Focus Empoli – Napoli. Cerri spinge gli azzurri sempre più fuori dall’Europa: 0-1 al Castellani!

Focus Empoli – Napoli. Cerri spinge gli azzurri sempre più fuori dall’Europa: 0-1 al Castellani!

Il Napoli si ferma anche al Castellani. Ad Empoli un altro pomeriggio da horror per Calzona ed i suoi, incassando il gol di Cerri, dopo pochi minuti, condannandoli alla sconfitta. Squadra inesistente sotto tutti gli aspetti ed ora anche l’ingresso in zona-Europa diventa più complesso.


EMPOLI – Basterebbe un copia-incolla per descrivere quest’altra ennesima figuraccia del Napoli, ormai in caduta libera da settimane, per non dire mesi ma che, questo pomeriggio, è riuscito ad esibirsi in qualcosa di peggiore, dando vita alla prova più sconcertante della gestione-Calzona.
Al Castellani fa festa l’Empoli, beneficiaria di turno delle nefandezze made in Naples, prendendosi i tre punti e alimentare i sogni salvezza, grazie al gol di Cerri in avvio di gara e vivendo di rendita per il resto della partita, contando su un arrocco difensivo che ha respinto facilmente i timidi tentativi di riprendere in mano il match da parte del Napoli.

Di sogni, al contrario, il Napoli non ne ha più: i Calzona-boys hanno appeso gli scarpini al chiodo da qualche mese, gettando nello sconforto, con la magra figura di Empoli, anche i più ottimisti, magari quelli che pensavano che l’ufficialità del quinto posto valido per la Champions League potesse agire da “scossa” per una squadra fisicamente molle e mentalmente ( sportivamente parlando) morta.

Siamo seri e guardiamo in faccia alla realtà: sarà già tanto che questa squadra possa mantenere la parte sinistra della classifica, perchè la sconfitta di oggi aumenta i dubbi su una ipotetica qualificazione in Conference League; chi pensa, nonostante tutto, ad un Napoli eleggibile a qualcosa di più, onestamente o ha visto solo poche partite oppure mente a se stesso.

Perchè quello che si vede in campo è abbastanza evidente per non giustificare alcun tipo di ottimismo e di aspettative, e non erano, certo, la sconfitta di Empoli o il pareggio in casa con il Frosinone il campanello di allarme. Suadra senza cuore e senz’anima, che scende in campo già sconfitta in partenza e che viene, puntualmente, impallinata alla prima sollecitazione.
La parte del leone è toccata a Cerri, entrato in una lunghissima lista di attaccanti che hanno trovato gloria solo contro la famigerata difesa azzurra, che con Calzona non ha ancora trovato soddisfazione di tornare a casa senza gol al passivo.

Una difesa decimata da infortuni e squalifiche non è un’attenuante, e ci mancherebbe altro che l’assenza dei vari Rrahmani, Mario Rui ed Olivera possano essere considerate come tali, dato il loro scarsissimo contributo alla causa. Ma i redivivi Natan e Mazzocchi più Ostigard non sono l’esatto manifesto di ermeticità difensiva. Se poi, ad un piatto già insipido aggiungiamo un Di Lorenzo scoppiato da ormai sette mesi, si possono ben immaginare le difficoltà di Calzona di rientrare a casa più o meno indenni.

Impresa che assume i crismi dell’impossibile quando anche in attacco la situazione è tragica quanto quella difensiva, con l’aggravante di avere anche una discreta qualità da centrocampo in su, ma la pericolosità creata da Osimhen, Kvara e compagnia bella rasenta lo zero. Come detto, Caprile deve impegnarsi a non perdere la concentrazione, data la (non) pericolosità degli attaccanti nel Napoli, che oltre ad una gran confusione negli ultimi venti metri non riescono a produrre.

