Focus Napoli – Lecce. Il pareggio a reti bianche certifica l’addio all’Europa dopo quattordici anni

Focus Napoli – Lecce. Il pareggio a reti bianche certifica l’addio all’Europa dopo quattordici anni

L’ultima al Maradona contro il Lecce corrisponde alla prima partita senza prendere gol della gestione-Calzona, ma è anche il pareggio, 0-0, che sancisce ufficialmente l’addio del Napoli alle coppe europee. All’obbligo della vittoria, da parte degli azzurri, ha corrisposto l’ennesima partita sottotono, vivacizzata solo nella ripresa dai pali di Ngonge e Cajuste. Neppure l’ingresso di Osimhen cambia le sorti di una gara sfortunata e di una stagione disastrosa. Gli azzurri scuciono lo Scudetto dalle maglie come decimi in classifica, record negativo per una squadra ex-campione d’Italia.


NAPOLI – Fino all’ultimo, un Fato molto altruistico e generoso ha tenuto aperta la porta dell’Europa al Napoli, con la sconfitta del Torino in quel di Bergamo, dovendo poi contare su un’ipotetica vittoria della Fiorentina in Conference League. Ma lo stesso Fato non aveva fatto i conti proprio con il Napoli, il quale, dal canto suo, avrebbe dovuto, prima di tutto, battere il Lecce, per poi sperare nella sconfitta dei granata e nel trionfo continentale dei viola.

Per togliersi ogni pensiero, sia per il presente che per la prossima stagione, gli (adesso ufficialmente) ex-campioni d’Italia, pareggiano l’ultima partita contro i salentini, scesi a Napoli senza grandi motivazioni e nessuna esigenza di punti, dopo la salvezza conquistata qualche settimana fa. Un pareggio a reti bianche che sancisce, altrettanto ufficialmente, l’assenza del Napoli dalle competizioni europee dopo quattordici anni consecutivi. Uno smacco per il presidente De Laurentiis che ha sempre sfoggiato con orgoglio questo particolare record.

Ma si sa che ogni serie è destinata ad interrompersi: il boccone è ancora più amaro dal fatto di vedere quasi mezza Serie A nella prossima edizione di coppe europee, la prima con l’introduzione del nuovo format che garantirebbe alle partecipanti più partite ma anche più introiti. Paradossale che solo qualche mese fa, prima dell’ottavo di Champions contro il Barcelona, c’erano addirittura speranze di partecipare al prossimo Mondiale per Club, previsto nell’estate 2025 ed oggi raccontiamo, mestamente, di una squadra, che l’anno scorso trionfava in campionato non essere presente in nessun ambito continentale.

Peccato, ma questa squadra se lo è meritato, alla fine di un’annata disastrosa sotto tutti gli aspetti, che si è chiusa con un pareggio senza gloria, con l’altro paradosso di essere stata, questa contro il Lecce, la prima partita senza subire gol da quando calzona siede in panchina. Un pareggio inutile, al termine di una partita dai ritmi soporiferi e che solo nel secondo tempo i partenopei hanno cercato di vincere, sabotati anche da quel tocco di sfortuna che, in una stagione nefasta come questa, non può non mancare: un palo di Cajuste, una traversa di Ngonge, gli unici veri pericoli creati dalla squadra azzurra nel tentativo, neanche troppo convincente, di portare a casa i tre punti.

Calzona sceglie Simeone come vice-Osimhen, concedendo anche riposo a Rrahmani, dando spazio ad Ostigard, confermando sempre e comunque il cosiddetto “blocco storico” che mai ha dato garanzie questa stagione e che neppure oggi si è smentito. Squadra azzurra padrona del campo nonostante i ritmi siano bassissimi ed il Lecce non aveva grossa voglia di far male, limitandosi ad attendere l’avversario ed eventualmente ripartire, puntando sulla fisicità di Krstovic. Di tiri in porta non se ne vedono, anche perchè la lentezza con cui il Napoli muove il pallone e la staticità dei suoi attaccanti permette al Lecce di disimpegnarsi senza sforzarsi più del dovuto. Kvara e Politano ci mettono impegno e buona volontà, ma l’efficacia è prossima allo zero.

