Focus Udinese – Napoli. Ekkelenkamp, di nuovo lui! Il capolavoro dell’olandese costa la sconfitta agli azzurri

UDINE – Il Napoli è il suo giocare alle montagne russe fa tappa all’Energy Bank Stadium dove tornano a materializzarsi gli incubi che pensavamo fossero spariti dopo Bologna e dopo le recenti prestazioni in campionato.

Evidentemente, lo stop di Lisbona era un segnale di allarme e la sconfitta di Udine conferma che questo Napoli inizia a boccheggiare.
Troppi gli impegni ravvicinati, troppe le defezioni a cui far fronte partita dopo partota, troppa la stanchezza di chi deve trainare la carretta in attesa di giorni migliori. Ma il calcio di oggi non aspetta: dalla gioia e tripudio della vittoria contro la Juventus, si scende in picchiata verso valli di sconforto, dopo la sconfitta di Champions e la pessima figura rimediata contro la squadra di Runajic.

L’Udinese, giusto per sottolinearlo, non ha rubato niente, anzi, per quello che si è visto, in particolare nel secondo tempo, il finale avrebbe potuto essere più ampio a favore dei locali. Gli azzurri perdono “solo” per 1-0, causa lo spettacolare gol di Ekkelenkamp, che contro il Napoli trova sempre modo di ritagliarsi uno spazio tutto suo; ma prima ancora del gol del centrocampista olandese, si era già capito che l’aria che tirava non era affatto buona.

Due gol annullati – giustamente – ed una gran parata di Milinkovic Savic sono stati il preludio al gol-vittoria, con il Napoli alle corde sin da inizio ripresa, dopo un primo tempo non ai livelli di quelli contro Atalanta e Roma, per intenderci, ma decente, almeno paragonandolo all’orrifico secondo parziale nel quale i partenopei hanno costruito il nulla più assoluto se non in pieno recupero, quando il “grande” ex, Lorenzo Lucca, stava per rovinare la festa con la sua conclusione che va incocciare il palo esterno.

Sarebbe stata una beffa atroce per l’Udinese, che non avrebbe assolutamente meritato di lasciare punti dopo una prestazioen collettiva assai convincente; così come non avrebbe meritato, il Napoli, di portare via neppure un punto dal Friuli a seguito di una prova così povera di contenuti.

Eppure, nel primo “decente” tempo, la squadra di Conte dopo una prima parte nella quale aveva preso le misure ad una spavalda Udinese, ha iniziato a fare le cose sul serio, creando anche qualche presupposto interessante per impensierire Okoye e la sua difesa. L’Udinese, squadra che punta tanto sulla fisicità della retroguardia, ha in effetti dovuto guardarsi più volte da Lang, che oggi, nel primo tempo, si è visto di più rispetto a Neres, decisamente in ombra per tutti i novanta minuti di match. Niente di trascendentale neppure da parte dell’olandese, ma se fosse dovuto accadere qualcosa di buono, la sensazione è che potesse arrivare dai piedi dell’ex-PSV.

Ma, appunto, parliamo di sole sensazioni, a cui non hanno fatto seguito i fatti. Okoye, a dispetto dei timori incussi dalla velocità di Hojlund e dalle giocate di Lang e Neres, non deve compiere chissà quali miracoli. Restava, appunto, la sensazione, che dopo un primo tempo non eccellente, un secondo tempo giocato ad un ritmo più alto, qualche sintomo di stanchezza da parte dei bianco-neri e il colpo risolutore di qualcuno, si potesse pensare di sbancare Udine a tornare a casa da soli in testa alla classifica, approfittando del pareggio interno del Milan contro il Sassuolo.

Un pensiero balenato anche nella testa di qualche calciatore, chissà, ma che ha cozzato violentemente con la cruda realta: chi è crollato dal punto vista fisico non è stata l’Udinese ma lo stesso Napoli, che ha di colpo risentito delle fatiche europee infrasettimanali, cedendo anche mentalmente, dopo l’ingresso di Ekkelenkamp e, paradossalmente, con l’ingresso di forze “fresche” come Politano e Lobotka, ma incapaci di organizzare una reazione ragionata ed efficace.

