Mazzarri e il fantasma di Sarri e Spalletti, troppe critiche anche quando si vince: ma perché?

Mazzarri e il fantasma di Sarri e Spalletti, troppe critiche anche quando si vince: ma perché?

Un recente e glorioso passato che rischia di essere una spada di Damocle sugli azzurri


Il Napoli è in finale di Supercoppa Italiana. L’ha conquistata sul campo, quando invece fino allo scorso anno questa “finale” gli sarebbe spettata di diritto. Poi il format, per le ormai celebri esigenze del “calcio moderno”, è cambiato (ed è cambiato davvero tutto). Il Napoli l’ha conquistata con le unghie e con i denti, battendo la Fiorentina dopo una gara fatta di sofferenza in cui il gruppo e la voglia di portarla a casa hanno avuto più importanza del gioco. Il tecnico toscano è tornato al passato, quel passato che aveva fatto entusiasmare, quel 3-5-2 “catenacciaro” che tanto aveva emozionato l’allora San Paolo con i tre tenori Hamsik, Cavani e Lavezzi e che invece oggi, per magia, viene considerato “scandaloso”.

Ieri si è vinto con lo stesso sistema di una volta, badando più a non prenderle che a darle, prediligendo la concretezza e non il bel gioco. Risultato, sul campo, Napoli-Fiorentina 3 a 0. Risultato, sui social e sui giornali, critiche a non finire. “Perché non si può giocare sempre in difesa, per non c’è gioco, perché Spalletti era ‘n’ata cosa…perché, perché perché…”. Già, perché? Mi chiedo perché criticare a prescindere, anche quando si vince, per il gusto di dire “Adl è un pappone, ha sbagliato, non doveva prendere Garcia, ci ha inguaiati!”?

Chissà in quanti sperano che il Napoli la Supercoppa la perda perché, in caso contrario, dovrebbero starsene nel loro silenzio senza poter salire (e nessuno li vorrebbe) sul carro dei vincitori. La risposta? Noi tifiamo Napoli, tiè! Vogliamo che il Napoli la Supercoppa la porti a casa. Poi magari non succederà, ma io mi tengo stretto un Napoli che lotta, che vince, che dimostra di essere un gruppo solido, unito. Di tutto il resto, oggi, non mi interessa. Non può interessarmi. Perché è cambiato tutto, perchè già so (tutti sappiamo) che sarà un anno complicato. Io non voglio sapere, non posso sapere, come finiranno Supercoppa e campionato, ma io, oggi, questo Napoli me lo tengo stretto, non perché mi entusiasmi, ma perché abbiamo bisogno l’uno dell’altro, noi del Napoli e il Napoli di noi.

Il Napoli si ama, a prescindere, non si critica, a prescindere. Sarri e Spalletti e il loro gioco spumeggiante non possono essere una spada di Damocle per il Napoli. Devono essere un ricordo, bello senza dubbio, ma soltanto un semplice ricordo. Teniamoci Mazzarri, teniamoci il gruppo. In attesa di tempi migliori.