Da Napoli al Napoli: la storia del modulo di Conte

Da Napoli al Napoli: la storia del modulo di Conte

Tanto entusiasmo, ma anche tanta curiosità di vedere al lavoro Mister Conte ed il suo Napoli.


Tanto entusiasmo, ma anche tanta curiosità di vedere al lavoro Mister Conte ed il suo Napoli.

Si può ipotizzare quel che sarà il nuovo Napoli che subirà un’importante evoluzione da un punto di vista tattico, e forse, anche di organico.

Il miglior Napoli lo abbiamo ammirato con il 4-3-3, prima di Sarri, e poi, di Spalletti.

Tanto gioco, qualità e capacità di dominare. Così come lo erano le squadre del primo Conte.

Arezzo, Bari, Atalanta e Siena sono state le prime esperienze che hanno visto il tecnico salentino alle prese con il 4-4-2 mascherato, perché poi in campo si trasformava in un 4-2-4.

Un modulo che ha dato grandi risultati con le promozioni in A del Bari, prima, e del Siena, poi.

Tra l’altro chiuse i rispettivi campionati con il miglior attacco.

Poi arriva alla Juve, dove anche lì prosegue con la filosofia del 4-2-4. Scarsi risultati e prestazioni altalenanti portano il tecnico a pensare di cambiare qualcosa.

E proprio contro il Napoli, all’allora San Paolo, il 29 novembre 2011 tira fuori l’asso dalla manica, il 3-5-2.

Da lì nasce il Conte che ancor tutt’oggi conosciamo ed ammiriamo. Come il periodo rosa di Picasso, il buon Antonio da quella serata ha svoltato la sua carriera di allenatore che lo ha portato a vincere ben otto trofei, tra campionati e coppe, con tre squadre diverse. 

Adesso bisognerà saper essere pronti al cambiamento anche come tifosi, accettare di vedere un Napoli più operaio, compatto e grintoso e dimenticare il Sarrismo e lo Spallettismo. Inizia davvero una nuova era, ma sempre con lo stesso obiettivo: vincere!