NAPOLI – E’ tutta una questione di “tempo”, di un tempo, per meglio dire. Agli azzurri è bastato il primo per sistemare l’Atalanta, Sabato sera, ha dovuto attendere il secondo per avere ragione del Qarabag e conquistare tre punti fondamentali nella rincorsa alla qualificazione ai playoffs.
Una partita che era da vincere e che i partenopei portano a casa dopo un primo tempo sonnolente ma un secondo nella quale il cedimento di schianto degli azeri ed un forcing esasperante dei ragazzi di Conte spostano l’equlibrio da uno 0-0 che sembrava non schiodarsi mai, soprattutto dopo il rigore sbagliato da Hojlund. Poi, come spesso accade, nel momento del bisogno appare, come per magia, Scott McTominay, autore del primo gol, generatore dell’autogol del raddoppio.
Due squilli da tre punti per lo scozzese per una classifica sulla quale i campioni d’Italia possono abbozzare un velato sorriso, allontanandosi temporaneamente dalla zona calda della super-classifica, nella quale, prima della partita contro il Qarabag, li vedeva occupare l’ultimo posto disponibile per la qualificazione.
Per questo, la vittoria contro gli azeri era fondamentale non solo per dare una parvenza di continuitĂ alla buona vittoria contro l’Atalanta ed arrivare in condizioni, soprattutto psicologiche, al meglio al big-match contro la Roma, ma anche, in chiave Champions, per affrontare le ultime tre partite con una classifica meno preoccupante e una speranzella in piĂą di qualificazione.
Curiosamente, gli azzurri affronteranno nelle ultime tre partite di girone Copenaghen, Benfica e Chelsea, che sono le tre formazioni contro le quali il Qarabag ha ottenuto i suoi sette punti in classifica. Ne facesse altrettanti, il Napoli, sarebbe ampiamente dentro la zona-playoffs, forse addirittura tra le prime sedici.
Ma bisognava battere il Qarabag, squadra sulla carta alla portata ma al tempo stesso difficile da “leggere” soprattutto nell’atteggiamento.
Squadra che veniva a Napoli con poco da perdere e tanto da guadagnare, soprattutto se fosse uscita dal Maradona con qualche punticino il tasca. Il problema era tutto del Napoli, obbligati a fare punti per rimanere a galla e forse l’ansia di dover fare risultato a tutti i costi ha condizionato il primo tempo, nella quale gli azeri, tranne un paio di circostanze, hanno contenuto i (pochi) attacchi del Napoli ma cedendo poi le armi nella ripresa.
Per l’occasione, Conte conferma in blocco (o quasi) la squadra vittoriosa contro l’Atalanta, dovendo rinunciare a Gutierrez per infortunio, e affidandosi ad Olivera. Nessun turnover, anzi si fa leva sul detto “squadra che vince non si cambia”, puntando nuovamente sull’asse orizzontale Lang-Neres a tenere compagnia ad Hojlund e comporre il tridente d’attacco; McTominay fiancheggia Lobotka nelle questioni di centrocampo, mentre il trio difensivo può contare sulla presenza di Rrahmani, uscito anzitempo contro l’Atalanta per una botta.
C’era grande curiositĂ di capire se Lang e Neres potessero confermare le buone cose viste Sabato scorso e, sebbene il gol non sia arrivato nè dall’uno nè dall’altro, i due hanno giocato una buona partita, eccellente soprattutto quella del brasiliano che, fin quando è rimasto in campo, ha reso rovente la sua zona di campo, inzuppata di pioggia ed umiditĂ , con le sue folate che mettono in crisi la difesa azera. Proprio con Lang, crea i presupposti di un gol che andrebbe diritto verso la candidatura al Premio Puskas, ma la sua meravigliosa sforbiciata incrocia il guantone di Kochalski, di gran lunga il migliore dei suoi, a cui si deve il merito di aver contenuto un passivo sicuramente piĂą ampio; e dove non arriva il portiere polacco, ci pensa la traversa a dire di no al brasiliano, su un tiro, che chissĂ se voleva essere davvero tale: una sorta di lob che scavalca il portiere e va incocciare il legno. In poche parole, anche senza gol il brasiliano conferma le buone impressioni avute in campionato, così come Lang, a cui serve continuitĂ per apprezzarne l’efficacia ed i colpi. Ed ora che è in fiducia, Conte non dovrĂ fare l’errore di parcheggiarlo nuovamente in panchina preferendogli Elmas – anche se l’attuale rosa ha davvero poco da offrire come ricambi, vista l’enormitĂ di defezioni a cui il mister deve far fronte – per un Napoli piĂą “abbottonato” ma meno propositivo e con poche idee in attacco.
