NAPOLI – Ci sono volute una superiorità numerica, un “finto-portiere”, l’ingresso di Lukaku, due gol in pieno recupero ed un intervento salva-risultato di Meret per portare a casa i tre punti, nel 2-1 con cui il Napoli ha battuto il Parma.
Un premio forse, anzi, sicuramente molto più generoso rispetto a quanto la squadra di Conte abbia fatto per meritarselo, contro la squadra di Pecchia che, fino al secondo cooling-break e all’espulsione di Suzuki aveva retto benissimo il confronto, meritandosi il vantaggio (Bonny su rigore) costruito attraverso un primo tempo brillante, nel quale i ducali mostrano un calcio arioso, veloce, moderno messo in pratica da tanti bravi giocatori, che al Maradona non hanno avvertito il peso di giocare in uno stadio importante come Il Maradona. Bernabè, Sohm e Bonny, giusto per fare tre nomi che si sono distinti nell’arco degli oltre cento minuti di gioco, sono ragazzi sulla quale Pecchia può puntare per una salvezza molto tranquilla, togliendosi anche qualche soddisfazione, come quella di battere il Milan (storia della scorsa settimana) e quasi ripetendosi contro i partenopei, andando un tantino così dal espugnare Napoli, con merito.
Il Napoli, dal canto suo, gioca da “Napoli”, nell’accezione negativa del termine, incapace di rendersi pericoloso negli ultimi venti metri, riuscendo a trovare la quadra solo quando il Parma resta in dieci e dovendo schierare in porta un calciatore di movimento, Del Prato, avendo Pecchia terminato le sostituzioni a disposizione solo pochi minuti prima. Sfortunato il Parma in questo frangente; un episodio che cambia completamente le carte in tavola, spostando l’equilibrio a favore del Napoli che, nonostante lo svantaggio, ha potuto contare su almeno venticinque minuti nella quale ha giocato contro una squadra senza un calciatore di movimento in mezzo al campo e senza un portiere di ruolo.
Riescono, gli azzurri, a trovare gli spiragli giusti con il “nuovo eroe” giunto dall’Inghilterra a fare la fortune di Conte: quel Romelu Lukaku così tanto agognato ed inseguito dal sodalizio partenopeo, che impiega giusto dieci minuti a mettere la sua firma su un match che iniziava a diventare ad ata tensione emotiva. Il belga piega le mani del povero Del Prato con un diagonale potente e preciso, su cui il portiere d’occasione davvero ci può fare poco. L’altro eroe di serata è colui che prima del gol era, probabilmente tra i peggiori, se non il peggiore, in maglia azzurra. Zambo Anguissa riesce a riportare la sua prestazioni sulle tracce di onesta sufficienza con il colpo di testa da tre punti, coprendo solo parzialmente una prestazione incolore, opaca, che ha rivisto luce solo nel finale dove, oltre al gol, Zambo è riuscito ad emergere solo quando il Parma era ormai scoppiato e chiuso negli ultimi trenta metri.
E poi Meret, bersaglio pressochè costante di critica di chi non vede in lui un portiere capace e degno di indossare la maglia del Napoli. Il ragazzo, però, dietro il suo essere educato, rispettoso e silenzioso nonostante le critiche feroci che gli si muovono, si fa trovare sempre pronto all’occorrenza. In pieno recupero, salva la conclusione a botta sicura di Almqvist e con essa i tre punti che, dopo una mirabolante rimonta, sembravano ormai messi in sicurezza. Ma con questo Napoli non ci si deve sorprendere di nulla, neppure rischiare di pareggiare una partita che, da quasi persa era praticamente vinta.
Da qui ci agganciamo a cosa non ha funzionato nel Napoli di ieri. In effetti, risultato a parte, resta davvero poco da inserire nella note positive. Il primo tempo degli azzurri è stato un refrain di quanto visto sia a Verona che contro il Bologna: ritmo lento e gioco prevedibile, palloni giocati, per la maggiore, per vie orizzontali, mai un tiro in porta degno di tal nome verso Suzuki, con Raspadori sempre più negativo nella proposta di Conte come centravanti, a tratti deleterio con i suoi movimenti che lo portavano a pestarsi i piedi con Kvara e Politano e mai pericoloso nel cuore dell’area parmense, troppo difficile da cercare e trovare nella giungla di maglie bianco-scudate del Parma.
