Maradona e i presunti debiti col Fisco: la Cassazione dà ragione al Pibe de Oro a 3 anni dalla morte

Maradona e i presunti debiti col Fisco: la Cassazione dà ragione al Pibe de Oro a 3 anni dalla morte

Ora la Cassazione ha accolto l’ultimo ricorso e rimandato la partita alla Corte di giustizia tributaria regionale della Campania


NAPOLI – Tra Maradona e l’Agenzia delle Entrate si va ai tempi supplementari, ma un gol lo segna la difesa del Pibe de Oro. Oltre tre anni dopo la sua morte, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato nell’interesse del mito argentino per una serie di vecchissimi compensi legati a diritti di immagine versati a società estere nel periodo in cui giocava a Napoli, e che costarono a Diego Armando Maradona la caccia continua da parte del Fisco, con sequestro di preziosi, da orologi (due Rolex, sequestrati a Napoli nel 2006 prima di una partita benefica) agli orecchini poi venduti all’asta (uno lo comprò Miccoli per 25 mila euro).

Ora la Cassazione ha accolto l’ultimo ricorso e rimandato la partita alla Corte di giustizia tributaria regionale della Campania, che dovrà dare il proprio giudizio sulla questione delle presunte evasioni di Maradona e del Napoli per quei soldi che, all’epoca, furono considerati stipendi mascherati per non pagare il Fisco. Nel 2013 a Maradona fu notificato un avviso di mora con l’obiettivo di riscuotere un credito di diversi milioni di euro, per Irpef non pagata e sanzioni: i fatti sarebbero riconducibili al periodo di importa dal 1985 al 1990. Maradona aveva presentato un ricorso chiedendo di poter beneficiare del condono fiscale di cui già aveva beneficiato per la stessa vicenda il Napoli, ma l’istanza era stata rigettata.

La svolta nel 2021, quando la Cassazione sentenziò che Maradona avrebbe avuto diritto di accedere al condono: “Se si negasse a Maradona la possibilità di intervenire nel giudizio dinanzi alla commissione tributaria centrale, per beneficiare del condono cui ha beneficiato la Società, vi sarebbe una palese assenza di tutela effettiva del contribuente, che non avrebbe alcuna altra possibilità di far valere le proprie ragioni in altra sede, con il verificarsi di una vera e propria denegata giustizia”, scrisse il presidente Lucio Napolitano.

FONTE: REPUBBLICA.IT