Focus Barcelona – Napoli. A testa alta dal Montjuic, ma ai quarti va il Barca ed al Mondiale per club la Juventus

Focus Barcelona – Napoli. A testa alta dal Montjuic, ma ai quarti va il Barca ed al Mondiale per club la Juventus

Finisce con la sconfitta in terra catalana, l’avventura europea del Napoli, che cedendo, all’Olimpico del Montjuic, agli uomini di Xavi, perdono in un colpo solo quarti di Champions e accesso al Mondiale per Club. Fatale il primo quarto d’ora, con l’uno-due Lopez-Cancelo. Rrahmani riapre il match dopo pochi minuti. Nella ripresa, il gol di Lewandowski chiude il discorso-qualificazione, pochi minuti dopo un errore clamoroso di Lindstrom. Delusione Osimhen, Di Lorenzo e Kvara. Adesso resta solo il campionato e la rincorsa alla prossima Champions.


BARCELONA – Fine dei giochi. All’Olimpico del Montjuic gli azzurri conoscono la sconfitta più bruciante della stagione, che avrà moltiplici, nefaste conseguenze nell’economia presente e futura del Napoli. La sconfitta rimediata in terra catalana, 3-1 il finale, comporta non solo l’eliminazione dalla Champions, spegnendo le speranze di una seconda, storica, qualificazione consecutiva ai quarti, ma anche l’artimetica certezza di non partecipare al Mondiale per Club, nell’estate del 2025, a favore della Juventus che, paradossalmente, le coppe, in questa stagione, le ha viste in TV; inoltre, l’eliminazione degli azzurri, comporterà anche l’assottigliamento del distacco dalle inseguitrici, in ottica ranking UEFA e conseguente assegnazione del quinto posto all’Italia nella prossima nuova Champions League.

L’Italia perde un altro alfiere nella rincorsa al quinto posto, dopo aver perso la Lazio, mentre il Napoli abbandona l’ultimo obiettivo di una stagione fallimentare, che avrebbe potuto essere, almeno parzialmente, salvata da un’accesso ai quarti. Il rammarico resta, perchè gli azzurri giocano una buonissima partita contro un Barcelona rimaneggiato dalle assenze e assai permissivo in fase difensiva. Premesse che autorizzavano a qualche speranza in più, nonostante il Barca fosse in netta ripresa mentre gli azzurri stanno mostrando in campionato qualche lieve progesso sul piano del gioco.

Ma la Champions non è la Serie A, ma una competizione nella cui fase ad eliminazione diretta non è concesso sbagliare non una partita, non un tempo, ma neppure cinque minuti. Ciò che proprio accaduto al Montjuic, con un avvio traumatico da parte del Napoli, che si fa infilare due volte in due minuti, prima da Firmin Lopez poi da Cancelo. La partita (e la qualificazione) si decide in quel piccolo lasso di tempo nel quale il Napoli rovina quanto fatto al Maradona e quanto di buono è riuscito a fare dopo l’uno-due subito al Montjuic.

Va sottolineata la capacità dei partenopei di non crollare emotivamente dopo la doppietta incassata e apprezzata la voglia di rientrare nel match con lo spirito di una squadra che ha ancora qualcosa da dire e da dare. Il gol di Rrahmani tiene il Napoli nel match e nel discorso qualificazione, riaperto all’improvviso, ma per piazzare l’acuto decisivo sarebbe servito fare la voce grossa con gli uomini più rappresentativi della squadra.

Che il Barca fosse una squadra in salute e ben messa in campo, capace di un eccellente palleggio e forniti di grandi individualità non ci voleva un mago per capirlo; qualcosa in più, anzi molto di più in competzioni di tal livello sarebbe stato lecito ed opportuno aspettarsi dalle bocche da fuoco partenopee anche stasera in chiaro-scuro. Se il Barca ha attinto a piene mani dal talento cristallino di calciatori del calibro di Gundogan, dalla sicurezza tra i pali di Ter Stegen; dall’effervescenza di ragazzini prodigio come Lamine Yamal e Cubarsì e dall’esperienza a questi livelli di gente come Cancelo e Lewandowski, il Napoli, al contrario, non è riuscito ad avvalersi delle armi (poche) a sua disposizione per poter far male ai catalani.

Insufficiente la partita di Kvara che la buona volontà ce la mette, la precisione meno. Un paio di buone conclusioni nel secondo tempo fuori bersaglio e la sensazione che dai suoi piedi potesse nascere sempre qualcosa di importante, sensazione che tale è rimasta: segnare a Torino e Sassuolo è un conto, al Barcelona è un’altra, dove il livello si alza vertiginosamente ma non il livello di Kvara, la scorsa stagione capace di giocate surreali, stasera neppure in grado di farne altre alla sua portata.