Evidentemente tanta la differenza tra il giocare e non giocare le coppe Europee, ancora di più quando c’è da fare la conta dei superstiti ad ogni fine partita. L’Udinese del secondo tempo correva il doppio del Napoli e non sono bastati gli innesti di Conte nella ripresa ed anche i conseguenti stravolgimenti tattici a rimettere gli azzurri nei binari giusti, finendo col giocare con un sistema di gioco a due punte – Lucca e Hojlund – con Politano e Neres sulle due laterali e McTominay a supporto in caso di bisogno. L’idea, purtroppo, che a questo Napoli non sarebbero state sufficienti altri tre attaccanti ed altre due ore di gioco per avere ragione di una squadra con più mordente, più forza nelle gambe e nella testa.

Ciò non vuole e deve essere una giustificazione ad una prestazione altamente deludente e su cui Conte deve comunque fare delle riflessioni. Questi sono gli uomini che giocheranno anche la semifinale di Supercoppa contro il Milan e – se andasse bene –  contro Inter o Bologna in finale. Uomini contati, ragazzi stanchi indubbiamente, ma a questo punto, perchè non puntare più frequentemente su Vergara, ad esempio, invece di rischiare il semi-acciaccato Lobotka ed evitargli una recidiva? Su Lucca, sia più chiaro il mister: fa o non fa parte del progetto? Se si pensa sia importante bisognerebbe pensare di coinvolgerlo per più di dieci minuti a partita, con tutte le problematiche tecniche del ragazzo e tattica, nel metterlo in condizione di far bene. Altrimenti, puntiamo su Ambrosino, in attesa di Lukaku, che almeno ci mette la voglia e l’entusiasmo di chi è alle sue prime esperienze in Serie A, anche se chiamiamo “giovane” uno che ha solo sette mesi meno di Hojlund, ma che impallidisce di fronte alla carriera del danese, già consolidata anche all’estero ed in ambito nazionale.

E’ ovvio che questa squadra non può durare altri quindici-venti giorni in queste condizioni, che sono quelle che vediamo. Certo, qualcuno lo stiamo recuperando (vedi Lobotka e Gutierrez) ma altri nomi pesanti li rivedremo nella prossima primavera se tutto va bene. Ergo, ci sarà da allungare la squadra con il mercato di Gennaio ed anche velocemente. Uno come McTominay, ad esempio, non gioca al meglio e sarebbe dovuto fermarsi già da qualche tempo, ma l’esigenza di metterne undici in campo implica la sua presenza in campo, ad ogni modo, e che il Dio del Calcio ce lo preservi fisicamente in queste una/due partite di Supercoppa e le ultime di campionato di questo 2025, anche se lo scozzese, anche oggi, come a Lisbona non ha giocato al meglio, ma almeno per lui le attenuanti sono più che valide. Come per Hojlund, oggi evanescente ed uno dei peggiori, ma uno che traina l’attacco partenopeo, con alterne fortune, da inizio stagione.

Male tutto il Napoli, non solo nei singoli, ma proprio come squadra che al Friuli è venuta a mancare in blocco. Come a Lisbona, la squadra si è sciolta dopo aver subito il gol e tranne qualche lieve cenno di reazione, la squadra avversaria, che si chiamasse Benfica o Udinese non fa differenza, non deve fare i salti mortali per contenere le folate azzurre. Tranne per l’episodio nel finale, di Lucca, che poteva costare due punti a Runaijc.

Difficili da contenere, però, sono stati Zaniolo, imprendibile furetto a tutto campo per gli uomini di Conte, così come lo stesso Ekkelenkamp, autore del gol, o Davis che anche a secco di gol riesce a lavorare di fisico per aiutare i compagni come in occasione del gol-vittoria. Nel complesso, Udinese superiore in ogni aspetto per una vittoria che non fa una piega.

Quindi, cosa salviamo di questa disfatta dell’Energy Bank? Praticamente niente, ma se non altro va registrato il recupero di Lobotka e Gutierrez e a guardare la classifica con un occhio e le prestazioni del Napoli con l’altro, poi tanto male non è.
Spazio alla Supercoppa “araba”, adesso, per due partite assurde inserite in un momento così delicato della stagione. Almeno, cerchiamo di portare a casa questo trofeo, che non avrà il prestigio dello Scudetto ma per il morale di squadra e tifosi può diventare un toccasana in vista di un futuro più roseo. Non sarà semplice, con la formula “final-four” e contro il Milan, il quale nelle ultime stagioni si può considerare un tabù da queste parti. Vedremo, ma adesso c’è da leccarsi le ferite ed anche in fretta. Perchè questo calendario non aspetta nessuno, nemmeno i Campioni d’Italia tornati di nuovo agli spettri di un mese fa.

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