Focus Milan – Napoli. Il lampo di Theo spedisce gli azzurri nell’oblio e lontanissimi dalla zona-Champions

Focus Milan – Napoli. Il lampo di Theo spedisce gli azzurri nell’oblio e lontanissimi dalla zona-Champions

Ancora una volta nefasto il Meazza di San Siro, dal quale il Napoli esce senza punti, precipitando al nono posto in classifica. Ai rossoneri basta il gol di Theo Hernandez, a metà primo tempo, per accaparrarsi l’intera posta in palio. Azzurri poco coraggiosi che tentano qualcosa in più solo nella ripresa, con gli ingressi di Politano e Lindstrom, ma non basta per il pareggio.


MILANO – Altro giro, altra delusione, l’ennesima di questa stagione. Stavolta il Napoli cade al Meazza, sponda rossonera, contro la squadra che, negli ultimi anni, può considerarsi la “bestia nera” degli azzurri. La storia non cambia neppure quest’anno e i campioni d’Italia tornano a casa con le pive nel sacco, cedendo solo di misura, è vero, ma dando e confermando la medesima sensazione di una squadra ancora in piena difficoltà e che vede, attualmente, gli azzurri adesso a sette lunghezze dall’Atalanta, in una rincorsa al quarto posto, sempre più improbabile, mettendone a confronto le pretendenti. Ad oggi, gli azzurri sembrano praticare un altro sport rispetto al Bologna, la Roma, la Lazio, senza scomodare la lanciatissima Atalanta, paradossalmente l’unica big battuta dagli azzurri.

Segna Theo, nel primo tempo, il gol che decide il match che il Napoli interpreta bene prima del gol, spegnendosi con il passare dei minuti e rendendosi pericoloso solo nella ripresa, con le opprtune quanto obbligatorie mosse tattiche ordite da Mazzarri, “costretto” a rendere il Napoli più offensivo, dopo averlo presentato alla stregua di una squadretta giunta a Milano con il solo obiettivo di limitare i danni, schierando il solo Simeone, unica punta, supportato da Kvarashkelia.

Simpatica l’idea di Mazzarri di schierare Kvara alle spalle di Simeone, in modo da consentire al georgiano di spaziare su tutto il fronte offensivo e far valere, ove possibile, il tasso tecnico superiore. I problemi veri emergono quando l’unico punto di riferimento offensivo si chiama Simeone, non esattamente Van Basten. Male il Cholito, probabilmente alla sua ultima da titolare, in attesa di Osimhen, al rientro dalla sua avventura in coppa d’Africa: pessimo il rendimento dell’argentino, mai a bersaglio nel periodo di assenza del nigeriano, quasi mai pericoloso in area di rigore, quasi sempre al posto giusto ma con risultati pessimi. Così anche al Meazza: Kvara c’è, crea per quanto nelle sue possibilità, ma il Cholito spreca le poche occasioni davvero pericolose che gli azzurri provano a creare. Troppo poco Napoli, in una partita preparata da Mazzarri in certo modo, ormai il solito modo, diremmo proprio “alla Mazzarri” con l’impronta, netta e visibile, della squadra che prova a fare qualcosina, non troppo, ma che si spegne, si svuota non appena il Milan trova il gol del vantaggio.

Come detto, inizialmente, gli azzurri entrano in campo con un piglio da squadra tosta, che prende il comando delle operazioni ma che non tira praticamente mai in porta. Maignan è uno spettatore aggiunto ma neppure Gollini ha tanto di quel da fare. La differenza la fa il gol di Theo Hernandez, in quello che è il marchio di fabbrica di casa-Milan: la catena di sinistra Leao-Theo è la solita spina nel fianco della difesa partenopea che, può essere schierata a tre, quattro o cinque difensori, ma è destinata a soffrire perennemente l’esuberanza del portoghese e del francese. E se, nelle scorse settimane, il gol della squadra avversaria ha il potere di spronare gli azzurri, stavolta il Napoli si arena completamente, esce dalla partita, consegnando le redini al Milan che, da parte sua, non spinge sull’acceleratore facendosi bastare il gollettino e camparci di rendita.