Anche l’idea di tenere Politano in panchina per un’oretta è piĂą che saggia ed alla fine porta i suoi benefici: il laterale romano entra bene in partita risultando un fattore decisivo per la vittoria. L’assist per il secondo gol è roba sua, ma giĂ in precedenza aveva creato presupposti pericolosi con il suo sinistro. Ecco, meglio averlo in campo per venti minuti, ma fatti sufficientemente bene, che vederlo per settanta quasi senza costrutto, nullo in fase offensiva. Speriamo che al mister non ritorni quella lesionistica nostalgia di riproporlo dal primo minuto, rinunciando a Neres che, ad oggi, è un elemento di cui difficilmente si può privare: incredibile a dirlo dopo il disastro di Bologna e sue le conseguenze.
Chi, invece, è davvero indispensabile e lo è sempre stato è il solito Scott. Scott che affianca Lobotka a si mette a fare il mediano; Scott che si butta a capofitto nell’area di rigore quando l’azione offensiva ha il sentore giusto di pericolositĂ ; Scott che segna di testa e fa anche “mezzo” secondo gol; Scott che quando la partita è delicata e ha bisogno di uno scossone, quasi sempre è pronto a colpire a far male. Indubbiamente la sua prima parte di stagione non è stata intensa e brillante come siamo stati felicemente abituati nel finale dello scorso campionato. Qualche gol sbagliato – per lui facile – di troppo; una posizione di campo che non lo ha mai agevolato; la stanchezza dopo aver giocato praticamente sempre, da inizio stagione, gli ha impedito di essere il solito McTominay. Contro l’Atalanta i segnali lanciati dal numero otto sono stati confortanti sebbene il gol non sia arrivato. Arriva invece stasera, confermando anche un innato istinto del gol, che lo porta a trovarsi sempre al posto giusto al momento giusto. Ieri sera un gol e mezzo, e sarebbero potuti essere di piĂą senza gli interventi salva-risultato di Kochalski. Ed in piĂą, adesso che Zambo sarĂ assente per tanto tempo, una presenza fondamentale per dare collaborazione e respiro a Lobotka, altrimenti soffocato nel dover svolgere al meglio tutte le operazioni di centrocampo.
Chi, al contrario, l’istinto del gol sembra averlo smarrito è Hojlund. Ieri il danese conquista il non lusinghiero premio di peggiore dei suoi. L’occasione propizia per potersi sbloccare arriva dagli undici metri, ma il penalty tirato dall’ex-United è davvero brutto: debole, a mezz’altezza e poco angolato; a Kochalski è bastato adagiarsi alla sua sinistra per neutralizzare il rigore che avrebbe significato il vantaggio azzurro e per il centravanti la fine di un digiuno da gol che dura dalla partita casalinga contro il Genoa. Una vita fa.
Per caritĂ , “… i rigori solo chi non li tira non li sbaglia mai”, citando le parole di Diego Armando Maradona, che oggi Napoli ed il Napoli onora il ricordo a cinque anni dalla sua scomparsa, ma i numeri del danese iniziano a preoccupare. Due gol in campionato, due in Champions, nella serata magica in cui Rasmus va a bersaglio con una doppietta, imbeccato dal miglior De Bruyne in maglia azzurra. Poi, un infortunio patito proprio nel momento di massimo fulgore ne ha ridimensionato il rendimento mentre l’assenza del belga ha fatto il resto. Senza l’apporto di una mente calcisticamente geniale e del piede di seta come quella di KDB, Hojlund difficilmente riesce ad essere efficace, lui che ha biosgno di profonditĂ e di qualcuno che sappia “leggerlo” nei suoi movimenti. Neres e Lang potrebbero avere quella creativitĂ , ma giocando larghi sulle fasce e troppo lontani e sull’asse orizzontale dell’attaccante centrale, è quasi impossibile trovare quelle connessioni necessarie ad innescare l’attaccante danese. Ed è un peccato, perchè è un calciatore di ottime prospettive, che Conte dovrebbe sfruttare meglio per le sue caratteristiche.