Kvara è l’unico che prova a sbattersi per cercare di giustificare la sua presenza in mezzo al campo, ma stiamo parlando del migliore tra i peggiori, che non arriva alla sufficienza. Figurarsi il resto del pacchetto: Osimhen mai pervenuto, mai al tiro, mai vicino al gol: contro il Frosinone li sbagliava, ma almeno ci provava. Oggi neppure quello. Da Politano non si può pretendere che infili l’incrocio dei pali una domenica si ed il sabato pure. Simeone e Raspadori vengono trattati da mezze calzette, chiamati in causa solo quando la situazione non trova altra soluzione che l’inserimento di attaccanti a random.

Ridicola la gestione di Simeone, chiamato al minuto numero 89 quando la squadra avrebbe necessitato di ulteriore potenziale offensivo da almeno inizio ripresa. C’è da immaginarsi lo sconforto, il morale sotto i tacchetti e la voglia di fare lasciata in albergo da parte di un ragazzo finito nello sgabuzzino delle scope senza motivazioni apparenti. Cosa può dare, in questi frangenti, un calciatore che nutre di così scarsa considerazione? Stesso discorso applicabile per Raspadori e Ngonge, che nonostante i “super-titolarissimi” facciano buchi nell’acqua, uno dietro l’altro, restano nell’ombra, per poi essere chiamati in causa solo in casi disperati. Non parliamo di attaccanti alla stregua di Van Basten o Careca, ma ragazzi che potrebbero fare molto di più ma che, così gestiti, fanno solo numero, a rendimento zero.

Calzona, su questo aspetto, sta sbagliando tanto, dmostrando di aver appreso da Sarri, suo antico mentore, la sottile arte dell’integralismo tattico. Ma se, per Sarri il concetto applicato alla pratica ha portato alla luce la versione del Napoli più spettacolare della sua storia, per Calzona si sta rivelando un boomerang. Puntare alla titolarità fissa di taluni elementi si sta rivelando nocivo per la squadra, che manca in un leader carismatico in campo e negli spogliatoi.

Di Lorenzo, esempio calzante di questo Napoli in caduta libera, calciatore che va elogiato per qualità umane e dedizione al lavoro, ma che attualmente necessiterebbe di mettersi in panchina e dare spazio a chi ha più energie da spendere, sia fisiche che mentali. E come il capitano, varrebbe il discorso per Rrahmani, Meret, Zambo Anguissa, Zielinski, gli stessi Kvara ed Osimhen, asset fondamentali per questa squadra ma solo se nel pieno della forma. Forse troppi, da sostituire tutt’insieme, ma troppi con la sicurezza del “posto fisso” che, gratitudine a prescindere per lo Scudetto vinto, poi va anche legittimato anno dopo anno. Un concetto di meritocrazia che a Napoli è sbilanciato: o troppo o troppo poco e che può essere rubricato tra le concause di questa stagione sconcertante.

Per la cronaca: l’Empoli ha meritato di vincere, dando lezioni di umiltà alla squadra campione d’Italia, dando esempio di come va interpretata una partita come se fosse la più importante della stagione. Ecco: A Napoli bisognerebbe tornare indietro ed essere quelli che si era prima di vincere lo Scudetto; ma nell’attesa e nella speranza, restano le ultime partite di campionato, a chiudere questa stagione che, come unica nota positiva, finirà tra cinque partite. E non sarà stato solo un brutto incubo.

I voti: Meret (6), Di Lorenzo (4,5); Ostigard (5); Juan Jesus (5); Natan (5); Zambo Anguissa (4,5); Lobotka (6); Zielinski (4,5); Politano (5,5); Osimhen (4,5); Kvaratshkelia (5,5).

Dalla panchina: Mazzocchi (5,5); Raspadori (5); Ngonge (5); Simeone (sv).

Il mister: Calzona (4,5).

RESTA AGGIORNATO, TORNA ALLA HOME PAGE E CLICCA SULLA NOSTRA PAGINA FACEBOOK