Kvara, perché il suo addio non deve fare troppo male: a Napoli le storie d’amore sono state altre

La storia tra il Napoli calcio e Khvicha Kvaratskhelia è ormai ai titoli di coda. A breve (forse proprio mentre stiamo scrivendo chissà) il talentuoso georgiano, che con gli azzurri ha indossato la maglia numero 77, finirà al Psg. Sul web, in strada, al bar, le considerazioni dei tifosi napoletani in questi giorni sono né più né meno delle vere montagne russe. C’è chi già lo rimpiange, chi addirittura ne piange l’addio e chi, di contro, lo considera un traditore. Chi vi scrive si trova esattamente nel mezzo. E perché non si vuole prendere posizione o peggio ancora si punta ad accattivarsi il lettore, ma soltanto per un pensiero frutto di un ragionamento. Più da giornalista che da tifoso. Un ragionamento che mi porta ad affermare che la cessione di Kvara sarà meno dolorosa di tante altre. Anche se oggi sembra non esserlo. E non è una questione di prezzo, seppure (e su questo è davvero difficile essere contrari) prendere tra i 70 e gli 80 milioni in una fase di “stanca” generale del mercato calcistico e soprattutto a gennaio rappresenti un capolavoro clamoroso da parte di Adl e Manna.

È una questione di sentimenti, di legami, una questione di cuore. Perché questa è una città che ha visto andare via il più grande di tutti i tempi e poi via via tanti altri ai quali noi napoletani eravamo, più o meno, legati. Legati perché noi tifosi siamo così, quando nei piedi di un giocatore c’è la luce, la magia, allora automaticamente ce ne innamoriamo. Eppure lo facciamo tralasciando un unico (e però fondamentale) particolare: gli occhi. Perché gli occhi difficilmente mentono e se avessimo guardato attentamente quelli di Kvara ci saremmo accorti che questo, da tanto tempo ormai, non è il giocatore del quale ci eravamo innamorati. Non lo è nei piedi ma soprattutto non lo è nella testa e nel cuore. La voglia ha da tanto lasciato spazio alla malinconia, la serenità al ‘sentirsi stretto’. E allora, per chi vi scrive, sarebbe sufficiente che Kvara se ne andasse senza troppo clamore, tra un “grazie davvero per quanto hai fatto” e un sorriso di chi subito dopo gira pagina.

Perché quella tra il Napoli e Kvara non è stata e non può essere una grande storia d’amore. Kvara non ha vissuto mai totalmente la città, la gente, il popolo. E non vivere vuol dire non amare. Da queste parti, invece, qualcuno che ha amato davvero la maglia azzurra è passato eccome. E forse tra loro non c’è il 77. Ecco perché, oggi, con la maturità che ci contraddistingue, strapparsi i capelli, piangere o arrabbiarsi oltremodo per questo addio sembra davvero troppo.

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