Castello delle Cerimonie, i retroscena del sequestro: perché la Procura ha disposto i sigilli

Il sequestro del Grand Hotel La Sonrisa, conosciuto da tutti come il Castello delle Cerimonie, è il risultato di un nuovo filone investigativo coordinato dalla Procura di Torre Annunziata. L’ipotesi di reato contestata riguarda l’occupazione illegittima di un immobile ormai divenuto di proprietà pubblica dopo la confisca definitiva. Il giudice per le indagini preliminari ha accolto la richiesta dei magistrati disponendo il sequestro preventivo della struttura: alla base della decisione vi è un consolidato orientamento della Corte di Cassazione secondo cui continua a configurarsi il reato di invasione di edifici quando un immobile viene occupato senza alcun titolo legittimo, anche se chi vi permane era il precedente proprietario e anche in assenza di comportamenti violenti o di un’occupazione avvenuta di nascosto. Secondo gli inquirenti, quindi, la permanenza nella struttura dopo il passaggio dell’immobile al patrimonio comunale sarebbe stata priva di qualsiasi legittimazione.
L’inchiesta coinvolge alcuni componenti della famiglia Polese, che risultano iscritti nel registro degli indagati. Si tratta però di una fase preliminare del procedimento e, come stabilisce la legge, ogni persona sottoposta a indagine deve essere considerata innocente fino all’eventuale pronunciamento definitivo di condanna. Il provvedimento di sequestro potrà essere contestato davanti al Tribunale del Riesame.
Parallelamente prosegue anche il contenzioso amministrativo. Le società La Sonrisa Spa, Ipol Spa e Pol.Fra hanno impugnato davanti al Tar Campania l’ordinanza con cui il Comune di Sant’Antonio Abate aveva ordinato di liberare l’intero complesso. Al momento il tribunale amministrativo non ha ancora fissato la data per discutere la richiesta di sospensione del provvedimento.
La vicenda nasce dalla confisca del complesso alberghiero, disposta anni fa nell’ambito del procedimento per lottizzazione abusiva. Dopo le decisioni favorevoli ottenute nei diversi gradi di giudizio, la sentenza è diventata definitiva nel 2024 con il pronunciamento della Cassazione. Da quel momento il bene è entrato ufficialmente nel patrimonio del Comune, che nei mesi successivi ha completato tutte le procedure amministrative per acquisirne la piena disponibilità. A maggio l’amministrazione comunale aveva intimato ai presenti di lasciare la struttura entro sessanta giorni, ma trascorso il termine senza che lo sgombero fosse eseguito spontaneamente e in assenza di un provvedimento del Tar che bloccasse l’ordinanza, si è arrivati all’intervento delle forze dell’ordine.
Durante le operazioni sono stati apposti i sigilli agli uffici e agli spazi destinati all’attività ricettiva e commerciale, mentre è stata avviata l’uscita delle persone ancora presenti all’interno del complesso. Nelle abitazioni annesse risultavano presenti anche Imma Polese e il marito Matteo Giordano. Per evitare intrusioni o occupazioni abusive, il Comune ha inoltre affidato a un istituto di vigilanza privata il servizio di custodia dell’intera area per i prossimi cinque mesi, con un sistema di controllo che prevede anche l’installazione di otto postazioni di videosorveglianza. Sullo sfondo resta la preoccupazione dei dipendenti del Grand Hotel La Sonrisa, che nelle ultime settimane hanno più volte chiesto alle istituzioni una soluzione capace di salvaguardare il loro futuro lavorativo e consentire la prosecuzione dell’attività.

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