Investito ed ucciso nel casertano, l’appello della figlia di Michele: “chi sa qualcosa parli!”

SAN FELICE A CANCELLO (CE) – Una famiglia che chiede chiarezza e giustizia dopo una terribile tragedia stradale. Questo è quanto contenuto nella lettera di Maria Antonia De Lucia, figlia del signor Michele, morto investito nel casertano 8 anni fa.
“Il 24 gennaio 2018 – si legge nell’appello inviatoci da Maria Antonia – mio padre è uscito per comprare pizzette e panini per cenare con mia madre, quella mattina aveva comprato anche delle fragole.
Non è più tornato. È stato investito in via Napoli, San Felice a Cancello.
Da quella sera – prosegue Maria Antonia – la nostra famiglia sconta una Condanna a “fine pena mai” come i peggiori delinquenti. Non abbiamo avuto possibilità di riti abbreviati, patteggiamenti, sconti, attenuanti, permessi premio. Possiamo solo cercare di onorare la memoria di papà.
Le perizie medico legali accertano che la morte è stata CAUSATA dalle molteplici lesioni riportate nell’investimento. L’autopsia conferma che non aveva alcuna patologia preesistente. Se quella sera non fosse stato investito, molto probabilmente oggi sarebbe ancora con noi.
Eppure la sentenza penale è stata: “Assolvo perché il fatto non costituisce reato”. Edizione Caserta la definì “sentenza shock”. Per noi altre coltellate al cuore.
Pochi giorni fa è arrivata la sentenza civile: “Condanno i familiari di De Lucia Michele a pagare spese processuali”. Abbiamo perso un padre, marito, nonno, fratello,amico. Ora ci viene chiesto anche di pagare per aver cercato giustizia.
Mi chiedo, e lo chiedo a tutti voi: cosa deve accadere perché un fatto venga riconosciuto come reato?
Chi soccorse papà per primo abita quasi di fronte casa, ma non lo riconobbe per le gravi ferite. Volto insanguinato, tumefatto. In ospedale, un’altra vicina disse che era irriconoscibile, mia madre riconobbe la maglia.
Mi rivolgo ai compaesani di mio padre. Voi sapete com’era la strada quella sera e com’è ancora oggi. Chiedo verità. Chiedo che siate la voce di Michele, perché la sua gli è stata strappata insieme alla vita.
Mio padre non è morto per una caduta dalle scale. Mio padre era un uomo, e merita rispetto.
Se accettiamo in silenzio sentenze così, allora davvero Michele e altri moriranno non una ma più volte.
Papà, ci manchi ogni giorno.
Maria Antonia De Lucia”.

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