Identità, carattere, voglia. È esattamente ciò che il Napoli ha dimostrato di avere perso in queste ultime settimane. Cinque punti in altrettante partite rappresentano un bottino magro, troppo, per una squadra che, sulla carta, è di alto profilo. Ed ecco allora che la qualificazione in Champions è ancora in bilico e la tensione sale palesemente anche per la sensazione di avere di fronte una squadra che non risponde più agli stimoli. Più che lecito chiedersi il perché tutto questo stia accadendo, con pensieri tutt’altro che positivi che iniziano a farsi largo.
Da un lato è giusto, giustissimo, pretendere compattezza e unione, carte fondamentali nei momenti difficili, dall’altro c’è però rabbia perché tutto questo non doveva accadere. Non doveva accadere perché il Napoli è (dovrebbe essere) una squadra ormai capace di lottare per traguardi prestigiosi e poi perché Antonio Conte è (dovrebbe essere) maestro nelle battaglie.
Ma bisogna essere onesti nel dire che oggi la squadra sembra non seguirlo più come prima ed anche lui in alcune circostanze sembra aver perso il controllo della situazione. Le domande da farsi a fine campionato, dunque, saranno tante, milioni. Milioni, già. Proprio come quelli che continua a spendere il presidente Aurelio De Laurentiis che è giusto pretenda risultati. Nessun dramma, sia chiaro. Scudetto e supercoppa rappresentano traguardi importanti, ma cullarsi su questo rappresenterebbe un errore che nessuno dovrà fare. Riflettere, dunque, e darsi risposte.
Sperando di poterlo già fare dopo domenica prossima a qualificazione Champions (scongiuri ammessi) ottenuta. Ora è il momento di compattarsi, poi ci si dovrà sedere ad un tavolo, tutti, e capire chi realmente ha voglia di andare avanti. Con questa maglia addosso e nel rispetto dei tifosi che non meritano di assistere a spettacoli pietosi come quelli delle ultime settimane.




