Operaio campano muore a 33 anni dopo volo di decine di metri: non aveva casco nè imbracatura

Operaio campano muore a 33 anni dopo volo di decine di metri: non aveva casco nè imbracatura

Giovanni è deceduto mentre lavorava, nella terza e ultima sezione della pala eolica, al montaggio meccanico degli aerogeneratori


TRAPANI/BENEVENTO – Scivola giù una chiave da lavoro, il collega scende in ascensore per recuperarla e all’improvviso sente un tonfo. Sul solaio in acciaio, nella seconda sezione che compone la pala eolica, con il corpo rivolto all’insù, c’era il giovane operaio, morto sul colpo. Giuseppe Carpinelli, 33 anni, di Benevento, è precipitato privo di imbracatura e casco, facendo un volo di trentatré metri. L’equivalente di un volo da un palazzo di undici piani.

È morto mentre lavorava, nella terza e ultima sezione della pala eolica, al montaggio meccanico degli aerogeneratori all’interno del palo 3 del parco “Erg 69”, in contrada Ranchibilotto a Salemi, nel trapanese. A inizio turno era salito in ascensore, con almeno uno dei suoi colleghi, portando con sé casco e imbracatura. Ed è li, all’ultimo piano, che sono stati trovati i suoi dispositivi di protezione individuale.

È una morte avvolta da tanti dubbi e domande. Perché l’operaio era privo di imbracatura? Il dispositivo che salva la vita, dotato di ganci di sicurezza, che passa per il sottocoscia e sotto le braccia, perché è stato rimosso o, addirittura, mai indossato? A causare la caduta sarà stato un malore? In quanti stavano lavorando nella terza sezione, in un ambiente che ha un diametro di quattro metri? E ancora, il responsabile della sicurezza all’interno del cantiere era presente? A quanti controlli ispettivi è stata sottoposta l’azienda da quando opera al parco “Erg 69”? Perché gli operai lavoravano in turno straordinario?

Questi sono alcuni dei quesiti a cui daranno risposta il medico legale e la procura di Marsala, che ha aperto un fascicolo.

Il giovane operaio lavorava, in turno straordinario, per la Ivpc (Italia vento power corporation) di Napoli, azienda a cui sono stati affidati in subappalto, dalla Vestas Italia srl, le opere di installazione e di manutenzione delle turbine eoliche. È l’ennesima tragedia in Sicilia dopo quella di Casteldaccia, in cui, lo scorso 6 maggio, sono morti cinque operai durante la manutenzione a un impianto di sollevamento della rete fognaria.

Da più parti, sindacati e politica, chiedono controlli sugli appalti e sui subappalti, per evitare che il costo al ribasso gravi sulla sicurezza dei lavoratori, investimenti delle aziende nella formazione e più ispettori per i controlli. Ed è proprio il numero deli ispettori, nel trapanese disarmanti, a dare scandalo.

All’Ispettorato del lavoro sono solo in due gli addetti ai controlli, a fronte dei ventitré previsti in pianta organica. Due ispettori che oltre a dover vigilare sul rispetto delle norme sulla sicurezza nei cantieri e nei luoghi di lavoro devono anche smaltire pratiche burocratiche in ufficio. Il nucleo operativo dei carabinieri addetti al controllo delle aziende conta, invece, sette unità. Impossibile, nei venticinque comuni del territorio trapanese, riuscire a controllare aziende, cantieri e campi agricoli con un numero così infinitesimale di ispettori.

Intanto, attorno alla tragedia di Salemi è stato eretto il muro del silenzio. Impossibile avvicinarsi al parco eolico, così come riuscire a contattare i colleghi di Giuseppe Carpinelli e l’azienda in subappalto Ivpc. Silenzio anche dalla procura di Marsala. Di certo c’è che quando è scattato l’allarme per il giovane operaio non c’era più nulla da fare: il volo da quei trentatré metri che distanziano una sezione dall’altra sono stati fatali.

I soccorritori hanno potuto solamente constatare il decesso, a cui è seguita una lunga e complessa operazione dei vigili del fuoco e del Saf, il nucleo speleo-alpino-fluviale, durata oltre quattro ore a causa dell’ambiente angusto, per portare fuori dall’albero della pala eolica la salma. «Un piano strategico per la sicurezza dei lavoratori del territorio trapanese» è quanto hanno chiesto ieri Cgil, Cisl e Uil in Prefettura, a margine del sit in di ieri mattina per la sicurezza e contro le morti sul lavoro.

Intanto, in Sicilia è un’escalation: nel 2023 sono state 65 le vittime sul lavoro a cui si aggiungono da gennaio a sabato scorso altri diciotto infortuni mortali. Un trend che non si arresta, sopratutto nelle zone rosse della Sicilia. Trapani continua a essere per incidenza di infortuni mortali al terzo posto, dopo Palermo e Agrigento.

FONTE: REPUBBLICA.IT