Non si ferma l’attività dei vigili del fuoco nei Campi Flegrei, dove a distanza di quasi quindici giorni dal terremoto del 31 luglio restano numerose le situazioni da verificare. La scossa di magnitudo 4.7 ha infatti lasciato una lunga coda di controlli, sopralluoghi e richieste di assistenza, con particolare attenzione al territorio di Pozzuoli.
Tra gli ultimi accertamenti effettuati c’è anche quello nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, dove i vigili del fuoco hanno operato insieme ai carabinieri per valutare le condizioni della struttura e verificare eventuali conseguenze riconducibili all’attività sismica.
Il quadro complessivo restituisce un numero importante: dall’inizio delle operazioni sono stati 1.429 gli interventi eseguiti nell’area flegrea. Al momento risultano ancora sette richieste da evadere, a conferma di un’attività che, nonostante siano trascorsi diversi giorni dalla scossa principale, non si è ancora esaurita.
Particolarmente rilevante è anche il dato relativo agli edifici interessati dai provvedimenti di sgombero. Sono 211 le strutture evacuate, mentre gli alloggi coinvolti sono complessivamente 1.045. Per gli occupanti significa, in molti casi, continuare a vivere lontano dalle proprie abitazioni in attesa che le verifiche stabiliscano quando sarà possibile tornare.
Accanto alla parte prettamente tecnica, prosegue anche l’assistenza diretta alla popolazione. A Pozzuoli sono ancora presenti due grandi autobotti, messe a disposizione per fornire acqua non destinata al consumo umano, dispositivo di emergenza che resta quindi operativo con diverse funzioni: controllare gli immobili, intervenire sulle situazioni segnalate, completare gli accertamenti ancora aperti e garantire servizi essenziali alle persone che stanno affrontando i disagi provocati dal terremoto.
La scossa del 31 luglio, pur essendo ormai alle spalle, continua così a produrre effetti concreti sul territorio. Nei Campi Flegrei la fase successiva all’emergenza immediata è ancora in corso e il ritorno alla normalità passa necessariamente attraverso controlli, sicurezza e assistenza.
Per chi vive nelle zone maggiormente colpite, infatti, il terremoto non è finito con il movimento della terra: resta nelle case da controllare, negli edifici ancora chiusi e nelle famiglie che attendono di poter rientrare.




