VILLARICCA – Sta suscitando non poche perplessità – e fondati dubbi di legittimità – la determina n. 265 del 26 marzo 2025 con cui il Comune di Villaricca ha liquidato la somma di 300,12 euro alla ditta Serpone S.r.l. per l’acquisto di una fascia destinata al Presidente del Consiglio Comunale. Una spesa apparentemente di routine, ma che cela questioni ben più rilevanti di natura istituzionale e normativa.
“Una fascia fuori legge”
Dodici consiglieri comunali, firmatari della richiesta di chiarimenti, non usano mezzi termini: la fascia è un segno distintivo previsto esclusivamente per la figura del Sindaco, come stabilito dal Testo Unico degli Enti Locali (TUEL) all’articolo 50, comma 12. Non esiste, a oggi, alcuna norma che preveda l’adozione di fasce ufficiali per altri membri dell’amministrazione comunale, tanto meno per il Presidente del Consiglio, figura che ha ruoli di garanzia ma non di rappresentanza esterna dello Stato o dell’ente.
La risposta che non soddisfa
Ancora più preoccupante è il tentativo di giustificazione fornito dal Responsabile del Servizio Affari Generali, secondo cui la fascia sarebbe stata acquistata per “gli usi previsti dalla legge nell’esercizio delle funzioni delegate di volta in volta dal Sindaco”, in un periodo – agosto 2024 – in cui sarebbe mancata la figura del vicesindaco. Tuttavia, gli stessi consiglieri contestano la ricostruzione dei fatti: non risulta alcuna assenza documentata del Sindaco, né una delega formale al Presidente del Consiglio per esercitarne le funzioni.
Spesa pubblica non giustificata?
Siamo quindi di fronte a una situazione paradossale: una spesa pubblica è stata giustificata con una ricostruzione approssimativa e priva di supporti documentali. Nessuna copia della fattura è stata allegata alla determina, né è stato fornito il provvedimento di affidamento alla ditta fornitrice. Inoltre, se anche il Presidente del Consiglio avesse agito da “delegato del Sindaco”, la legge gli avrebbe consentito, al massimo, di indossare la fascia tricolore ufficiale del Sindaco – non un simbolo personalizzato o non conforme.
Una fascia che imbarazza
La questione, oltre che giuridica, è profondamente simbolica: i segni distintivi delle cariche pubbliche non sono meri accessori cerimoniali, ma espressione dell’ordinamento democratico. Stravolgerli, attribuendoli arbitrariamente ad altre figure istituzionali, ne svuota il significato e rischia di trasformare la forma in vuoto protagonismo.
La questione potrebbe arrivare in Prefettura
In attesa di risposte puntuali e documentate, i consiglieri comunali (Giuliano Granata, Teresa Montella, Francesco Maisto, Luigi Sarracino, Nicola Tambaro, Antonio Y. Pennacchio, Raffaele Portoghese, Nicola Campanile, Silvio Cacciapuoti, Umberto Di Vivo, Antonella D’Aniello, Vincenzo Di Rosa) minacciano di rivolgersi alla Prefettura. Ed è un passaggio doveroso: perché anche una fascia, se indossata senza titolo, può diventare il simbolo di qualcosa di più grave di una semplice spesa contestata – può rappresentare l’appropriazione indebita di un’autorità che non spetta.




