La notte di Piazza Bellini cambia orari e abitudini. Da alcuni giorni nella storica piazza del centro antico di Napoli sono entrate in vigore le nuove disposizioni comunali sulla movida, un provvedimento che punta a ridurre l’impatto acustico della zona ma che ha aperto un confronto acceso con chi ogni sera lavora tra tavoli, banconi e cucine.
La misura resterà attiva fino al 29 novembre e introduce una serie di restrizioni che non riguardano soltanto pub e bar, ma l’intero tessuto commerciale dell’area. Per la prima volta vengono coinvolte anche attività che fino a oggi erano rimaste ai margini del dibattito sulla movida: pizzerie al taglio, gastronomie, rosticcerie, kebab e altri esercizi che basano gran parte del proprio lavoro sulla vendita da asporto. Una scelta che, secondo gli operatori, cambia profondamente il modo di lavorare soprattutto nelle ore serali.
Il provvedimento stabilisce che dopo le 22.30 non sia più possibile vendere bevande da portare via, indipendentemente dal fatto che siano alcoliche o analcoliche.
Il cibo da asporto invece resta consentito. In pratica, un cliente potrà acquistare una pizza da consumare altrove, ma non potrà aggiungere una bibita o una bottiglietta d’acqua.
Per quanto riguarda la chiusura delle attività, dalla domenica al giovedì gli esercizi dovranno terminare il servizio entro l’una di notte, mentre nel fine settimana il limite viene fissato alle 2. È prevista una mezz’ora aggiuntiva soltanto per le operazioni tecniche di chiusura e sistemazione. La riapertura potrà avvenire dalle 6 del mattino.
Il Comune ha previsto, al termine del periodo sperimentale, un nuovo controllo dell’Arpac per valutare se le misure adottate abbiano prodotto risultati sul fronte del rumore.
A far discutere non è soltanto il contenuto dell’ordinanza, ma anche il modo in cui è stata comunicata agli operatori.
Secondo i gestori, il tempo tra la pubblicazione del provvedimento e la sua entrata in vigore sarebbe stato troppo breve per consentire una riorganizzazione.
Roberta Valmassoni, legale di alcuni esercenti della zona, sottolinea proprio questo aspetto.
“Il provvedimento è arrivato mentre era ancora aperto un percorso di confronto sulla delibera di indirizzo del Consiglio comunale. Gli operatori stavano preparando le proprie osservazioni e non si aspettavano un intervento così rapido”.
L’avvocato evidenzia anche le difficoltà pratiche.
“L’ordinanza è stata resa pubblica in serata e poche ore dopo erano già operative le nuove regole. Per un’attività significa dover modificare turni, personale e organizzazione senza avere il tempo necessario”.
Secondo Valmassoni, inoltre, il provvedimento rischia di avere effetti diversi a seconda del tipo di esercizio.
“Chi lavora principalmente con il servizio ai tavoli ha strumenti diversi rispetto a chi vive soprattutto di asporto. Non tutte le attività presenti nella piazza possono essere considerate allo stesso modo”.
La protesta annunciata dagli esercenti è stata poi cancellata dopo un confronto con la Questura.
Gli operatori hanno spiegato di non voler trasformare la loro iniziativa in un momento di tensione, ribadendo però la necessità di aprire un dialogo con l’amministrazione.
La richiesta è quella di un incontro per discutere possibili correttivi e trovare un equilibrio tra esigenze diverse: da una parte i residenti che chiedono tranquillità, dall’altra attività economiche che devono poter lavorare.
La nuova ordinanza sarà ora sottoposta alla prova dei fatti. Il monitoraggio previsto nei prossimi mesi dirà se le restrizioni avranno raggiunto l’obiettivo prefissato.