Gli ingressi di Ngonge e Raspadori vivacizzano le operazioni, ma niente per cui stropicciarsi gli occhi. Il forcing esercitato, dal ritmo non esasperante, tiene basso il Lecce che solo in poche occasioni riesce a ripartire e nel primo quarto d’ora della ripresa il Napoli offre il meglio di giornata, andando vicino al vantaggio con Cajuste prima e Ngonge poi, fermati entrambi dai legni. A referto, qualche altra occasione interessante, dove la mancanza di cattiveria e determinazione fanno la differenza come nelle circostanze in cui Olivera svirgola un sinistro a pochi passi da Falcone, seguito da altre conclusioni di Raspadori ed Osimhen poco precise e poco cattive.

Il nigeriano entra a venticinque minuti dalla fine, nella speranza di poter tirare fuori l’ultimo coniglio dal cilindro con la maglia del Napoli ma si vede che anche per lui, la voglia di andare in vacanza è superiore a quella di voler superare Baschirotto e compagni. Se sarà stata l’ultima in maglia azzurra (presumibilmente si) lo sapremo nelle prossime settimane, ma l’ultima traccia lasciata dal centravanti in quel del Maradona è destinata ad essere dimenticata, così come tante altre cose.

Calzona, preferisce togliere Di Lorenzo (altro calciatore in forte odore di addio) per inserire Mazzocchi, preferendo un terzino ad un calciatore più offensivo come Lindstrom o Traorè, giusto per giocarsi le ultime residue chances di segnare. Un altro cambio più che mai discutibile da parte del mister, nelle ultime settimane in grande crisi tecnico-tattica. In Slovacchia sperano che colui che sta(va) allenando il Napoli non sia lo stesso che dovrebbe far fare belle figura la nazionale in quel di Euro 2024.

Succede poco o nulla, nei minuti finali, con il Lecce che mette il naso più frequentemente nella tre-quarti azzurra, soprattutto grazie alla vivacità di Piccoli, molto più effervescente dello statico e malservito Krstovic, capace di far fare bella figura al duo Ostigard-Juan Jesus. Il mini-bomber riesce a trovare qualche spunto in mezzo alle maglie molto più larghe della difesa azzurra (non che fosse mai stata una roccaforte), ma un paio di tentativi fuori misura permettono a Meret di portare a casa, dopo tempo immemore, il bonus d’imbattibilità, messo a repentaglio da una conclusione di Oudin, il cui sinistro non finisce molto lontano dalla porta.

Il triplice fischio di Dionisi è una liberazione per tutti: per i calciatori, finalmente liberi dal peso di uno Scudetto sulla maglia, troppo grande da sostenere da questi ragazzi, non bidoni come questa stagione farebbe pensare che siano, ma neppure i fenomeni che l’anno scorso abbiamo acclamato; semplicemente ragazzi senza alcuna dote di leadership e carenti della personalità necessaria per confermarsi a determinati livelli, una volta raggiunti (ed averli raggiunti è, indubbiamente, un loro merito). Una liberazione per De Laurentiis che, dopo aver assunto molte delle responsabilità del fallimento di questa stagione, non vede l’ora di fare piazza pulita delle mele marce, mettendo a punto un nuovo progetto tecnico, attraverso nuovi incarichi dirigenziali, leggasi Manna nuovo d.s; un nuovo allenatore (Conte in pole-position, ma guai a metterci il pensiero) e nuovi calciatori, rivoltando come un calzino una squadra che andrà cambiata in almeno sei-sette elementi della squadra titolare; una liberazione per i tifosi che, nonostante i deludenti risultati della squadra, non hanno mai fatto mancare il loro supporto, criticando la squadra, a ragion veduta, ma tenendo civilmente bassi i toni della contestazione.

Cala il sipario, dunque, sulla stagione più disgraziata dell’era-De Laurentiis, che come quella dello Scudetto, sarà impressa nella mente di tutti per tantissimo tempo. Unico modo per scacciare via quest’incubo è quello di ritornare ad essere quello che il Napoli era fino allo scorso Giugno: un esempio di società virtuosa e vincente, allo stesso tempo. Il presidente sta già lavorando per questo nuovo progetto, sul quale i riflettori sono puntati già da tempo, da molto prima di quest’anonimo Napoli – Lecce.

I voti: Meret (6); Di Lorenzo (6); Ostigard (6); Juan Jesus (6); Olivera (5,5); Zambo Anguissa (5,5); Lobotka (5,5); Cajuste (5,5); Politano (5,5); Simeone (5); Kvaratshkelia (6).

Dalla panchina: Raspadori (6); Osimhen (5,5); Ngonge (6,5); Mazzocchi (sv)

Il mister: Calzona (5)

 

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