Conte-Ancelotti, il paragone (che non regge) fatto solo da chi vuole il male del Napoli

Conte-Ancelotti, il paragone (che non regge) fatto solo da chi vuole il male del Napoli

Nessun punto di contatto dal punto di vista caratteriale né tecnico, due modi di vivere il calcio decisamente opposti


Prima dell’ingaggio di Conte da parte del Napoli se ne sono dette davvero di tutti i colori. Dopo l’ufficialità, anche. Prima si sprecavano i “prende troppo, non verrà mai”, “Adl vuole solo risparmiare, figuriamoci se prende Conte”, ora la musica non sembra cambiata. Anzi, perché si è letto e stra letto che “Sono due caratteri troppo forti, litigheranno e Conte andrà via” così come “Per non fare la fine di Ancelotti, Conte deve….”. Ecco, è il paragone Conte-Ancelotti a farla da padrona in questi ultimi giorni. E che paragone sarebbe? Tecnico? No. Caratteriale? No. E allora, che gioco è questo? Il paragone non regge, da qualunque parte lo si guardi. Perché da un lato c’è un carattere focoso e la gestione di un gruppo e di campioni lasciati spesso liberi da paletti e regole, dall’altro un sergente di ferro, rigoroso e sedute tattiche capaci di portare al limite ogni giocatore. E il paragone regge ancor meno se si pensa al fatto che Ancelotti fu fatto fuori dalla squadra e non da Adl che con lui ebbe fino alla fine un buon rapporto mentre la storia di Conte (Carletto ci perdoni) insegna che mai si è fatto sopraffare dai calciatori, in qualunque modo si chiamassero. Ancelotti pacato andò d’accordo con Adl e Conte, fumantino, ci litigherà? È davvero questo il paragone e il punto di riferimento per argomentare la scelta di un allenatore? Sembra, piuttosto, la creazione ad hoc dei soliti in attesa del “lo sapevo, lo avevo detto, me l’aspettavo”, e di quelli che gioiscono per le vittorie ma che gonfiano il petto quando accade quel qualcosa che nessuno sperava, tranne evidentemente loro stessi.

La verità è che Conte al Napoli dà fastidio a tanti perché sembra quello giusto per rinascere e tornare a vincere. Conte è il nuovo allenatore del Napoli e se ne facciano una ragione tutti i detrattori ed i finti sostenitori. Il campo dirà il suo Napoli dove potrà arrivare. Intanto, però, va ricordato che il silenzio è d’oro perché parlare a sproposito, il più delle volte, rischia di portare a bruttissime figure.