MONZA – Ad un passo dall’ennesima figuraccia, basta una scintilla al Napoli, per trasformarsi nella piĂą bella espressione calcistica vista quest’anno (e non ci voleva tantissimo) sfornando un secondo tempo d’antologia, ornato da giocate e gol meravigliosi, uno dietro l’altro, a contribuire al vittorioso finale dell’U-Power Stadium.
Finisce 4-2 a favore degli azzurri in una partita, se vogliamo, anche difficile da commentare, con un Napoli subito messo sotto dal gol di Djuric ed ennesima sciagura difensiva partenopea, a cui è seguito un primo tempo nel quale gli azzurri, non si può dire abbiamo giocato male, a cui è mancata la concretezza e la determinazione per impensierire Di Gregorio. Poi la ripresa, con la squadra di Calzona aggressiva alla ricerca del pareggio, che raggiunge con Osimhen, autore di uno stacco di testa, suo marchio di fabbrica (anche se quest’anno sono davvero pochi i gol di testa del nigeriano), e i due capolavori in serie firmati Politano e Zielinski (si, avete letto bene): due gol uno meglio dell’altro, ad indirizzare il match appannaggio dei partenopei.
I gol di Colpani e Raspadori (a quindici secondi dal suo ingresso) vanno a completare il risultato finale, che consegna agli azzurri tre punti, buoni per il morale, finito sotto i tacchetti dopo la sconfitta interna contro l’Atalanta, e per una classifica, che resta anemica, ma che con questi punti può essere alimentata nel tentativo estremo di un ingresso in zona-coppe: a questo punto (e con questo Napoli) quale delle tre competizioni, non fa tanta differenza.
Restano, comunque, tante problematiche in questo Napoli, che questa vittoria non cancella. I gol finalmente arrivano, ma sono figli di grandi performance personali: i gol di Politano e Zielinski non si ripetono ogni domenica mentre la manovra offensiva ha ancora troppe lacune difficilmente colmabili nelle ultime settimane di questa stagione. Questa squadra funziona a sprazzi e si mette in moto solo quando c’è da reagire agli schiaffi presi, e non è detto che questa reazioni ci sia sempre. La trasferta di Monza somiglia tanto a quella, altrettanto vittoriosa ed altisonante, di Reggio Emilia, contro il Sassuolo: tutto sembrava facile, Osimhen e Kvara tornati al gol con prestazioni devastanti, squadra reattiva anche se solo dopo il gol preso, in apertura.
Dopo, la squadra è ripiombata in un saliscendi di risultati che nulla hanno aggiunto e tanto ha tolto nella corsa (quasi impossibile) alla Champions e che ha ridimensionato gli ormai ex-Campioni d’Italia ad onesti competitor per l’accesso ad Europa League o (se tutto andasse bene) per la Conference League. Ecco: il timore è che la squadra, dopo una buona prestazione come quella odierna, torni in catalessi, ed a quel punto, addio ai sogni (parolone) di Europa.
Per far si che questo succeda, Calzona dovrà correggere una fase difensiva che, anche oggi, è la nota negativa in una giornata indubbiamente positiva. In fase difensiva si trema ogni qual volta il pallone arriva in area di rigore: la coppia Rrahmani-Juan Jesus è un colabrodo ed anche peggio quando viene mal coadiuvata dal peggior Di Lorenzo della sua carriera. Anche oggi due gol incassati ed, ad oggi, Calzona non ha mai chiuso un match con un clean-sheet e non si può pretendere da questa squadra di segnare tre-quattro gol a partita per portare a casa la vittoria, sebbene le qualità per poterlo fare ci sono e, a sprazzi, si sono viste.
Tornando alla fase difensiva, oggi sebbene poco sollecitata la difesa azzurra è stata bucata due volte e forse, diciamo forse, qualcosa si potrebbe cambiare, soprattutto per quando riguarda la coppia-centrale. Premesso che Juan Jesus può essere un valido comprimario e non un titolare inamovibile, è onestamente inconcepibile l’ostracismo nei confronti di Ostigard e Natan, che forse non rappresentano il gotha del calcio, in ambito difensivo, ma che una piccola chance potrebbero guadagnarsela, considerate le sciagure della coppia centrale titolare.
Da apprezzare, questo pomeriggio, la buona prova dei centrocampisti e non è un caso che il miglior Napoli della stagione (almeno per un tempo soltanto) passo attraverso la buona prestazione della linea mediana. Lobotka è il solito metronomo e forse l’unico che, per abnegazione e volontĂ , riesce a non farsi coinvolgere dal marasma generale; segnali positivi sono giunti da Zambo Anguissa, finalmente autore di una prestazione di quantitĂ e qualitĂ , che mancavano a referto da tempo immemore; di Zielinski c’è il gran gol (e non è poco) a garantirgli il premio di miglior prestazione personale della stagione. Gol a parte, del polacco c’è relativamente poco da segnalare, ma rispetto al nulla cosmico degli scorsi mesi, è tutto grasso che cola.
E poi, c’è Calzona che legge bene il match e non si fa prendere dalla frenesia di inserire attaccanti e trequartisti a go-go. Politano-Ngonge è il cambio che svolta il match, anche se il belga non ha aveva fatto, complessivamente, male. Così come è vincente la scelta di Raspadori, che al primo pallone toccato, segna il gol della sicurezza. Per il resto, il mister fatica a prendere le redini di questa squadra, almeno tatticamente, nonostante i passi da gigante fatti dopo l’esonero di Mazzarri. Fosse arrivato almeno un mese prima, forse questa squadra potrebbe ambire a qualcosa di diverso rispetto alla Conference o all’Europa League.
Resta il dubbio di quale sia il vero Napoli, quello del primo tempo, predominante ma poco concreto, oppure quello letale, sia nel gioco di squadra e nella bravura dei singoli, ammirato nel secondo tempo. I dati di questa stagione e, soprattutto. la classifica, indicherebbero la prima opzione e adesso sta ai ragazzi cercare, nelle ultime partite rimaste, quella continuitĂ mai avuta fino ad oggi, con la ferma consapevolezza che si gioca per salvare il salvabile e che, qualsiasi risultato possa giungere a fine stagione, non ci sarĂ nulla da festeggiare.
I voti: Meret (6): Di Lorenzo (6); Rrahmani (6); Juan Jesus (5,5); Olivera (6,5); Zambo Anguissa (6,5); Lobotka (6,5); Zielinski (6,5); Ngonge (6); Osimhen (6,5); Kvaratshkelia (6).
Dalla panchina: Politano (7,5); Raspadori (6,5); Cajuste (6); Mario Rui (sv).
Il mister: Calzona (6,5).
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