Stesso discorso, se non peggio, per Osimhen, forse il peggiore in campo in maglia azzurra, trofeo poco gradito da giocarsi in una bella lotta con il capitano Di Lorenzo. Victor stasera non prende palla, non la vede mai nè in lungo nè in largo: un ragazzino diciassettenne, Cubarsì, all’esordio in Champions League davanti alla fisicità ed irruenza del nigeriano non gli tremano le gambe, anzi spazza via il numero nove del Napoli, lasciandogli solo qualche briciola che neppure riesce a raccogliare. Spesso in fuorigioco, non trova mai la misura della linea blaugrana vanificando qualche buona ripartenza. In porta non tira praticamente mai e l’unica volta in cui si rende utile è quando alimenta i dubbi su un possibile penalty ai suoi danni: Makkelie ed il VAR optano per il no. Calzona decide di tenerlo in campo per tutto il match, sacrificando altri calciatori che stavano facendo meglio, nella speranza che Victor trovasse, come all’andata, lo spiraglio giusto, ma Araujo e Cubarsì sbagliano poco o nulla e, a differenza del collega Inigo Martinez, non sbagliano un intervento e quello spiraglio, per Osimhen non si aprirà mai nella partita in cui il duello a distanza contro il collega-rivale Lewandowski viene vinto dal polacco, neppure lui autore di una partita memorabile, ma nella quale riesce, comunque, a metterci la zampata decisiva, timbrando il 3-1 che, in pratica, chiude gioco e qualificazione.

Eppure, poco prima, il Napoli aveva avuto la grande occasione per poterla pareggiare, sprecando in maniera ignobile il potenziale 2-2 con il colpo di testa di Lindstrom, che mette incredibilmente fuori a pochi metri da Ter Stegen, quasi spacciato se quel pallone avesse preso lo specchio della porta. Una sliding-door che fa imboccare al Napoli l’ennesima strada sbagliata di questa stagione; un gol che avrebbe creato un finale ancora più spettacolare di una partita assolutamente divertente e godibile, come sempre più raramente accade, anche in competizioni come la Champions.

Il danese era entrato al posto di Politano nella prima ed opinabile sostituzione effettuata da Calzona: il laterale romano era tra i migliori in campo e forse avrebbe meritato di giocare qualche minuto di più. Neppure la sostituzione di Ngonge, a tempo ormai scaduto, al posto di Kvara trova riscontro: due minuti senza senso se non per far riassaporare al ragazzo l’aria del campo dopo l’infortunio che lo ha costretto ad un lungo stop. Neppure gli ingressi di Olivera e Raspadori hanno inciso più di tanto nell’economia del match: Jack è stato sfortunato entrando pochi minuti prima del terzo gol del Barca, Olivera è stato invece surclassato da Lamine Yamal che, prima dell’uruguagio, aveva fatto venire le vertigini anche a Mario Rui.

Restando in tema di laterali, non si può non spendere due parole per il capitano. Solo ad occhi indifferenti può passare inosservata l’ennesima prova insufficiente di Giovanni che, per carità, è indiscutibile per impegno e professionalità, ma che stasera faceva quasi tenerezza, quando si girava su se stesso cercando di capire cosa gli stesse accadendo intorno. Cancelo e Raphinha lo fanno sembrare un pivellino alle prime partite, saltato a ripetizione e preso d’infilata di continuo. Vero che nessuno lo aiuta, nè Zambo, nè Politano che non può ripiegare ottanta metri per una partita intera, ma di suo ci mette tanto, troppo, per facilitare la vita ai già forti cursori blaugrana.Va vicino al 2-2, nel primo tempo, episodio che quasi si dimentica, davanti alle incertezze in fase difensiva che il capitano palesa.

Il tutto, nel complesso di una serata nella quale il Napoli non ha demeritato sul piano del gioco e delle occasioni create ma che ha rimarcato il gap che esiste tra una squadra abituata a giocare partite di questo genere e chi non lo è. I progressi nel gioco si sono visti anche stasera ed è un aspetto non trascurabile in vista degli impegni prossimi della squadra che, a questo punto, dovrà lanciarsi in un rush finale a velocità forsennata, nel tentativo estremo di agganciare il quarto (o quinto) posto valido per la Champions. Il rischio di non parteciparvici è concreto; per questo, il risveglio amaro di domani ed il pensiero di aver, in un colpo solo, aver spedito il biglietto di invito al mondiale per club alla Juventus ed un altro al Barca per i quarti di Champions,  va metabolizzato in fretta ma, al tempo stesso, trasformato in rabbia agonistica ed energia positiva da sfruttare in queste ultime dieci partite.

I voti: Meret (7); Di Lorenzo (4,5); Rrahmani (6); Juan Jesus (5,5); Mario Rui (5,5); Zambo Anguissa (5,5); Lobotka (6,5); Traorè (6); Politano (6,5); Osimhen (4,5); Kvaratshkelia (5,5)

Dalla panchina: Lindostrom (4,5); Olivera (5); Raspadori (sv); Ngonge (sv)

Il mister: Calzona (6).

 

 

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