C’era, inoltre, la curiosità di rivedere Zielinski, dopo le polemiche alimentate dall’esclusione del polacco nelle ultime gare di campionato e dalla lista UEFA. Nel 3-5-2 di stasera, il polacco avrebbe dovuto dare qualcosa in più sotto il profilo tecnico, tra i tre di centrocampo sicuramente quello più predisposto ad attaccare l’area di rigore. Missione miseramente fallita con un’altra prestazione anonima, in linea perfetta e coerente con il rendimento fin qui avuto.

Male anche il capitano, anche lui purtroppo coerente con il rendimento mediocre che sta caratterizzando fin qui la sua stagione.
Come detto Theo e Leao imperversano sulla sua zona di competenza e, anche senza fare cose eclatanti, riescono ad alimentare la sensazione che, prima o dopo, da quelle parti qualcosa debba succedere. Anche l’assenza di Politano dall’undici iniziale, costringe Di Lorenzo ad un lavoro a tutta fascia che il nostro non riesce a sbrigare con la dovuta lucidità e precisione.

L’ingresso di Politano avviene ad inizio ripresa, con l’obiettivo di mettere un po’ di pepe alla manovra offensiva, a cui si aggiunge quello di Raspadori, in luogo del mediocre Simeone. Il passaggio al 4-3-3 rende il Napoli leggermente più propositivo e non è una coincidenza che le occasioni migliori sono opera proprio di Politano, indubbiamente l’unico, nel secondo tempo, capace di dare qualche preoccupazione alla retroguardia milanista, che nonostante i tanti acciaccati ed in grande emergenza, ci fanno una più che discreta figura. Soprattutto per demeriti del Napoli, che abbaia ma non morde e che, con il passare dei minuti perde sempre più pericolosità e, allo stesso tempo, esponendosi alle ripartenze rossonere.

Dei nuovi arrivi, Dendoncker, Traorè e Ngonge non c’è traccia; Mazzarri preferisce la vecchia guardia, inserendo Lindstrom ed il redivivo Olivera al posto di un buon Mazzocchi. L’uscita dell’ex-Salernitana è un altro dei cambi abbastanza discutibili effettuati da Mazzarri, viste e considerate le difficoltà di un Di Lorenzo in apnea. Il danese, comunque, entra bene nel match, così come accadde contro il Verona, creando i presupposti per la più grande occasione degli azzurri, che giunge a pochi secondi dal novantesimo, con la deviazione fortuita di Simic a colpire il palo su “invito” del danese.

L’ingresso di Ngonge, al posto di Juan Jesus, sostituito subito dopo aver preso un giallo che gli costerà la partita contro il Genoa, non serve a niente; piuttosto, ci si chiede perchè il belga non avrebbe potuto essere inserito almeno un quarto d’ora prima, memori dell’impatto che l’ex Verona ebbe contro la sua ex-squadra, la scorsa settimana. Niente di tutto questo: la partita si trascina verso il fischio finale di Doveri, a sancire la vittoria del Milan ed altri tre punti che il Napoli si prende di distacco dall’Atalanta, quarta e col vento in poppa.

A Napoli, invece, c’è bonaccia, con una squadra senza nè capo nè coda, in totale confusione tecnico-tattica, guidata da un Mazzarri che sta riuscendo, nella non memorabile impresa, di trasformare la squadra campione d’Italia in una squadra di ragazzi che corrono dietro al pallone, sperando in qualche circostanza fortunata che faccia girare la ruota dalla loro parte.
Non è così che si può sperare di cambiare il trend di questa stagione e sarebbe giusto fare opportune valutazioni anche su Mazzarri e sul suo operato; anzi, forse dovrebbe essere lo stesso Mazzarri a fare valutazioni sul suo stesso operato e chiedersi se sia l’uomo giusto sulla panchina giusta. La risposta sta tutta nella classifica.

I voti: Gollini (6); Di Lorenzo (5); Rrahmani (5,5); Ostigard (5,5); Juan jesus (6); Mazzocchi (6,5); Zambo Anguissa (5,5); Lobotka (6); Zielinski (5); Kvaratshkelia (6,5); Simeone (4,5)

Dalla panchina: Lindstrom (6,5); Olivera (6); Raspadori (5); Ngonge (sv); Politano (6,5).

Il mister: Mazzarri (5).

 

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