Victor, è stato bello, bellissimo ma ora basta: se hai deciso di andare, grazie e vai pure

Victor, è stato bello, bellissimo ma ora basta: se hai deciso di andare, grazie e vai pure

“Ho già deciso quale sarà il mio prossimo step”: il suo è un addio anticipato


Banconote “buttate” al vento per festeggiare il milionario rinnovo. Il Covid preso dopo una delle tante serate passate in discoteca nel suo Paese. I tanti infortuni (reali o no, nessuno mai lo saprà).

Poi le schermaglie sul rinnovo che arriva, dopo tante polemiche, a cifre altissime come volevi tu. Prima, però, impossibile dimenticare le foto con la maglia del Napoli cancellate da tutti i social dopo che ti eri “preso collera” di uno sfottò innocuo da parte della società azzurra e ora una frase che sa di addio: “Ho ben chiaro quale sarà il prossimo step della mia carriera, ma ora voglio finire la stagione con il Napoli”. Il prossimo step, Victor, il prossimo step? Come se Napoli fosse un punto di partenza e non di arrivo.

Tutto questo è stato ed è Victor Osimhen, bomber amato e coccolato da tutti ma che, diciamocelo chiaramente, dal primo giorno qui è stato come un bimbo discolo e difficile da tenere a bada.

Le tue frasi hanno sempre destato molte polemiche ma ora, Victor, per me sei stato fuori luogo. Hai voglia di andare? Vai pure caro Victor.

Perché qui di sofferenze sportive vere e proprie, con rispetto parlando, ne abbiamo passate tante ed abbiamo le spalle forti. Qui abbiamo lasciato andare tra le lacrime il più grande di tutti i tempi, Diego Armando Maradona. Abbiamo assorbito la delusione dell’addio in segreto, di notte, di Gonzalo Higuain e il suo passaggio alla Juventus. Abbiamo salutato il più grande marcatore della storia del Napoli, quel Dries Mertens che ha suggellato il suo legame di sangue con la città chiamando il figlio Ciro. Prima ancora Lavezzi, Hamsik, due innamorati di Napoli.

Ne è passata di acqua sotto i ponti, Victor, per cui non ci strapperemmo i capelli qualora tu decidessi di andare via. Ricorda però una cosa. Sei andato in Coppa d’Africa lasciando i tuoi compagni in balia del Torino senza dire una parola quando avresti potuto attendere qualche giorno e aiutarli. E mentre quei tuoi stessi compagni lottavano col coltello tra i denti contro l’Inter (e forse contro qualche entità superiore) nella finale di Supercoppa, tu, proprio tu che sei così legato ai social, non hai destinato a loro neanche un cuore per testimoniare la tua vicinanza. Non una parola.

La verità, caro Victor, è che quando sei lontano da Napoli, Napoli stessa, il Napoli e i suoi tifosi sono lontanissimi dai tuoi pensieri e che quando dovresti mostrare gratitudine a chi ti ha fatto diventare calciatore vero (ricorda, quando sei venuto qui facevi “per e per”) non lo fai mai. Per questo, caro Victor, vai pure. Quella maglia numero 9 l’anno prossimo la indosserà qualcun altro. Perché la maglia, per noi malati del Napoli, in un calcio in cui tutti (te compreso) pensano solo ai soldi e non alle emozioni, è davvero l’unica cosa che conta.

È stato bello, bellissimo. Avrebbe forse potuto esserlo ancora di più. Ma per vivere un grande amore bisogna essere in due.