Focus Fiorentina – Napoli. Rrahmani-Kvara per un punto inutile nella rincorsa alla Conference League

Focus Fiorentina – Napoli. Rrahmani-Kvara per un punto inutile nella rincorsa alla Conference League

Pareggio divertente per 2-2, al Franchi di Firenze, nell’anticipo della penultima di campionato. Il Napoli alla ricerca di una vittoria per rilanciarsi nella corsa alla Conference League, passa in vantaggio con Rrahmani, ma si fa rimontare e superare dall’uno-due firmato Biraghi-Nzola. Nella ripresa Kvara firma il pari con una punizione magistrale. nel finale il palo nega a Politano il gol e al Napoli la vittoria. Un pareggio che allontana, forse definitivamente, i partenopei dall’Europa, dopo quattordici stagioni consecutive.


FIRENZE – Pensare che De Laurentiis avrebbe voluto giocare questa partita per motivi scaramantici. Invece, smentendo ogni pronostico, il Napoli trova un punticino a Firenze attraverso una prestazione non eccezionale, ma almeno dignitosa, che consente di giocarsi le ultimissime, residue, quasi nulle speranze di entrare in Conference League.

Classifica alla mano, quello del Franchi era un vero e proprio spareggio per l’ottavo ed ultimo posto disponibile per l’ingresso in zona-Europa, con i viola in netto vantaggio rispetto agli azzurri per i due punti in più (prima del fischio d’inizio) in classifica ma con una partita ancora da recuperare. Per questo, alla squadra di Italiano anche un pareggio sarebbe potuto andar bene; non al Napoli, che potrebbe essere scavalcato anche dal Torino, in caso di vittoria dei granata contro il Milan.

la questione di classifica era uno dei motivi per cui al Franchi poteva e doveva andare meglio, ma se pensiamo al Napoli imbarazzante ed inconsistente degli ultimi due mesi, poteva finire molto peggio. Il 2-2 finale premia gli azzurri al termine di una prestazione sufficiente, nella quale si sono avvertiti alcuni sprazzi di vitalità, praticamente inesistenti nelle ultime settimane, non sufficienti per vincere, non sufficienti a ridare decoro e dignità alla disastrosa stagione che (per fortuna) si avvia alla conclusione, ma utili a non trasformare queto match, agli occhi di chi lo ha guardato, uno spreco di tempo davanti alla TV o di denaro, per chi fosse andato allo stadio.

Una partita vivace, quella del Franchi, fatta di continui botta-risposta, al termine del quale il pareggio è sembrato essere il risultato più giusto. Al vantaggio partenopeo di Rrahmani, ormai più efficiente e produttivo in area avversaria che nella propria, hanno risposto Biraghi con uno splendido mancino su calcio da fermo e Nzola, altro “fenomeno parastatale” in stile Gialappa’s, che contro i partenopei trova la sua luce in fondo al tunnel, con la (non) richiesta collaborazione di Politano, per l’ennesimo scempio difensivo stagionale; Kvara fissa il pareggio, con un’altra pennellata da fermo, bella quanto quella di Biraghi, se non di più.

Un Napoli che, come ha detto anche Calzona, non ha demeritato, giocando una partita dignitosa ma rovinando tutto con le solite disattenzioni che hanno caratterizzato un’intera stagione e che, stasera, hanno concesso alla squadra di Italiano di capovolgere il risultato in due minuti. Non vi fosse stata la magia balistica di Kvara, la squadra si sarebbe ulteriormente demotivata e difficilmente avremmo messo a referto un finale in crescendo dove il Napoli ha avuto anche le occasioni per contro-ribaltare la Fiorentina, leggasi il palo di Politano. Sarebbe stato chiedere troppo a questa squadra, intrappolata così com’è nei suoi limiti tecnici e psicologici.

Vanno registrati altri due gol al passivo, che allungano la striscia negativa di Calzona, ma tornato a casa con la porta imbattuta. Due ingenuità, una di Lobotka, che concede il fallo di mano da cui nasce la perla di Biraghi su punizione, poi un errore in uscita di Politano, che spedisce Nzola verso la porta di Meret. Un disastro difensivo dietro l’altro per i quali non si trovano rimedi efficaci, neppure l’assenza simultanea di capitan Di Lorenzo (obbligata) e quella (per scelta tecnica) di Juan Jesus.

L’assenza di Osimhen, al contrario, è stata metabolizzata meglio di quanto si potesse sperare: purtroppo va registrata la “stecca” di Simeone, che ritrova la maglia da titolare dopo tempo immemore ma contro la sua ex-squadra non si fa rimpiangere. Impalpabile la prestazione dell’argentino che non ha molte occasioni per farsi vedere e quando le ha, le spreca a causa della smania, della fretta e dalla voglia (controproducente, in questo caso) di dimostrare di essere un calciatore che avrebbe meritato molta più considerazione, soprattutto da parte di Calzona. Raspadori, subentrato proprio all’argentino, ci mette impegno e volontà, con l’aggiunta di un paio di conclusioni più o meno pericolose.

Chi ci mette la firma è, come detto, Kvara, con una punizione straordinaria che va a togliere la ragnatela dall’incrocio dei pali di Terracciano. Un gol d’autore da parte di un calciatore che per i colpi che ha, fa una rabbia enorme vederlo su quelle fascia sinistra a sprecare talento, quando potrebbe essere nelle condizioni di far vincere le partite, praticamente da solo. Ma Kvara è questo, talento cristallino ed altrettanto altalenante, forse ancora troppo acerbo per avere consapevolezza dei suoi mezzi tecnici. Undicesimo gol in campionato, uno dei più belli, giusto per scaldare il piede in vista di Euro 2024 che lo vedrà protagonista con la Georgia e dopo chissà con chi altri, vista la grande incertezza che aleggia attorno al suo futuro, legato al Napoli da un contratto a lunga scadenza, ma che potrebbe cambiare se dovessero arrivare offerte irrifuitabili, viste anche le difficoltà di un rinnovo che tarda ad arrivare.

Problematiche, quelle legate a contratti, che andranno a riempire pagine di giornali e siti web tra qualche settimane, quando il campionato avrà chiuso i battenti e calciatori come Kvara e Osimhen saranno, indiscutibilmente, tra i nomi più richiesti del calcio-mercato. Nel frattempo, c’è ancora da giocare un incontro, contro il Lecce, che potrebbe essere ininfluente ai fini del raggiungimento della Conference League e che certificherebbe l’assenza del Napoli dalle rassegne continentali dopo quattordici anni consecutivi, un orgoglio per De Laurentiis come fosse un vero trofeo,  così come sarebbe l’ultima partita con lo Scudetto cucito sulle maglie, quest’ultimo, più che un vanto, un macigno da trascinarsi in giro per l’Italia, dal peso impossibile da sostenere.

I voti: Meret (6,5); Mazzocchi (6); Rrahmani (6,5); Ostigard (6); Olivera (6); Zambo Anguissa (5); Lobotka (5); Cajuste (5,5); Politano (6); Simeone (5); Kvaratshkelia (7).

Dalla panchina: Raspadori (6); Ngonge (5,5); Lindstrom (sv).

Il mister: Calzona (6)

 

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