Attentato a Sigfrido Ranucci, arrestato Valter Lavitola: è accusato di essere il mandante

Svolta nell’inchiesta sull’attentato contro Sigfrido Ranucci. È finito in carcere Valter Lavitola, indicato dalla Procura come il presunto mandante dell’ordigno fatto esplodere davanti alla casa del giornalista a Pomezia. L’imprenditore è stato raggiunto questa mattina dal provvedimento eseguito dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma.
A suo carico non c’è soltanto l’accusa di aver commissionato l’attentato. Gli investigatori contestano infatti anche l’aggravante del metodo mafioso, elemento che rende ancora più delicato il quadro investigativo.
Nello stesso procedimento è stato disposto anche il fermo di Gomes Clesio Tavares, considerato dagli inquirenti una figura di collegamento tra Lavitola e il gruppo che avrebbe materialmente organizzato e portato a termine l’azione. Tavares, che avrebbe svolto per Lavitola diversi incarichi, si trova però fuori dall’Italia. Dopo l’attentato avrebbe raggiunto il Camerun, dove sarebbe ancora libero. Al momento non risulta intenzionato a rientrare spontaneamente nel nostro Paese.

Il nome dell’imprenditore era già entrato con forza nell’indagine nelle scorse settimane. Il 4 luglio i carabinieri avevano effettuato una perquisizione nella sua abitazione. L’attività investigativa era nata anche dall’analisi dei telefoni sequestrati alle persone già finite sotto indagine, dai quali sarebbero emersi contatti e informazioni utili a ricostruire la rete di rapporti intorno all’attentato.
Pochi giorni dopo, l’8 luglio, Lavitola era stato ascoltato in Procura. Aveva scelto di non rispondere alle domande degli inquirenti, ma aveva comunque fornito alcune dichiarazioni spontanee, negando ogni responsabilità e prendendo le distanze dall’esplosione.
La Procura ritiene però di aver raccolto elementi sufficientemente rilevanti per collegarlo alla preparazione dell’azione. Tra gli aspetti ritenuti più significativi ci sarebbe un sopralluogo effettuato nei pressi dell’abitazione di Ranucci, al quale Lavitola avrebbe partecipato insieme a Tavares nei giorni immediatamente precedenti all’attentato.
Non solo. I contatti telefonici ricostruiti dagli investigatori avrebbero evidenziato una relazione costante tra Tavares e le persone ritenute responsabili dell’esecuzione materiale.
Lavitola, tuttavia, ha sempre negato di aver avuto un ruolo nella vicenda.

L’inchiesta aveva già portato in carcere Pellegrino D’Avino, Marika De Filippis, Saverio Mutone e Antonio Passariello. I quattro sono accusati, con responsabilità differenti, di una serie di reati legati alla preparazione e all’utilizzo dell’esplosivo, oltre che di minacce e danneggiamento.
Per loro la Procura ipotizza anche circostanze aggravanti legate al numero delle persone coinvolte e alle modalità considerate di tipo mafioso.
La ricostruzione è stata possibile dopo un’attività investigativa durata mesi e condotta lontano dai riflettori. I carabinieri hanno esaminato filmati di videosorveglianza, traffico telefonico, testimonianze e movimenti delle persone sospettate, affiancando queste attività a servizi di osservazione e pedinamento.
Una strategia investigativa mantenuta nel massimo riserbo, con l’obiettivo di arrivare ai responsabili senza consentire agli indagati di intuire l’avanzamento delle indagini.
Con l’arresto di Lavitola, gli inquirenti puntano ora a ricostruire l’intera catena che avrebbe portato alla bomba davanti alla casa di Ranucci: dalla presunta ideazione dell’attentato, passando per chi avrebbe fatto da tramite, fino a chi avrebbe materialmente preparato e piazzato l’ordigno.
Un quadro accusatorio che dovrà ora essere sottoposto al vaglio della magistratura nelle successive fasi del procedimento. Per Lavitola, così come per gli altri indagati, resta dunque ferma la presunzione di innocenza fino a una sentenza definitiva.

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