MILANO / NAPOLI – La Corte d’Assise di Milano ha depositato le motivazioni della sentenza di condanna all’ergastolo per Alessandro Impagnatiello, riconoscendo la premeditazione e la crudeltĂ con cui ha ucciso la compagna Giulia Tramontano, incinta di sette mesi del piccolo Thiago. Secondo i giudici, il barman 31enne aveva maturato l’idea di ucciderla giĂ sei mesi prima del femminicidio, avvenuto il 27 maggio scorso.
Dalle indagini è emerso un piano dove Impagnatiello si è procurato del cloroformio sotto falso nome, somministrando topicida e ammoniaca alla compagna, cercando informazioni online su sostanze sedative e metodi per occultare un cadavere. Un’escalation di crudeltà culminata nel pomeriggio del 27 maggio, quando, appresa la notizia che Giulia aveva scoperto la sua doppia vita e aveva incontrato l’altra donna con cui aveva una relazione parallela, ha deciso di passare all’azione. Dopo essere rientrato a casa prima del previsto, ha preparato l’agguato rimuovendo il tappeto dal pavimento e coprendo il divano con un telo per evitare tracce di sangue.
L’omicidio è avvenuto attorno alle 19:00, come dimostrano le urla udite dai vicini e i messaggi che Giulia gli aveva inviato poco prima, accusandolo di averla ingannata. Impagnatiello l’ha colpita con decine di coltellate per poi avviare una messinscena, mandando messaggi per far credere a una fuga volontaria. Secondo la Corte, non c’è mai stato alcun ripensamento: il delitto è stato pianificato e affinato per mesi, con freddezza.
Pertanto, i giudici hanno riconosciuto anche l’aggravante della crudeltà .




