Corruzione e riciclaggio: 17 misure cautelari nel casertano, arrestati anche un sindaco ed un ex consigliere regionale

CASERTANO – Giuseppe Guida, sindaco di Arienzo, in provincia di Caserta, coordinatore provinciale di Forza Italia è tra i destinatari delle 17 misure cautelari notificate dai carabinieri di Caserta al termine di indagini coordinate dalla Dda nell’ambito di un’inchiesta su corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, istigazione alla corruzione, turbata liberta degli incanti, riciclaggio e autoriciclaggio.

Guida è finito ai domiciliari.

Coinvolto nell’inchiesta (per lui disposto il carcere) l’ex consigliere regionale dell’Udeur nonché imprenditore dei rifiuti di Casal di Principe, Nicola Ferraro, che già ha scontato 7 anni di carcere per concorso esterno in camorra. Tra gli indagati anche l’ex direttore generale dell’Asl di Caserta Amedeo Blasotti, per il quale la Procura guidata da Nicola Gratteri aveva chiesto il divieto di dimora che però il Gip non ha concesso durante gli interrogatori del maggio scorso, e l’ex consigliere regionale Luigi Bosco, attuale coordinatore regionale di Azione; anche per quest’ultimo la richiesta di misura è stata rigettata.

La scoperta più eclatante – sottolinea Edizione Caserta – riguarda Giuseppe Rea, imprenditore di Lusciano trapiantato a Caserta, accusato di custodire le tangenti per Ferraro e altri. Durante una perquisizione, i militari hanno trovato circa 1,7 milioni di euro in contanti nascosti ovunque: armadi, scatole, perfino dentro la lavatrice. Secondo la DDA, si trattava della “cassa” del sistema corruttivo, alimentata da percentuali sugli appalti pilotati.
Le somme, secondo gli inquirenti, provenivano soprattutto da gare per la raccolta rifiuti in diversi comuni e dal settore delle sanificazioni nelle Asl di Caserta e Benevento, gestite attraverso un presunto cartello di imprese con rotazioni concordate.

LE MISURE CAUTELARI

Misura Nome
Carcere Nicola Ferraro – imprenditore, ex politico, figura centrale dell’inchiesta
Aniello Ilario – imprenditore sannita
Giuseppe Rea – custode della “cassa” delle tangenti
Arresti domiciliari Francesco Pietro Buonanno
Virgilio Emanuele Pio Damiano
Vittorio Fuccio
Giuseppe Guida – sindaco di Arienzo e coordinatore provinciale di Forza Italia
Vincenzo Agizza
Paolo Onofrio
Massimo Cirillo
Divieto di dimora Anna Lanzuolo – fuori dalla Campania
Pietro Paolo Ferraiuolo – fuori da Casal di Principe
Interdittive (12 mesi) Mauro Marchese – divieto di incarichi direttivi
Eugenia Iemmino – divieto di incarichi direttivi
Sospensione da pubblici uffici Antonio Garofalo – rettore Università Parthenope
Divieto di contrattare con la PA R. B.
B. F.

Tra gli indagati a piede libero figurano il segretario regionale di Azione Luigi Bosco e l’ex direttore dell’Asl Caserta Amedeo Blasotti. Per loro misura rigettata dal gip.

I protagonisti e i filoni d’indagine

    • Nicola Ferraro
      Figura chiave, avrebbe continuato — secondo la DDA — le attività illecite già oggetto di precedenti condanne, infiltrandosi nelle amministrazioni pubbliche per orientare gli appalti verso imprenditori compiacenti, in cambio di tangenti. Contestati episodi legati al Comune di Arienzo e ad appalti dell’Asl di Caserta.

    • Giuseppe Rea
      Custodiva il denaro contante frutto delle operazioni corruttive. La perquisizione nella sua abitazione ha portato al sequestro record di quasi due milioni di euro. Rea è accusato di riciclaggio e autoriciclaggio.

    • Aniello Ilario
      Imprenditore del Sannio-Caudino, coinvolto in più episodi di presunta corruzione legati a gare pubbliche.

    • Giuseppe Guida
      Sindaco di Arienzo e coordinatore provinciale di Forza Italia. Ai domiciliari per il presunto coinvolgimento in un appalto sui rifiuti contestato a Ferraro.

    • Antonio Garofalo
      Rettore dell’Università Parthenope, sospeso e con divieto di dimora a Napoli. La misura cautelare è legata al rischio di reiterazione del reato in contesti accademici e amministrativi.

    • Famiglia F.
      R. e B. F. colpiti dal divieto di contrattare con la pubblica amministrazione. Sono coinvolti in un appalto di sanificazione Asl che avrebbe visto anche la partecipazione dell’ex Dg Amedeo Blasotti (nessuna misura per lui, poiché decaduto dall’incarico).

La caduta dell’accusa di camorra

Il Gip Marrone ha respinto le richieste della DDA per il reato di associazione mafiosa nei confronti di Ferraro, ritenendo non provata la sua attuale appartenenza a un clan. Restano però le accuse di corruzione, riciclaggio, turbativa d’asta e istigazione alla corruzione.
Questa decisione riduce il peso delle aggravanti mafiose, ma la Procura potrebbe ricorrere al Riesame per ottenerne il ripristino.

Il sistema corruttivo secondo gli inquirenti

Secondo la ricostruzione della DDA, Ferraro avrebbe diretto un sistema ben rodato:

    • Settore rifiuti: accordi con amministratori locali per pilotare gare, in cambio di percentuali sul valore dell’appalto.

    • Sanificazioni nelle Asl: cartello di imprese con rotazione predeterminata e subappalti a imprenditori “amici”.

    • Flusso di denaro: i proventi confluivano a Rea, che li custodiva e li consegnava periodicamente a Ferraro.

    • Rete di complicità: coinvolgimento di politici, dirigenti pubblici, manager e imprenditori.

Un’inchiesta destinata a proseguire

L’operazione odierna è il risultato di indagini avviate tra il 2022 e il 2023. Molti degli indagati, inclusi alcuni politici locali, potrebbero presentare ricorso al Tribunale del Riesame. Allo stesso modo, la Procura di Napoli sembra intenzionata a insistere sul riconoscimento delle aggravanti mafiose.

L’impatto mediatico è enorme, non solo per la caratura dei nomi coinvolti, ma soprattutto per l’immagine impressionante delle banconote sequestrate: un simbolo plastico della corruzione che, secondo l’accusa, avrebbe inquinato appalti pubblici per milioni di euro.

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