squadra senza capo nè coda, senza identità e senza gioco, ridotta ai minimi termini anche sotto il profilo numerico, dovendo fare i conti con le assenze di Zambo Anguissa ed Osimhen, in missione coppa d’Africa con le loro nazionale; con tutto il rispetto che si deve ai due succitati, la loro presenza in campo non ha mai prodotto una differenza sostanziale, così come quella di tanti presunti leader tecnici che, ad oggi, sono la principale causa di questo disastro.

Anche oggi il Napoli si è reso protagonista di una prova deficitaria sotto tutti i profili, inguardabile per tutta la partita, nella quale si registra, per la quarta volta consecutiva, il digiuno da gol. Anche oggi buio totale dalla metà-campo in su e l’assenza di Osimhen non va considerata come alibi, poichè anche con il nigeriano in campo il gioco d’attacco messo in atto era poco più che solletico. Questo pomeriggio tocca a Raspadori reggere il peso offensivo, vincendo il primo round contro Simeone nel gioco “chi gioca a fare il centravanti?”, un ruolo che di questi tempi è pesante come mai lo è stato negli ultimi tempi, corredato da difficoltà assurde non solo nel segnare ma anche nel costruire qualcosa di dignitoso, quantomeno per giustificare la presenza di difensori e portieri avversari.

Jack il suo ce lo mette ed è uno dei pochi che, per generosità e dedizione alla causa, andrebbe salvato da questo marasma generale, ma l’unica occasione decente, creata dal Napoli in tutta la partita, gli capita a metà primo tempo, sprecandola, calciando su Milinkovic Savic, a pochi passi dalla porta. Questo e poco altro per l’ex-Sassuolo che, onestamente, si è trovato a giocare in una partita non proprio adatta alle sue caratteristiche, considerata la rocciosità della triade difensiva del toro e dall’impostazione della partita ideata da Mazzarri (squalificato), troppo improntata al lancio lungo verso gli attaccanti; una tattica che non avrebbe mai pagato con un centravanti brevilineo come Raspadori.

Errore concettuale di Mazzarri, che mal predispone i suoi al pressing alto esercitato dai granata che costringe i partenopei alla soluzione a lunga gittata ma che permette loro di soffrire poco o nulla sulle poco efficaci sortite offensive azzurre. Colpa di una manovra assente, di un centrocampo poco propositivo, autore di tanti errori di impostazione e di calciatori, che sarebbero in grado di fare la differenza e ma che non riescono a farla. Che sia, infatti, Osimhen, Raspadori o Simeone il centravanti del giorno, i palloni fruibili prodotti dai cosiddetti “piedi educati” del Napoli arrivano con il contagocce: Politano ha perso lo smalto di un mese fa, chissà quanto condizionato dalle voci di mercato che lo vedono interessato alla Saudi League; Kvara è il fantasma di se stesso e dopo il gol decisivo contro il Cagliari è praticamente scomparso ed anche oggi autore di una prova di grave insufficienza; Zielinski goca ormai da ex già da qualche settimana ma il suo rendimento è sempre stato questo, tra qualche picco di alto e molti periodi di medio-bassa efficienza. Tolti questi tre elementi, è impensabile cercare e trovare soluzioni nel “gregariato” anche se, talvolta, in condizioni di emergenza, servirebbe anche quello.

A questo Napoli, invece, serve tutto. Ad uno sterile gioco d’attacco si accompagna una pessima fase difensiva che contro il Torino crolla nella ripresa, dopo aver incassato il gol di Sanabria sul finale di tempo, in inferiorità numerica dopo l’espulsione di Mazzocchi, appena subentrato, nell’intervallo, a Zielinski. Si, perchè ad inizio ripresa, Mazzarri s’inventa lo scempio tattico di inserire l’ex-Salernitano schierandolo proprio al posto dell’inconcludente polacco, come mezz’ala sinistra. L’avventura del nuovo acquisto azzurro termina dopo neppure cinque minuti, dopo un fallaccio che l’arbitro, inizialmente, giudica da ammonizione, convertita poi in espulsione con l’ausilio del VAR. In pratica la pietra tombale sulla partita, sulla quale vengono incisi i nomi di Vlasic e, come detto, di Buongiorno, a chiudere la contesa spedendo i partenopei nel buio più oscuro.

Inutili i cambi, inutili i cambi tattici, la voglia di sudare la maglia per salvare l’orgoglio era poca già prima del fischio d’inizio ed il rischio di prendere un’altra imbarcata colossale non ha cambiato le cose. Per fortunna la squadra di Juric, dopo un palo di Sanabria si è “accontentata” del triplo vantaggio risparmiando il Napoli di ulteriori umiliazioni, trascinando la partita fino al fischio finale di Mariani, l’unico aspetto positivo di questa partita.

Altro da dire non ce n’è se non che, a questo punto, ci sono da fare serie riflessioni sulla permanenza di Mazzarri, il cui rendimento e apporto è praticamente nullo e sullo status di alcuni giocatori che anche a Gennaio andrebbero ringraziati (per il contributo alla vittoria dello Scudetto) e salutati, ovviamente con i giusti presupposti: in caso contrario, andrebbero dati segnali forti e far comprendere che il posto da titolare garantito non esiste più per nessuno. C’è un’altra mezza stagione da giocare ma l’impressione è che, in campo ed in panchina c’è chi ha alzato bandiera bianca. E’ tempo di prendere provvedimenti per salvare il salvabile.

I voti: Gollini (5,5); Di Lorenzo (5,5); Rrahmani (5); Juan Jesus (5); Mario Rui (5); Zielinski (4,5); Lobotka (5,5); Cajuste (5); Politano (4,5); Raspadori (4,5); Kvaratshkelia (4)

Dalla panchina: Mazzocchi (3); Simeone (5); Lindstrom (5); Zerbin (5,5): Gaetano (sv)

Il mister: Mazzarri (in panchina Frustalupi): (4)

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