ITALIA – Era il 2012 quando la Costa Concordia entrò in collisione con gli scogli causando la morte di 32 persone. Una tragedia per la quale il comandante Francesco Schettino fu condannato a 16 anni di reclusione per omicidio plurimo colposo, lesioni colpose, naufragio colposo e abbandono della nave. Dopo aver scontato oltre metà della pena, Schettino ha maturato i termini che gli consentono di accedere a misure alternative al carcere e ha richiesto la semilibertà.
Mentre i giudici si pronunceranno, risuonano come un rumore terribile le parole di Vanessa Brolli, all’epoca 14enne, sopravvissuta al disastro.
Era lì per festeggiare i 50 anni di matrimonio dei nonni e fu salvata dal padre, che mise lei e la madre su una scialuppa, e poi tornò indietro per salvare altre persone mentre il fratello Omar, all’epoca 18enne, si occupò proprio dei nonni e di altri in difficoltà: “È giusto che Schettino paghi per quello che ha fatto – ha tuonato – e dispiace sapere che potrebbe tornare a casa. A prescindere dalla decisione dei giudici siamo certi che Schettino vivrà il resto dei suoi giorni con addosso il peso di questa tragedia. Questa è la più grande pena per lui. Anche se dovesse uscire dal carcere, dovrà convivere con questa colpa per tutta la vita”.
Per lei un ricordo terribile, che non andrà mai via dalla sua testa: “Sulla nave – ha concluso – ho visto persone trasformarsi in animali. L’istinto di sopravvivenza ti fa fare cose terribili e non guardi in faccia a nessuno e pensi solo a salvarti. Ho visto uomini sgomitare e colpire donne incinta pur di raggiungere le scialuppe e tanti bambini in lacrime cercare la loro mamma”.




