“Non c’è da accompagnare un morto, io morti non ne voglio accompagnare“.
La frase con maggior effetto esclamata da Conte nel post di Bologna-Napoli. La domanda sorge spontanea, se c’è un morto, chi la ucciso, Mister?
Come è possibile che una squadra campione d’Italia, che solo sei mesi fa festeggiava la vittoria del tricolore, muoia nel vivo della stagione, a soli due punti dalla vetta e con la qualificazione Champions ancora alla portata?
I cuori di questi ragazzi che fine hanno fatto? È davvero possibile che non ci sia amore e passione, determinazione e volontà di fare bene.
Cosa è accaduto realmente? Questioni contrattuali, tecniche o tattiche?
Questo ovviamente non sta a noi spiegarlo, e nemmeno lei Mister è tenuto a raccontare cosa stia accadendo in questo momento.
Bisogna continuare a perseguire un unico e solo obiettivo, l’amore per la maglia e per i tifosi.
Non è possibile che si palesi nelle menti dei napoletani, nemmeno per un attimo, l’idea che possa verificarsi qualcosa di simile a quanto accaduto nel post terzo scudetto.
Sarebbe mortificante e pericolosissimo per le casse del club rischiare così tanto.
Mister, non c’è nessun morto che deve essere accompagnato. È soltanto un malanno che può essere curato, così da riportare serenità unità di intenti per proseguire insieme una stagione ancora lunga e impegnativa.