Intanto il tempo passa, e se Lucca può rappresentare una concorrenza non prorpio spietata, l’ombra di Lukaku si avvicina minacciosa e Conte non vede l’ora di riabbracciare il suo attaccante preferito, il Sole attorno al quale ruota il suo credo calcistico. E al ritorno del belga, sia Hojlund che Lucca saranno spesso clienti della panchina, ancor di piĂą il secondo, ridotto ormai ad attaccante atto a far rifiatare il danese, o chi per lui, negli ultimi minuti di gioco, dove quasi mai l’ex-Udinese riesce a mettersi in mostra. In Europa, ci si ricorda di lui solo per l’espulsione di Eindhoven, mentre in campionato, resta come unico evento degno di menzione, il gol dell’ex rifilato al Pisa.
In difesa, buona la prova del trio centrale, che annulla le poche velleitĂ del Qarabag, quasi sempre firmate da Addai. Duran non tocca quasi mai palla, bene arginato dalla diga Buongiorno-Rrahmani- Beukema. Di Lorenzo, con il nuovo sistema di gioco, combina meno disastri in fase difensiva, ma è piĂą a suo agio quando c’è da stuzzicare la difesa avversaria. Il fallo da rigore, poi sbagliato da Hojlund lo conquista lui, come è lui a divorarsi una palla-gol gigantesca, nel primo tempo, incespicando sul pallone. Soffre qualcosa all’inizio su Addai, poi cresce alla distanza, insieme a tutta la squadra.
Finalmente buona la lettura della partita, da parte di Conte, per la quale adotta – almeno per una volta – una visione piĂą “europea”: via un difensore, dentro Politano per aumentare la spinta offensiva per una squadra che avrebbe iniziato ad avere difficoltĂ , non avesse sbloccato il risultato. Resta, comunque, un primo tempo sottotono, dove il Napoli spinge ma senza grandi risultati, tranne che per la super-giocata di Neres. Il freddo e la pioggia incessante sono due attenuanti ma fino ad un certo punto: se il Napoli non corre, non accelera, non è aggressivo, l’avversario prende facilmente le misure.
Contro il Qarabag è andata bene anche perchè gli azeri, nel secondo tempo, hanno ceduto di colpo, favorendo il Napoli che, al tempo stesso, cercava di esercitare una pressione piĂą marcata, ma contro avversarie piĂą forti un solo tempo – giocato bene come il secondo – potrebbe non essere sufficiente.
Mancano adesso le ultime tre partite, per niente facili: il Copenaghen da affrontare in Danimarca è una partita non facile, sia per il valore dell’avversario, sia per le condizioni meteorologiche; poi resta il Benfica di Mourinho e il lanciatissimo Chelsea di Maresca, che ieri ha fatto a pezzi il Barcellona. Per questo, la vittoria di ieri sera non è stata semplicemente importante: è stata vitale per il percorso europeo degli azzurri. Non vincere, avrebbe voluto dire fare en-plein, nove punti, nelle ultime tre partite (due delle quali a Gennaio 2026), piĂą di quanti ne avrebbe fatti nelle prime cinque, non avesse battuto una squadra tignosa, ma modesta, come il Qarabag.
Ed ora, occhi sulla Serie A e sul big-match dell’Olimpico. La Roma giocherĂ il suo impegno europeo domani sera, e nel frattempo i campioni d’Italia, si preparano a quella che può rappresentare la prima sliding-door della stagione e fornire importanti risposte su dove questo Napoli può arrivare e quanto può tenere testa contro una squadra in piena fiducia e con risultati e classifica dalla sua, come quella di Gasperini. Per gli azzurri, dopo la sosta, due vittorie consecutive sono un toccasana per presentarsi, sicuramente non al top, ma in condizioni psico-fisiche almeno dignitose per giocarsi un vero e proprio match-Scudetto, anche se siamo solo a fine Novembre.
RESTA AGGIORNATO, TORNA ALLA HOME PAGE E CLICCA SULLA NOSTRA PAGINA FACEBOOK




