Il buonismo e la retorica non bastano più: il razzismo va condannato senza se e senza ma

Una sola parola: razzismo. Inutile girarci intorno. Inutile cercare di coprire una voragine con una semplice toppa. Inutile usare parole al miele per cercare di indirizzare l’ennesima vergognosa vicenda nel dimenticatoio. A Milano già era successo, con Koulibaly furioso dopo i cori beceri della tifoseria avversaria ma addirittura espulso per le veementi proteste. Ora San Siro torna ad essere teatro di un episodio molto simile, anche se non è dei tifosi che si parla ma di un giocatore avversario, Acerbi.

Ciò che fa più paura sono però i tentativi di giustificazione o di minimizzare l’accaduto arrivati successivamente all’episodio. Come quello del Presidente AIC Umberto Calcagno che, ai microfoni di Radio anch’io Sport, aveva detto che “dobbiamo cercare però di non strumentalizzare certi episodi: Acerbi tra l’altro è un ragazzo sereno che si è subito scusato, uno dei calciatori che più si spende per gli altri”. O di Barella che aveva relegato l’accaduto a semplici cose di campo.

E fanno venire i brividi anche i vari “si, ma queste cose succedono ovunque, anche in Spagna ad esempio contro Vinicius. E sono sempre accadute”. Bene. Anzi male. Peggio ancora. È ora di finirla.

Perché queste, signori, non sono né possono essere semplici “cose di campo”. Dietro la parola “NEGRO” ci sono anni di lotte, di sofferenze, ci sono innocenti ammazzati solo per il colore della pelle. Caro Acerbi, “NEGRO” non è un’offesa come tutte le altre. Ora fai l’uomo, esci allo scoperto, racconta le cose come sono andate. Senza contraddizioni (troppe in appena 24 ore) ma soprattutto senza buonismo, senza giustificazioni.

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