Passeggiando #pgiugliàn, nuova rubrica alla riscoperta della città

GIUGLIANO – Si dice che dalla provincia non si riesca mai ad uscire o che sia difficile varcarne i limina. Da che mondo è mondo, poi, la cultura viene dal mare, non dall’entroterra. Succede allora che chi né viene dal mare, né dalla grande città, si ritrova inconsapevolmente sul capo una doppia condanna: essere ritenuto provinciale e cafone. È possibile, però, che questo dicotomico dogma venga annientato.

giuglianoGiugliano non è capoluogo, ma non può essere semplicemente posto di provincia: è, bensì e nonostante tutto, riferimento culturale di un mondo di periferia che vive al nord di Napoli, purtroppo sconsolato e depredato, sfruttato e dimenticato. Il racconto di antiche civiltà è prezioso corollario di chi ha diritto a non definirsi provinciale: il valore di prestigiosi palazzi o di antiche chiese è addirittura poca cosa, rispetto al crocevia di culture che ha interessato questo pezzo di Campania felix.

Capoluogo non abbastanza è Giugliano, che, al tempo stesso, fatica ad etichettarsi, dunque, provincia, ma che, in buona sostanza, ha la pretesa di sentirsi capitale. Come tutte le capitali, Giugliano ha le sue cattedrali, i suoi boulevards, la sua agorà, le sue usanze, il suo dialetto nobile. Non sarà capoluogo, ma Giugliano è pieno centro di confluenza di interessi di tutta la Napoli edilizia che, da quando non esistono più i casolari, s’è sviluppata dal Garittone in poi.

giuglianoLa chiesa di Santa Sofia, da quando custodisce le spoglie del Basile, è diventata il santuario delle fiabe moderne. Da “Lo cunto de li cunti” in poi, oggi peraltro noto (ahinoi) solo come “The Tale of the tales”, la favolistica ha cambiato presupposti e ne ha dipinto nuovi attori: non più gli esopiani animali rappresentanti pregi e virtù, ma personaggi contestualizzati in vicende reali e dai tratti umani. Santa Sofia, comunque, è uno dei pit stop da fare necessariamente, percorrendo l’”Asse delle cattedrali” che giace su Corso Campano: ci si rifocilla di arte e bellezze e si riparte per raggiungere l’Annunziata e la sua piazza, teatro di uno dei più atroci rastrellamenti della Seconda guerra mondiale. Corso Campano, poi, è un’ellissi: tre stradine, dai nomi più che altro simbolici, fanno da collegamento per la spola degli autoctoni ed interrompono il grande flusso.

giuglianoLa toponomastica qui è quasi una fandonia: i giuglianesi non rinunceranno mai a sostituire “o’ Vico Miciano‘” con “Via Biagio Riccio”, oppure “o’ Vico e’ l’Olmo” con “Via Cacciapuoti”, oppure “o’ Vico e’ ccarcer” con “Vico Micillo”. Euristicamente, insomma, in fatto di nomi di strade, Giugliano è un assioma: “Via Licante” e “Via Licoda”, ad esempio, rimarranno sempre le antitesi locali, come se contrapponessimo il bianco al nero, il paradiso all’inferno, l’uno al cento … Nonostante il gioco delle antinomie, Giugliano si lascia passeggiare piacevolmente. E costantemente si cerca la via di mezzo, ovvero la sana risposta che metterebbe in equilibrio il ruolo della Città: provincia o capitale? Nel dubbio, si cammina, si peregrina urbanisticamente, ricercando autenticità che solo un posto vivo sa regalare. Ultreya!

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