Napoli, giovane infermiera colpita con un pugno da un paziente: il racconto choc

Napoli, giovane infermiera colpita con un pugno da un paziente: il racconto choc

“La cosa più avvilente è la sensazione di essermi sentita violata come persona, come donna, come professionista”


NAPOLI – Giovane infermiera aggredita con un pugno al Cardarelli di Napoli. A raccontare il triste episodio è la stessa vittima, Veronica Caudiero,  in esclusiva ai microfoni di “Nessuno Tocchi Ippocrate”. Questo è quanto si legge sulla loro pagina Facebook:

“Durante la seconda notte di reperibilità presso il reparto di PS/OBI, tra il 21 e 22 giugno verso le ore 02.05 circa, mentre cercavo di dare assistenza e prestare cura, insieme a due colleghi oss, ad un paziente ricoverato in OBI quest’ultimo mi aggrediva dapprima minacciandomi e, non pienamente soddisfatto, mi sferrava inoltre un violento pugno in volto, colpendomi e danneggiandomi gravemente il naso. Dopo, quando sono tornata a prendere i miei effetti personali, lo stesso paziente continuava a minacciarmi in napoletano dicendo “sei ancora qua? Neanche te ne sei andata? Ti è piaciuto il pugno?!”
A seguito dell’aggressione – prosegue Veronica – ho riportato la rottura delle ossa nasali e deviazione del setto nasale, oltre alla prostrazione psicologica (che più difficilmente si rimarginerà) legata alla violenta condotta subita a mio scapito e, di riflesso, a scapito di tutti i professionisti nel settore sanitario. I danni fisici subiti necessiteranno di un intervento chirurgico mentre i danni morali connessi alla violenza subita nello svolgimento delle funzioni, o a causa di esse, resteranno per sempre. La cosa più avvilente è la sensazione di essermi sentita violata come persona, come donna, come professionista. Ho sempre lavorato con senso di abnegazione, cura ma soprattutto nel rispetto delle funzioni e dell’altrui persona e quindi dell’utenza. Quanto mi è accaduto è la moneta con la quale mi hanno ricambiato. Sto vivendo un calvario fisico, psicologico e burocratico indescrivibile e che non auguro a nessuno, tanto meno ai miei colleghi. E proprio questa è la mia speranza: dare ascolto a quella voce che, ahimè da troppo tempo, dice STOP ALLA VIOLENZA IN CORSIA!”.