Lo stesso Kvara, volenteroso e generoso, questo è fuori discussione, ma lo stesso ardore e voglia di fare lo porta, spesso, ad innervosirsi nella ricerca ossessiva della giocata risolutiva. Il suo auto-relegarsi sulla fascia di sinistra lo esclude dal gioco, in modo particolare nel primo tempo, laddove la manovra offensiva del Napoli si esprime con maggiore continuità sul versante destro, potendo contare sulla spinta di Mazzocchi, gli inserimenti di Di Lorenzo a supporto di Politano, con il magro risultato di qualche cross che da solo l’idea della pericolosità e nient’altro. Primo tempo sicuramente dignitoso, almeno considerando il fatto che è l’unico a giustificare la presenza in porta di Suzuki, ma Kvara va calando nel secondo tempo, soprattutto nell’aspetto nervoso, quando, con il Parma boccheggiante e ridotto in dieci, inizia a voler fare tutto da solo trasformandosi da potenziale punto di forza ad altro elemento tossico alla squadra. Prima del fatidico episodio che cambia la partita, divora un gol colossale, ciabattando a pochi metri da Suzuki, che si ritrova il pallone nei guantoni, più tardi, fue conclusioni da fuori area, una su punizione dal limite, sono ancora in orbita, dirette chissà dove, non di certo verso la porta di Del Prato, sostituto d’occasione del portiere giapponese. Un Kvara che sarebbe stato da sostituzione, non fosse stato che Conte aveva dato già sfogo a tutte le sostituzioni “offensive” a disposizione, tranne Ngonge che, si sa, non è “visto” granchè dal mister leccese. Resta il fatto che Kvara è stato uno dei peggiori del Napoli, avendo fatto almeno due passi indietro rispetto alla partita contro il Bologna, nella quale aveva chiuso da “man of the match”. Una prima fetta di campionato assai altalenante quella del georgiano, che al rientro dalla nazionale dovrà lavorare sulla continuità di rendimento mentre Conte dovrà farlo sulla sua posizione migliore da coprire sul campo. Resta l’idea che il talento del numero 77 non può e non deve essere confinato sulla linea laterale per tre-quarti di partita; uno spreco enorme che questa squadra non può permettersi e che lo stesso Kvicha non può permettersi, per non diventare uno come tanti, frenando di colpo quel processo evolutivo che due anni fa è iniziato come un’esplosione, ma che sta andando man mano dissolvendosi partita dopo partita, stagione dopo stagione. Per cortesia, evitiamo che Kvara non diventi un calciatore qualsiasi, per il bene del Napoli e del calcio, che è ormai povero (se non privo) di talento puro.
Altro nervo scoperto, e non da ieri, è quello di un centrocampo quasi sempre in balia dell’avversario. E’ accaduto nel secondo tempo di Verona, è ricapitato nel primo tempo contro il Parma vedere come la modesta diga formata da Zambo e Lobotka veniva spesso saltata nell’arco di due passaggi. Disarmante come Sohm e Barnabè avessero davanti a loro decine di metri di campo da percorrere indisturbatamente, superando a velocità doppia Zambo Anguissa che, al confronto, sembrava fermo. Da un’azione del genere, con la penetrazione di Sohm deriva il penalty che Bonny prima si procura, poi trasforma per il vantaggio emiliano, ma anche dopo, il Napoli patisce le pene dell’Inferno nel tenere a bada le variabili impazzite parmensi, che prima del suddetto vantaggio, avevano colpito una traversa con Kowalski ed un palo con lo stesso Bonny. Male Zambo, incapace di contenere le incursioni avversarie, girando per il campo senza costrutto, falloso e graziato dall’arbitro di un cartellino giallo che lo avrebbe mandato negli spogliatoi già nel primo tempo. Come detto, il gol lo salva dall’ennesima insufficienza, ma è lapalissiano che gli innesti di Gilmour e McTominay ridisegneranno l’assetto della mediana azzurra, mettendo in discussione, dopo tre stagioni, la titolarità inamovibile del camerunense. Lo stesso Lobotka ha enormi difficoltà, dovendo impegnarsi a rincorrere gli avversari più che costruire la manovra e da solo non può cantare e portare la croce. Gli ingressi della “Tartan Army” scozzese sarà d’aiuto anche allo slovacco, consentendogli di rifiatare e/o di essere maggiormente protetto in fase di organizzazione del gioco, laddove in questo momento, il fosforo di Stan manca in modo visibilmente evidente.
