Nel momento clou della stagione, nel momento più importante dell’anno dal punto di vista calcistico. Un errore grande, grave. L’uscita del libro che riguarda la storia di Luciano Spalletti al Napoli, un libro in cui in tanti, troppi passaggi l’attacco ad Aurelio De Laurentiis è tutt’altro che velato. Non si tratta di dichiarazioni, questo deve essere chiaro a tutti, ma di estratti di un testo che vede protagonista il tecnico che dopo 33 anni ha riportato lo scudetto a Napoli e al Napoli. Questi stessi estratti, però, hanno tutti lo stesso leitmotiv, vale a dire sottolineare le colpe, vere o presunte di Adl, nel rapporto con il tecnico e addirittura la lontananza del patron da squadra, staff e allenatore nel giorno della conquista del tricolore a Udine.
C’era proprio bisogno di farlo in questo momento? La risposta è scontata, NO! Certo, c’è chi dirà “ma era già previsto che uscisse in questo periodo”, “nessuno poteva sapere che il Napoli a maggio sarebbe stato in lotta per il primo posto” etc etc etc. Chiacchiere, solo chiacchiere. Perché le uscite dei libri possono essere anticipate o posticipate d’accordo con le case editrici e, in questo caso, la possibilità, nel rispetto del Napoli, doveva diventare realtà. E invece? Un fulmine a ciel sereno, nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Il Napoli di fatto è passato in secondo piano rispetto ad una mera strategia di marketing: sì, chi voleva che si parlasse di questo libro, ha ottenuto il suo scopo fregandosene delle conseguenze nell’ambiente Napoli. Ma Lucianone non poteva intervenire evitando che si alzasse questo polverone? Probabilmente sì e se solo avesse avuto una minima possibilità di farlo non avrebbe dovuto tirarsi indietro. Perché quelle parole minano, anche se di poco, la serenità di un ambiente che sta viaggiando unito verso un obiettivo prestigioso e per certi versi clamoroso. Lo minano almeno dal punto di vista di una parte della tifoseria da sempre contro il Presidente e che oggi ha dunque nuovamente qualcosa su cui aggrapparsi per criticarlo nuovamente.
E non è così che doveva andare. Quelle parole non dovevano uscire, non oggi quando ci stiamo giocando uno scudetto. Punto.




