Sacche di sangue scadute e scomparse, al via l’inchiesta della Procura di Salerno

Sacche di sangue scadute e scomparse, al via l’inchiesta della Procura di Salerno

L’inchiesta coinvolge i nosocomi di San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, dove alcune sacche sono risultate sparite


SALERNO – La Procura di Salerno ha avviato un’indagine riguardante la gestione delle sacche di sangue scadute e successivamente scomparse dall’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona. Le sacche, regolarmente conservate fino alla loro scadenza, risultano ora “non trovate” nei registri ufficiali, nonostante fossero virtualmente disponibili per i pazienti dell’azienda ospedaliera, compresi i presidi Santa Maria Incoronata dell’Olmo di Cava de’ Tirreni e Fucito di Mercato San Severino.

L’inchiesta, condotta dal procuratore capo Giuseppe Borrelli e supportata dai Carabinieri del NAS di Salerno, si concentra sulle sacche di sangue mancanti dal 2021 al 2023. Sotto esame ci sono due registri per l’annotazione delle sacche e il sistema di caricamento dati su una piattaforma informatica. Le irregolarità sollevano il sospetto che le sacche possano essere state utilizzate nonostante la scadenza o smaltite in modo improprio, mettendo a rischio la salute dei pazienti.

Particolare attenzione è rivolta alla dicitura “non trovate” presente nelle cartelle di catalogazione degli emoderivati. In alcuni casi, le giustificazioni per lo smaltimento delle sacche appaiono inappropriate, legate a problematiche del sangue che dovrebbero essere state analizzate subito dopo la raccolta e ufficialmente validate. La discrepanza solleva dubbi sulla correttezza dei controlli effettuati al momento della raccolta del sangue.

Le indagini mirano a chiarire le procedure adottate per la catalogazione e la conservazione delle sacche di sangue, al fine di identificare eventuali responsabilità. Le sacche scomparse, che riguardano diversi gruppi sanguigni (A, B, AB, O, RH positivo e negativo), includono anche sacche di tipo 0 che risultano trasfuse in altri presidi, secondo registri che non forniscono informazioni esaustive.

In aggiunta alle irregolarità nella gestione delle sacche di sangue, vi è una segnalazione recente riguardante l’analisi di campioni di sangue. Provette con campioni sarebbero state portate dall’esterno al pronto soccorso per essere analizzate, spesso appartenenti a persone mai passate per il triage ospedaliero, inclusi parenti del personale. Al momento, questa denuncia resta verbale e non formalizzata.

L’inchiesta della Procura intende far luce su queste condotte opache e assicurare che la gestione degli emoderivati sia trasparente e sicura per i pazienti, con responsabilità ben definite tra i vari attori coinvolti.