Qualiano, il procuratore Gratteri: “La camorra si pubblicizza sui social, è stata la prima ad usare TikTok”

Qualiano, il procuratore Gratteri: “La camorra si pubblicizza sui social, è stata la prima ad usare TikTok”

L’evento è stato organizzato dall’associazione “Terra Viva”, con il patrocinio del Comune. “Noi investigatori – ha sottolineato il procuratore – dobbiamo specializzarci sulle nuove tecnologie, per contrastare le mafie”


QUALIANO – Il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, è intervenuto ieri a Qualiano nell’ambito del convegno dal titolo “Le mafie e il progresso tecnologico”. All’evento erano presenti il Sindaco della città a nord di Napoli, Raffaele De Leonardis, la Dottoressa Maria Massaro, presidente dell’Associazione “Terra Viva”. Quest’ultima ha organizzato l’evento con il patrocinio del Comune. Per intervistare Gratteri, che ha presentato il suo libro, intitolato “Il Grifone”, era presente l’inviato della trasmissione Mediaset “Le Iene”, Luigi Pelazza.

L’incontro è avvenuto ieri alle 17 alla Scuola Don Bosco Verdi di Qualiano, precedentemente alle 15 Gratteri era al Minzoni di Giugliano. Erano presenti anche il Prefetto di Napoli, Michele Di Bari, vertici forze dell’ordine, rappresentati politici di tutte le città dell’hinterland e Michele Schiano, deputato della Repubblica.

“Le mafie – ha detto Gratteri – si evolvono sempre di più e lo fanno anche attraverso la pubblicità. Nella seconda metà del ‘900, i mafiosi si facevano vedere acquistando, per esempio, squadre di calcio o mostrandosi vicino al sacerdote e al sindaco, o alle autorità di un paese, in questo modo facendosi riconoscere come uomini di rispetto. I cartelli messicani della droga – ha poi spiegato il procuratore – furono i primi ad utilizzare Facebook mostrando i nemici catturati al grande pubblico. In Italia, invece, i camorristi si esaltano su TikTok. Sul social cinese, infatti, questi malviventi sfoggiano oggetti di lusso come suv od orologi. Però, ricordatevelo sempre – sottolinea Gratteri – chi entra da morto di fame, da garzone o da ‘pesce piccolo’ in un contesto mafioso, tale rimane ed è sempre lui a rischiare”.

La sfida attuale è proprio sulla tecnologia. “I mafiosi attuali – sottolinea Gratteri – assoldano matematici, informatici e persino hacker per mandare messaggi, anche di morte. Noi investigatori abbiamo il compito di specializzarci per intercettarli e non solo per pedinarli, come erroneamente si crede. L’Europa – aggiunge il procuratore – non è interessata a contrastare le mafie. Basti pensare che soltanto in Italia c’è un limite al contante mentre in altri paesi puoi circolare persino con 10mila euro in tasca. Sul piano normativo non c’è nulla. Le mafie hanno capito che non bisogna uccidere ma soprattutto fare business. In Olanda, ad esempio,, ci sono tre mafie: nordafricani, ndrangheta e gli albanesi. Questi ultimi sono molto sottovalutati. In Belgio, addirittura, le perquisizioni notturne non sono consentite”.

Gratteri ha poi parlato del suo libro, “Il Grifone”. “E’ un volume – ha detto – incentrato sulle mafie e le nuove tecnologie. Ed è proprio su queste ultime che dobbiamo specializzarci. In Italia abbiamo i migliori investigatori ma abbiamo bisogno di strumenti altrettanto all’avanguardia, senza i quali è impossibile raggiungere risultati di rilievo”.