In attacco si è già abbastanza detto, delle difficoltà dei singoli parlato, ma non va passata in cavalleria quella mancanza cronica di cattiveria negli ultimi venti metri, nei quali gli attaccanti azzurri peccano in modo disarmante in quanto a cattiveria e determinazione nei pressi della porta avversaria. Tiri poco convinti, poco precisi e poco decisi, che sia Kvara, Simeone, Raspadori o Politano, una costante preoccupante che può essere risolta, come ieri sera, da una forza nuova, come Lukaku, che ha fatto vedere la differenza sostanziale di quello che un attaccante dovrebbe fare in area di rigore e quello che invece siamo stati costretti a digerire, non solo ieri, da almeno un anno.
Ci agganciamo a quelle che sono state le cose buone viste ieri: l’ingresso dei “nuovi” ha cambiato volto al Napoli del secondo tempo, coadiuvato (non va mai dimenticato) dall’espulsione di Suzuki. Spinazzola al posto di Olivera ha dato particolare vitalità alla fascia sinistra partenopea: il laterale ex-Roma, più di Kvara è riuscito ad dare imprevedibilità alla manovra offensiva, offrendo un contributo importante sottoforma di assist a Lukaku, che il belga ha trasformato nel pareggio. Il centravanti ex-Chelsea, accolto dal Maradona da un’ovazione, chiamato in causa per necessità e disperazione da Conte per risollevare la squadra che pian piano stava ricadendo nello stesso oblio del Bentegodi. Romelu fa capire quale sia la differenza nell’avere un attaccante di peso, di sostanza e di esperienza al centro dell’attacco, soprattutto di questa squadra che di attaccanti con queste caratteristiche non ha davvero. Neppure lo stesso Osimhen aveva queste capacità di proteggere il pallone, una qualità che rende Lukaku quasi unico nel suo genere, in un epoca nella quale vige il prototipo del centravanti brevilineo, rapido e bravo tecnicamente.
Romelu risponde presente ed al primo pallone decente che gli arriva lo scaraventa in rete piegando le mani di Del Prato, un diagonale che che forse anche Suzuki avrebbe avuto difficoltà a contenere. Dunque, ottimo l’esordio del prossimo attaccante partenopeo, con buona pace dei pur generosi Raspadori e Simeone, ma è evidente di quanto questa squadra abbia bisogno di ben altro.
Buone conferme giungono anche da David Neres, che dopo il buon impatto contro il Bologna, si rivela un’arma fondamentale per la vittoria anche contro il Parma. E’ lui che provoca l’espulsione di Suzuki (in realtà, il portiere, già ammonito, rimedia il secondo giallo) che lo ferma, secondo l’arbitro, in modo irregolare, ed è lui che confezione il cross per Zambo Anguissa trasforma nel gol vittoria. Il brasiliano è decisivo ancora una volta migliorando quello che fu il suo contribuito, marginale ai fini del risultato, contro il Bologna. Anche qui si apre uno scenario tutto nuovo sull’out di destra, dove Conte adesso dovrà rivedere le gerarchie che mettevano Politano protagonista indiscusso della fascia. Il brasiliano incombe e fa pesare già da subito la sua presenza, con due assist in due partite.
Ultima nota positiva, a prescindere da una classifica che finalmente sorride agli azzurri, che tra enormi difficoltà si trova a ridosso delle prime, è quella di poter usufruire di una sosta-nazionali dove Conte dovrà lavorare a ranghi ridotti, ma potendo contare su Lukaku, che ha chiesto di non essere convocato per poter mettersi in forma ed integrarsi nel progetto Conte-Napoli. Inoltre, con il mercato finalmente giunto al ternine, il mister potrà lavorare con l’intero gruppo squadra, con l’inserimento degli ultimi due acquisti, Gilmour e McTominay, che si spera, abbiano lo stesso impatto dei vari Neres, Lukaku, Spinazzola e Buongiorno. Per il momento, godiamoci la vittoria, i tre punti e la buona posizione di classifica, dalla quale mancavamo da troppo tempo, poi ci si rivede a Cagliari per capire in che direzione virerà questo Napoli.
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